3 Apr 2020 | News
Mons. Gian Franco Saba, Arcivescovo metropolita di Sassari, e il Presbiterio Turritano in comunione di preghiera e fraternamente vicini alla Comunità del Monastero di San Pietro di Sorres, affidano all'amore di Dio, Padre delle Misericordie, per intercessione di Maria "Silentium Dei" e "Regina del Meilogu",
S. Ecc.za Mons. Giovanni Paolo GIBERTINI, OSB
deceduto a Montecchio (RE) il 3 Aprile 2020, dopo il ritorno nella propria comunità monastica d'origine di San Giovanni Evangelista in Parma.
Alcuni brevi cenni biografici
Giovanni Paolo Gibertini nasce a Ciano d'Enza (Canossa) il 4 maggio 1922. Il 7 ottobre 1939 entra a far parte dell'Ordine di San Benedetto nell’Abbazia di san Giovanni Evangelista in Parma, col nome di Paolo. Il 12 agosto 1945 è ordinato presbitero e il 7 settembre del 1955, su invito dell’Arcivescovo di Sassari Mons. Arcangelo Mazzotti, è inviato in Sardegna come Priore della fondazione del monastero di San Pietro di Sorres. Nei primi anni si impegna per la crescita spirituale ed il proseguimento della costruzione degli edifici del Monastero. Dal 1977 al 1979 è Parroco di Borutta che lascia per l'elezione ad Abate di San Giovanni Evangelista di Parma. Il 23 marzo 1983 è nominato Vescovo delle Diocesi di Ales e Terralba e il 25 aprile riceve l'ordinazione episcopale. Con l'unificazione delle due diocesi sarde, è nominato primo Vescovo della Diocesi di Ales-Terralba. L'11 giugno 1989 viene trasferito alla sede di Reggio Emilia-Guastalla, da cui si ritirò il 27 giugno 1998 per raggiunti limiti d'età.
2 Apr 2020 | decreti
Mercoledì 1 aprile, Mons. Gian Franco Saba ha emesso un Decreto con il quale indica a tutta la comunità diocesana le disposizioni in merito alle modalità con cui si svolgeranno le singole celebrazioni della Settimana Santa nelle Parrocchie e nella Chiesa cattedrale, durante il protrarsi dell'emergenza sanitaria in corso.
In conformità alle disposizioni emanate dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, con Decreto del 25 marzo 2020 e degli orientamenti forniti della Conferenza Episcopale Italiana del 25 marzo 2020, l'Arcivescovo raccomanda che le disposizioni contenute nel testo siano osservate alla lettera, senza alcuna possibilità di deroga, al fine di evitare ogni possibile potenziale occasione di pericolose esposizioni al rischio del contagio.
Il testo del decreto e le relative indicazioni a cura dell'Ufficio liturgico diocesano sono accessibili tramite i link sottostanti:
31 Mar 2020 | caritas, dox, Fondazione
Considerata la grave crisi in corso a Sassari, a seguito delle interlocuzioni costanti dell’Arcivescovo con la Prefettura, che coordina nel territorio il Centro Coordinamento Soccorsi (CSS), sono state messe a disposizione ulteriori strutture, oltre a quelle già operative, per l’organizzazione di forme di accoglienza legata all’emergenza covid-19, in particolare a favore di quanti sono costretti al periodo di quarantena, del personale sanitario, dei senza fissa dimora.
Le strutture della Diocesi e della Fondazione Accademia sono infatti state messe a disposizione delle Autorità per andare incontro alle eventuali necessità della popolazione in difficoltà, per un totale di 56 possibili ospiti. Oltre all’accoglienza, alcune strutture potrebbero essere impegnate più facilmente per attività collaterali di organizzazione e assistenze di vario tipo, secondo gli accordi presi grazie al coordinamento della Segreteria della Fondazione Accademia. Anche le strutture nelle disponibilità delle famiglie religiose e dei movimenti ecclesiali presenti in Diocesi si aggiungono alla lista delle risorse su cui sarà possibile fare affidamento nel caso in cui le criticità sollevate dall'emergenza dovessero aumentare: con l'aiuto delle Figlie della Carità, dei Frati Cappuccini e dell'Azione Cattolica, ulteriori altri 50 posti letto con servizi potrebbero essere presto garantiti.
31 Mar 2020 | caritas
Tra le prime preoccupazioni che la Caritas diocesana ha dovuto gestire in questo tempo di emergenza è stata quella di garantire i pasti che la mensa quotidianamente offre a circa 80 persone. Non è stato semplice adattarsi alle norme di sicurezza che, in maniera sempre più restrittiva, sono state emanate dai DPCM e dalle ordinanze sindacali.
In un primo tempo, distanziando i tavoli per ridurre il numero di presenze contemporanee in più turnazioni, si è cercato di favorire la sosta all’interno dei locali che solitamente riescono ad ospitare al massimo 50 persone contemporaneamente, ma successivamente ci si è dovuti arrendere alle necessità di garantire le distanze richieste dalle norme igienico-sanitarie e si è scelto di fornire il servizio tramite l’asporto. Garantendo il pasto caldo, cucinato al momento e distribuito in appositi contenitori alimentari usa e getta, ad ogni ospite viene consegnata una busta con un primo, un secondo, pane acqua, frutta e quando possibile il dolce. Di domenica il servizio mensa cittadino viene svolto dalla parrocchia di San Vincenzo, gestita dalle Suore Figlie della Carità, che offre i pasti con le stesse modalità della mensa Caritas di via Rolando.
Quando si parla della mensa Caritas non sempre appare tutto quello che c’è dietro ogni singolo pasto donato. La preparazione giornaliera è frutto della fantasia dei cuochi che predispongono i menù in base a quanto quotidianamente arriva dalle donazioni di alcuni supermercati, da gastronomie, da fruttivendoli, panetterie e privati cittadini. Ci sono i volontari che si alternano nel servizio di preparazione dei pasti, nella pulizia e selezione della frutta e della verdura, della conduzione dei furgoni che trasportano gli alimenti ritirandoli dai centri commerciali o portandoli nelle strutture di ospitalità della Caritas. Tutto nel rigoroso rispetto delle norme HACCP. Il pasto donato è dunque espressione del dono di tante persone che in vario modo contribuiscono a offrire il pranzo a chi non ha da mangiare e segno di accoglienza da parte di una comunità che si fa vicina e che ascolta il grido del povero.
Un aspetto molto importante che l’emergenza provocata dal coronavirus sta limitando è certamente quello relazionale, che nella mensa ha valore tanto quanto quello del cibo. Stare a tavola e mangiare insieme ad altri, soprattutto per chi è in stato di grave bisogno, ha un valore fondamentale perché riempie spesso quella parte di vuoto che la solitudine della povertà inevitabilmente provoca. Alla fine dell'emergenza, anche questo aspetto sarà recuperato.
31 Mar 2020 | appuntamenti, libertà
Settimanale dell'Arcidiocesi di Sassari | 30 marzo 2020
Editoriale | "La forza della resilienza" - di Antonio Meloni, Direttore di Libertà
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