Ufficio Comunicazioni Sociali - don Michele MURGIA
Anche per la più calma delle persone, il ritmo degli impegni quotidiani è serrato, il numero dei doveri e degli adempimenti che famiglia, lavoro, società, cultura e burocrazia ci mettono davanti ogni giorno non accenna ad assottigliarsi nemmeno nonostante le promesse dell’avvento dell’era digitale. Infatti cresce sempre di più il numero di uomini e donne che si affidano a farmaci o a rimedi naturali per riuscire a mantenere un equilibrio possibile, tutti immersi come siamo nello stress più caotico, bambini compresi. Nella liturgia della Parola di oggi, tra il via vai dei pastori, i racconti, gli stupori e le lodi, c’è una donna, Maria, che riesce a «custodire» e «meditare». Oggi lo spazio dell’interiorità è un mondo sotto assedio, ignorato o trascurato: il tempo libero è tutto dedicato alla danza, alla corsa, alla bicicletta, ai socialnetwork, alla playstation o all’alcool… e questo nelle migliori delle ipotesi. La Madre santissima oggi è un arcano misterioso, un richiamo sottilissimo, quasi effimero, al recupero di uno spazio e di un tempo che sia proprietà esclusiva del «cuore»: dove troveremo le forze di rispondere alle difficoltà, ai turbamenti, alle crisi, se non proviamo a custodire anche noi una particella di silenzio e di meditazione, ogni tanto, per un riposo che rinfranchi lo spirito?
Lunedì 30 dicembre, alle 11.00 nella Cappella del Seminario Arcivescovile, il Vescovo Gian Franco ha presieduto la Messa con il canto del Te Deum in occasione del 60° Anniversario di attività dell'UCSI (Unione Cattolica Stampa Italiana) con la partecipazione del Presidente della Sezione sarda, il dott. Andrea Pala, dei giornalisti del territorio e degli operatori del mondo delle comunicazioni.
Nell'omelia, Mons. Saba ha fatto riferimento alle parole di Papa Francesco rivolte all'UCSI, ricordando l'esigenza e l'importanza di fare memoria di una vocazione comunitaria propria dei giornalisti cattolici e, in definitiva, di tutti i giornalisti. «Veramente chi scrive e chi comunica si relaziona con l'altro -osservava l'arcivescovo- anche con uno scritto cartaceo o digitale, ed oggi noi viviamo la sfida di ritessere un tessuto comunitario a livello sociale e civico, ma anche a livello ecclesiale». Il richiamo è stato quello di accogliere questo invito «proprio perché viviamo un terreno molto fertile culturalmente, per arginare la deriva individualistica di un approccio commerciale o utilitaristico delle relazioni: talvolta rischiamo di perdere la consapevolezza che siamo chiamati per le comunità. Questa è la vocazione anche di questo delicato settore pastorale e professionale».
Domenica 29 dicembre, mons. Gian Franco Saba ha presieduto la Celebrazione eucaristica nel giorno della festa patronale della Parrocchia Sacra Famiglia e a quattro giorni dal centesimo compleanno di mons. Diego Serra, fondatore della Comunità del quartiere di Luna e Sole. Alla presenza dei suoi familiari, di molti confratelli sacerdoti e del Sindaco Campus, l’arcivescovo più volte ha voluto esprimere il suo sentimento di gratitudine e ammirazione per una vita «che esprime la serenità e la grazia di un dono ancora vivo, quello del ministero, arricchito dalla profonda spiritualità che parla ancora oggi, dalla cattedra di saggezza di un’età straordinaria, di una famiglia che è stata umile culla della sua vocazione per divenire il frutto di un amore profondo verso Dio e i fedeli speso nella parrocchia intitolata ad un’altra famiglia, quella di Gesù, Maria e Giuseppe, famiglia sacra, famiglia di Dio e di tutti».
Mons. Serra nasceva a Ossi nel 1919, ad un anno dalla conclusione del primo conflitto mondiale e, compiuti i 26 anni, dopo un anno dalla fine della Seconda Guerra mondiale, veniva ordinato sacerdote. Dopo aver iniziato il suo ministero nelle comunità parrocchiali di Bonorva, Ittiri e Usini, venne chiamato in Città nella chiesa di Santa Caterina. Da qui, su incarico di mons. Paolo Carta allora Arcivescovo, fu incaricato di fondare la nuova parrocchia intitolata alla “Sacra Famiglia di Nazareth”, dove rimarrà parroco sino al compimento degli 87 anni nel 2006.
Mercoledì 25 dicembre, nel giorno di Natale, le porte della casa del Vescovo Gian Franco si sono aperte di nuovo per accogliere e offrire un po' di calore umano e un pasto da festa a quanti quotidianamente usufruiscono dei servizi mensa, curati a Sassari da Caritas diocesana e Volontariato vincenziano. Da alcuni anni, infatti, l'Episcopio diventa in questa occasione un luogo di accoglienza e fraternità, preparato per manifestare la cura della Chiesa verso coloro che, normalmente esclusi, non hanno persone o mezzi su cui fare affidamento per passare con gioia un giorno speciale.
Sir 3,2-6.12-14 | Sal 127 | Col 3,12-21 | Mt 2,13-15.19-23
Ufficio Comunicazioni Sociali - don Michele MURGIA
Un gruppo di persone tenute insieme da competizioni, inganni, violenza, incesti, calunnie, tradimenti, vendette e omicidi ruota intorno al nome di Erode. Archelao è degno erede di questa famiglia: nel suo DNA, più di ogni altra cosa, ci sono la ricerca di potere e sfarzo, quegli stessi elementi che hanno permesso al re «grande» di ampliare e abbellire il Tempio di Gerusalemme, nonostante fosse estraneo a qualsiasi religione. Un’altra famiglia invece non possiede beni, non ha certezze, è in perenne pericolo. Giuseppe, Maria e Gesù condividono solo un’unica cosa e per ognuno di loro questa prende la forma di una vita originalissima e santa: il «sì» di Giuseppe pronunciato contro se stesso; il «sì» di Maria nel servizio incondizionato alla Parola di Dio; il «sì» che è Gesù stesso, totale e perfetto sino e oltre la morte. La festa di questa domenica non riguarda tanto il “chi è figlio di chi”, ma cosa tiene insieme e rende simili tra loro le persone: il sangue o lo Spirito? Nella nostra epoca, prima di controllare i test di gravidanza, prima di litigare su procreazioni o adozioni, prima delle leggi o dei servizi sociali, dovremmo forse chiederci se somiglia all’immagine di Dio l’uomo che vorremmo generare, anche in noi stessi. Nazareth era città sconosciuta, non ignoriamola anche noi con presunzione.