“Pasqua del Signore, un mistero che apre la vita alla speranza”

“Pasqua del Signore, un mistero che apre la vita alla speranza”

Domenica 9 aprile si sono svolte le solenni celebrazioni in occasione della Pasqua 2023. Al mattino nella casa circondariale di Bancali l'Arcivescovo Gian Franco ha presieduto la santa messa di Pasqua insieme con le persone detenute. Alle 10.30 in piazza Mons. Mazzotti si è svolto il tradizionale rito de S'Incontru tra il simulacro della Vergine e il simulacro del Cristo Risorto alla presenza delle autorità civili e religiose della città. Dalla piazza ci si è spostati alle 11 nella cattedrale di San Nicola per il solenne pontificale presieduto dall'Arcivescovo. "Anche noi oggi - ha detto l'Arcivescovo nell'omelia celebriamo il primo giorno della settimana e siamo in cammino; non meno di Maria di Magdala, non meno delle donne che si recarono al sepolcro e non meno di Pietro e Giovanni. La vita di fede - ha aggiunto - è infatti un cammino, un itinerario segnato da ritmi differenti e da dinamiche che non sono omologabili perché ogni persona è chiamata a un incontro personale con Cristo. Abbiamo appena vissuto il rito dell'incontro tra il Cristo e Maria sua madre. Quell'incontro porta a termine il percorso di Maria come perfetta discepola di Gesù. Maria ha coltivato la bellezza di questo percorso per tutta la sua vita. Ecco perché oggi contempliamo Maria vestita a festa dopo averla vista vestita di sofferenza. Queste due dinamiche non possiamo mai dimenticarle perché la Pasqua del Signore ha l'abito del dolore e l'abito della festa. Gesù Risorto che vediamo davanti a noi ha portato con sé i segni della passione e i segni del dolore. Questo mistero apre la nostra vita alla fiducia e alla speranza, perché i due abiti, quello del dolore e quello della festa, sono entrambi appesi nell'armadio privato di ciascuno di noi, fanno parte del guardaroba di tutti. Il vero punto sta qui: quale luce illumina questi due abiti nel momento in cui siamo chiamati a indossarli? La via indicata da Maria - ha aggiunto - è quella delle fede, della fiducia in Dio".

Bancali, Messa di Pasqua nella casa circondariale

Bancali, Messa di Pasqua nella casa circondariale

Domenica 9 aprile alle 8.30 l'Arcivescovo Gian Franco ha celebrato la Pasqua del Signore con le persone detenute nel carcere di Bancali, insieme al cappellano don Gaetano Galia. Erano presenti alla celebrazione anche il direttore della Caritas diocesana Antonello Spanu e suor Giuliana che da tanti anni gestisce lo sportello carcere nella Caritas e svolge il ruolo di volontaria nel carcere. Un momento di incontro fraterno alla presenza anche degli agenti della Polizia penitenziaria e del capo area della sezione educativa dott.ssa Ilenia Troffa. L'Arcivescovo ha lasciato un messaggio di fiducia: tutti siamo in cammino verso la Pasqua e l'incontro con il Signore Risorto, ognuno con il suo passo e la sua storia.

“Cristo è luce delle genti”. L’Arcivescovo presiede la Veglia pasquale

“Cristo è luce delle genti”. L’Arcivescovo presiede la Veglia pasquale

Nella notte di sabato 8 aprile l'Arcivescovo Gian Franco ha presieduto la solenne Veglia pasquale nella cattedrale di San Nicola. La liturgia ha avuto inizio sul sagrato con l'accensione del fuoco nuovo e del cero pasquale, simbolo di Cristo risorto. "La liturgia di questa santissima notte - ha detto nell'omelia - è una liturgia nella quale prevalgono il canto e la luce. E' la terza parte di un'unica liturgia che ha avuto inizio col giovedì santo. Questo significa che dobbiamo comprendere la luce di questa notte a partire dalla notte nella quale ha avuto inizio la Passione di Gesù Cristo. E' insieme a Lui che siamo giunti, vegliando e pregando, a contemplare la gioia della sua Risurrezione. E perciò il nostro canto è il canto della storia della salvezza, il canto della condivisione da parte di Dio della sua vita con la nostra storia". Durante la celebrazione alcuni catecumeni hanno ricevuto il dono dei sacramenti dell'iniziazione cristiana. Anche a loro si è rivolto l'Arcivescovo: "Carissimi catecumeni, voi entrate a far parte in modo pieno e completo della storia della salvezza che Cristo, luce delle genti, accompagna costantemente. La liturgia della Parola, tanto ricca questa sera, - ha aggiunto - ci ricorda che siamo chiamati prima di tutto ad ascoltare le grandi opere che Dio ha fatto per noi e a guardare la presenza di Dio nella nostra storia. Così si giunge alla fede: ascoltando e guardando".

L’abbraccio dell’Arcivescovo agli ospiti della mensa Caritas

L’abbraccio dell’Arcivescovo agli ospiti della mensa Caritas

Venerdì 7 aprile l'Arcivescovo Gian Franco ha incontrato gli ospiti e i volontari della mensa Caritas. L'incontro si è svolto in un clima di grande semplicità: l'Arcivescovo, accompagnato dal direttore della Caritas diocesana Antonello Spanu, ha abbracciato uno per uno tutti gli ospiti. "E' stato un bel momento - afferma Antonello Spanu -. L'abbraccio agli ospiti ci conferma l'immagine di una Chiesa che mette al centro le persone e soprattutto le persone con fragilità. Inoltre attorno alla mensa si fa famiglia e la presenza del nostro Vescovo è stato un incoraggiamento a essere famiglia e casa, come ribadito nel diversi messaggi alla città e al territorio". Un momento che ha incoraggiato tutti nel proseguire il cammino diocesano e nell'azione di rilancio della mensa Caritas come opera segno di una Chiesa-casa.

“Nel Cristo crocifisso contempliamo il mistero dell’umiltà di Dio”

“Nel Cristo crocifisso contempliamo il mistero dell’umiltà di Dio”

Venerdì 7 aprile l'Arcivescovo Gian Franco ha presieduto l'azione liturgica del Venerdì santo nella cattedrale di San Nicola. "Pilato - ha ricordato nell'omelia - fece porre un cartello con una iscrizione: Gesù il Nazareno, re dei Giudei. Fu identificato così. Molti dei Giudei, ci ricorda l'evangelista, lessero questa iscrizione ma i capi dei sacerdoti contestarono a Pilato questo tipo di dicitura. Mi pare che l'evangelista ci porti al cuore del mistero di colui che si trova sulla croce. La vita di Gesù è segnata dal mistero del riconoscimento come Messia, per operare i segni di liberazione che il Messia promesso e atteso avrebbe dovuto portare. Anche a noi si pone questa domanda: chi è Gesù crocifisso? Chi vediamo noi nel Cristo crocifisso? Il problema della confessione di fede di Gesù come il Signore, come Figlio di Dio è ciò che determina la nostra vita: non poteva esserci nulla di più umiliante che finire sul patibolo della croce. Apporre su quel patibolo il cartello con un riferimento regale non corrispondeva ai progetti di coloro che attendevano un Messia forte, un Messia potente".

"Oggi - ha aggiunto - la Chiesa ci fa contemplare questo grande mistero del Maestro crocifisso. Egli fu esposto a un fallimento pubblico e i discepoli, come abbiamo ascoltato nella narrazione della Passione, vissero con sconforto la condanna a morte del loro Maestro. Avvenne un loro un profondo senso di frustrazione e la domanda: perché Dio ha consentito questo? Perché Dio ha scelto questa via? Questo è il grande mistero dell'umiltà di Dio - ha ricordato l'Arcivescovo - che è stoltezza per le valutazioni umane ma è la Sapienza di Dio attraverso la quale Egli conduce alla luce della risurrezione".

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