Un volto da riconoscere

Un volto da riconoscere

MARIA SS.MA MADRE DI DIO

Nm 6,22-27 | Sal 66 | Gal 4,4-7 | Lc 2,16-21

Ufficio Comunicazioni Sociali - don Michele MURGIA

Molte espressioni della Liturgia di oggi ripetono un’insolita richiesta: il desiderio che il volto di Dio risplenda per gli uomini, sugli uomini, negli uomini. Non è strano che un credente preghi Dio di manifestare la sua grandezza, potenza e gloria come “segno” di presenza, di vicinanza e d’amore; ma perché chiederne il “volto”? E soprattutto, è possibile che questo si mostri a noi? Nella maternità divina di Maria, per tanti motivi impossibile o inammissibile, c’è la chiave di questo controverso anelito che dall’Antico Testamento attraversa le pagine della Sacra Scrittura: Dio sceglie di assumere un volto umano, lo riceve scandalosamente da una donna, non da un demiurgo, un teologo o un artista. Si presenta con un DNA che non lo differenzia dalla sua creatura più amata. Eppure esistono ancora “cristiani” che cercano quel viso nei pezzi di legno, nelle forme incoerenti delle nuvole, in macchie d’umidità, in intonaci scrostati, in aloni sbiaditi di brutte foto. Ma è nell’uomo, in ogni uomo, che quel volto chiede di essere cercato, riconosciuto e celebrato. Se dall’antichità avessimo avuto un identikit di Gesù, forse oggi ne cercheremmo improbabili sosia! Invece non abbiamo immagini, solo l’indicazione di uno “stile”, di un “cuore” che ce lo possa far incontrare: quello dell’Uomo.

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La nostra casa è casa di tutti

La nostra casa è casa di tutti

Venerdì 28 dicembre, Mons. Gian Franco Saba ha raggiunto la Comunità parrocchiale di Cristo Redentore a Sassari, per condividere un momento di fraternità con don Marco Carta e tutti coloro che hanno aderito, già dal 2015, alla proposta di Papa Francesco conosciuta con il nome di "Rifugiato a casa mia".

In collaborazione con la Caritas diocesana, due parrocchie di Sassari decisero ormai tre anni fa di dare un seguito concreto all'invito ad aprire le nostre "case" -ma meglio sarebbe dire la nostra "quotidianità"- ai nuovi pellegrini di questa controversa e ferita contemporaneità: gli uomini e le donne che cercano disperatamente una meta dignitosa in cui radicare la propria umanità ed il proprio progetto di futuro, in fuga dalle guerre e dai drammi che in troppe terre straziano con sistematicità vite e speranze di grandi e di piccoli.

Una cena fatta di cibo, ma soprattutto di storie intrecciate di rifugiati e di tante famiglie che si sono unite per costruire, integrare, generare notizie buone e vite vere, compresa quella del piccolo Gioele. Tra loro c'è chi può smettere di identificarsi con gli orrori disperati di un passato troppo vicino e raccontare una vita nuova, prima impensabile: un buon percorso universitario, una promettente carriera sportiva, un piccolo progetto lavorativo o una nuova tenera famiglia. Tutte storie che sarebbero ordinaria amministrazione per tutti, ma che queste persone ci aiutano a leggere con meraviglia, gratitudine, speranza.

Il progetto continua, con buone prospettive per il futuro, perché il bene piccolo produca con tenacia e pazienza il proprio frutto: per i "lontani" come per i "vicini".

Con Papa Francesco per la pace

Con Papa Francesco per la pace

Dal "Messaggio della Conferenza Episcopale Sarda" per la Giornata Mondiale della Pace (1 gennaio 2019):

"Alla luce del Natale del Signore vogliamo accogliere con particolare attenzione il messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale della Pace 2019: La buona politica è al servizio della Pace.

Oggi, anche nella nostra Regione, abbiamo bisogno di una buona politica che faccia crescere il lavoro, un “lavoro libero, creativo solidale e partecipativo”. Un lavoro degno, che permetta ad ogni lavoratrice e lavoratore di tornare a casa ogni sera con la soddisfazione di aver guadagnato un pane dignitoso e di aver contribuito al progresso della società. [...]

La produzione e il commercio delle armi non contribuiscono certo alla Pace, anche se occupano molte persone e collocano in alto l’Italia nella classifica dei fabbricanti di armi. La Chiesa ha sempre sostenuto con fermezza che “la vendita e il traffico di armi costituiscono una seria minaccia per la Pace” (cfr Compendio dellaDottrina Sociale della Chiesa, n. 511). Nel mondo invece crescono sempre più le spese militari e si registrano ancora tanti “conflitti dimenticati”: lo scorso anno sono stati 378, sparsi in diverse parti del pianeta, di cui 20 classificati come guerre ad elevata intensità".I

La famiglia ha smarrito Gesù?

La famiglia ha smarrito Gesù?

ANNO C - SACRA FAMIGLIA

1Sam 1,20-22.24-28 | Sal 83 | 1Gv 3,1-2.21-24 | Lc 2,41-52

Ufficio Comunicazioni Sociali - don Michele MURGIA

Un episodio dell’infanzia di Gesù ci offre la possibilità di correggere la strana apatia con cui spesso ci relazioniamo al Vangelo. Se il fatto riferito da San Luca avvenisse oggi, raccontatoci da un testimone diretto, facilmente commenteremmo negativamente la distrazione di Maria e Giuseppe (denuncia per abbandono di minore?); la durezza della risposta di Gesù all’angoscia dei suoi genitori (mancanza di rispetto nelle nuove generazioni?); la sottomissione del Signore nel silenzio della sua vita nascosta (strategie educative inappropriate?). Ironicamente, la festa della Sacra Famiglia ci provoca e mette in stallo la “modernità” di una storia antica e sempre attuale: la proposta evangelica vissuta all’interno della dinamica familiare... massacrata dai disordinati e seguitissimi esempi delle soap-opera, dall’amore coniugale banalizzato nei film sentimentali, dalle interminabili lacrimevoli litanie sulla “priorità” delle opportunità economiche nella progettazione del futuro. “Non sapevate?” è la domanda enorme che oggi campeggia nella liturgia: Dio ha il primato su ogni realtà umana, famiglia inclusa. Relegare il Vangelo in chiesa o in sagrestia non rende “beate” le nostre case, anzi le espone ad una dissoluzione di cui in troppi sempre più spesso ci lamentiamo, quando -forse- è tardi.

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“Te Deum” con gli operatori dell’informazione e delle comunicazioni

“Te Deum” con gli operatori dell’informazione e delle comunicazioni

Venerdì 28 dicembre, presso la Cappella del Seminario arcivescovile, Mons. Saba ha voluto incontrare come Arcivescovo di Sassari e in qualità di Delegato della Conferenza Episcopale Sarda per le Comunicazioni Sociali i professionisti impegnati nel mondo dell'Informazione e delle Comunicazioni, per rivolgere un messaggio augurale in occasione delle festività appena trascorse e prossime.

Una Celebrazione eucaristica raccolta ha fornito l'occasione per meditare sull'inestinguibile rapporto tra interpretazione e realtà, tra menzogna e testimonianza, tra strategie di morte e primato della carità: dal racconto evangelico -che ricorda la "strage degli innocenti" e la conseguente "fuga in Egitto"- verso una contemporaneità che oscilla tra gli opposti estremi di fake-news e dossieraggio. L'Arcivescovo ha voluto trarre e insieme offrire uno spunto per ispirare cristianamente lo stile comunicativo dei tanti professionisti presenti a partire dal modello sapiente dei Magi: non disarmati o ingenui difronte alle lusinghe mendaci di Erode e dei poteri in genere, né incauti o irriverenti nella difesa delle verità e della Verità. Il mondo dell'Informazione e delle Comunicazioni in genere non possiede in sé stesso il proprio valore assoluto, ma trova nel servizio all'uomo, soprattutto "l'uomo piccolo, fragile, in pericolo o in fuga" il senso del bene su cui si fondano e che possono sempre trasmettere.

Dopo il canto di ringraziamento del "Te Deum", i partecipanti hanno potuto condividere alcuni ulteriori momenti dedicati alla presentazione del nuovo portale diocesano da parte del Direttore dell'Ufficio per le Comunicazioni sociali, don Michele Murgia, e brindare auguralmente al nuovo anno nei locali del Seminario Arcivescovile.

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