Ufficio Comunicazioni Sociali - don Michele MURGIA
«Non sono d’accordo, non mi sento coinvolto, non mi riguarda…». Quante volte le obiezioni -magari legittime- si sollevano anche dentro la Chiesa per ribadire se stessi, il proprio punto di vista, i propri programmi e rivendicare l’opposizione, il disappunto, un’estraneità cordiale? Allora un sogno non convince, un angelo non ha autorità, Dio stesso sembra difettare di “ragioni” mentre le nostre considerazioni confermano con forza se stesse. In questa pagina evangelica, la garbata strategia letteraria del sogno si combina con l’elegante vergogna elaborata da Giuseppe: il silenzioso rifiuto si cambia così in accoglienza mite, appena il torpore cede il passo alla veglia. In questa domenica la Parola ci invita a destarci, a prendere coscienza che ciò che accade intorno a noi, ciò che succede, ciò che vive ci riguarda sempre! Prima ancora di venire alla luce il Signore conquista il suo primo “discepolo silenzioso”, perché per lui l’assurdità di Dio ha più peso del buonsenso degli uomini, perché le intenzioni di Chi lo espone alle proprie paure valgono più della protezione delle proprie certezze. San Giuseppe è -tra tutti- colui che prende parte alla storia della salvezza con la più delicata delle libertà, quella di chi si decide per un Bene che al momento sembra entrare in conflitto con il proprio.
Venerdì 27 dicembre, alle ore 16.00 presso la Casa Sedes Sapientiæ (Sassari - via don Lorenzo 22) le Pie Sorelle Educatrici onorano il patrono San Giovanni Evangelista con una Lectio divina tenuta dal prof. don Gianni Colzani, sacerdote della diocesi di Milano, noto teologo e professore ordinario di Teologia della missione presso la Facoltà di Missiologia della Pontificia Università Urbaniana a Roma.
Settimanale dell'Arcidiocesi di Sassari | 15 dicembre 2019
Nell’imminenza delle festività di fine anno, comunichiamo che lunedì 16 dicembre la redazione di Libertà ha licenziato l’ultimo numero cartaceo del 2019 e fino a venerdì 20 dicembre trasmetterà in rete il TG, per essere di nuovo attiva a partire da martedì 7 gennaio.
Editoriale | "Natale è accogliere" - di Antonio Meloni, Direttore di "Libertà"
Territorio | Sardine a Sassari, avvio stentato: 500 in piazza
Territorio |Gli auguri degli studenti sardi nel mondo
In Diocesi | Benedizione del nuovo Abate di Sorres
In Diocesi | Clinica oculistica, celebrazione del Vescovo per Santa Lucia
Domenica 15 dicembre si è svolta la cerimonia di benedizione del nuovo abate di San Pietro di Sorres, padre Luigi Tiana e la presa di possesso dell’antica comunità monastica benedettina. Il cardinale Angelo Becciu ha presieduto la funzione, unitamente a otto abati benedettini di diverse parti del mondo. Sull’altare, allestito sotto il tendone di fronte all’antico edificio romanico, concelebravano l’arcivescovo di Sassari Gian Franco Saba, il vescovo di Alghero-Bosa Mauro Maria Morfino, Corrado Melis vescovo di Ozieri, Arrigo Miglio arcivescovo di Cagliari e i vescovi emeriti Mosè Marcia e Ignazio Sanna.
All’inizio della celebrazione, monsignor Saba, in qualità di titolare della diocesi in cui ricade l’Abazia di Sorres, ha rivolto un accorato saluto al padre abate Luigi Tiana: «Quando uno riceve il nome di abate, deve governare i suoi discepoli mostrando ciò che è buono e santo. Caro padre abate Luigi -ha proseguito il vescovo- rivolgo il nostro augurio e la nostra preghiera espressa personalmente e dalle molteplici presenze, Dio faccia scendere le più copiose benedizioni su di te, su questo monastero e lo spirito rafforzi il tuo ministero pastorale nell’impegno che ti è stato affidato». L’arcivescovo Gian Franco ha anche ricordato l’importanza e il significato dell’Abazia per il territorio e per tutta la Sardegna, definendola un «Punto di riferimento importante in cui si viene a gustare la presenza di Dio».
Nell’omelia il cardinale Angelo Becciu ha ricordato il senso della regola monastica di san Benedetto citandone testualmente alcuni significativi brani: «Colui che riceve l’ufficio abbaziale deve governare i discepoli con tenerezza e fermezza nello stesso tempo, adottare due forme di insegnamento, mostri ciò che è buono e santo con le parole ma molto più con le opere, tutti siamo richiamati a questo -ha commentato il cardinale Becciu- se vuoi essere seguito in ciò che dici, dona l’esempio».
Venerdì 13 dicembre, nella ricorrenza di Santa Lucia, il vescovo Gian Franco affiancato dal rettore del Seminario don Andrea Piras, don Piero Bussu, responsabile per la pastorale della salute e don Paolo Mulas, cappellano delle cliniche, ha presieduto la celebrazione nella cappella della clinica oculistica. L'iniziativa vuole significare non soltanto la devozione alla santa che, nella tradizione cristiana, è venerata da coloro che hanno problemi alla vista, ma anche per ribadire la presenza della Chiesa nei luoghi della sofferenza, nei reparti ospedalieri in cui la preghiera è parte integrante del vissuto quotidiano di ammalati, medici e infermieri.
«È diventata una consuetudine incontrarci in questa festa -ha detto monsignor Saba- e sono felice di farlo in un momento in cui la cura della pastorale della salute e della sanità da parte della diocesi riprende con la costituzione di una équipe. Santa Lucia porta un nome speciale, un nome tramandato dalla tradizione e che dice anche quella che è stata la sua vita, piena di luce e martire perché decise di tenere viva la luce della fede battesimale».