Mercoledì 31 maggio il centro di alta formazione "Padre Manzella" ha ospitato la presentazione del libro "Parole come pane. Tutto è connesso: ecologia integrale e novità sociali". L'incontro, promosso dalla Fondazione "Accademia. Casa di popoli, culture e religioni", si è aperto con i saluti dell'Arcivescovo Gian Franco Saba. Protagonista dell'appuntamento è stato l'autore del volume don Bruno Bignami, direttore dell'Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro. Spesso , come ha spiegato l'autore, le parole oggi hanno perso il loro valore originario e diventano come pietre che vengono scagliate contro qualcuno, come nei talk show televisivi. Questo modello non aiuta la costruzione sociali e non ci permette di vivere le relazioni. Da qui, il desiderio dell'autore, insieme con Gianni Borsa, di ripensare alcune parole, per fare modo che siano un alimento che ci sostiene. Un cambio di prospettiva che il volume auspica, a partire dall'insegnamento della dottrina sociale della Chiesa, per fare in modo che alcune parole come libertà, diritti umani, lavoro, ecologia, possano essere condivise e "spezzate" insieme. Il dibattito con il relatore è stato guidato da Franco Spada, direttore dell'ufficio diocesano per i problemi sociali e il lavoro.
Martedì 30 maggio nella sala conferenze del Museo del Porto, a Porto Torres, si è svolto un convegno storico culturale promosso dalla Fondazione "Accademia. Casa di popoli, culture e religioni" in occasione della ricorrenza della dedicazione della Basilica dei Santi Martiri. L'appuntamento si è aperto con i saluti dall'Arcivescovo Gian Franco Saba. I relatori hanno fatto il punto sulle nuove scoperte epigrafiche e archeologiche riguardanti l'area in cui sorge la Basilica, in particolare per evidenziare i prodromi della cristianità sull'area del Mons Agellus. Nel corso dell'incontro è stato ribadito l'enorme valore storico della Basilica, intitolata a Gavino, Proto e Gianuario, per la Chiesa di Sassari. Hanno preso la parola Gabriella Gasperetti, responsabile dell'area funzionale "Patrimonio archeologico" Soprintendenza ABAP per le Province di Sassari e Nuoro e Gianluigi Marras, funzionario archeologo della Soprintendenza ABAP per le Province di Sassari e Nuoro e Medievista. L’incontro è stato moderato da Mauro Quidacciolu, Direttore dell'Ufficio Diocesano per il patrimonio ecclesiastico.
Lunedì 29 maggio nella Basilica dei Santi Martiri Turritani, a Porto Torres, si è svolto il solenne pontificale presieduto dall'Arcivescovo Gian Franco in occasione della "Festha manna". Presenti alla celebrazione numerosi fedeli e le autorità civili, militari e accademiche del territorio. In prima fila il sindaco di Porto Torres, Massimo Mulas e il sindaco di Sassari, Nanni Campus che al termine della celebrazione hanno compiuto insieme con il parroco monsignor Salvatore Masia il tradizionale il gesto della consegna delle chiavi dalla basilica, a testimonianza del legame storico tra le due città.
"Nell’ottobre di due anni fa - ha detto l'Arcivescovo nell'omelia - mentre si avviava verso una lenta risoluzione il periodo della pandemia mondiale, ho voluto dedicare a questa amata Città alcune indicazioni, per favorire e accompagnare il rinnovamento della presenza della Comunità ecclesiale nel territorio, e aprire prospettive di rigenerazione in previsione anche della Visita pastorale che avrei da lì a poco inaugurato, proprio iniziando da Porto Torres. Allora come oggi, il Cammino sinodale cui tutti Papa Francesco invitava e continua a convocare, si dimostra provvidenziale per rendere ulteriormente fertile e accogliente il terreno in cui il «chicco» evangelico, morendo, offre il frutto abbondante di un’umanità riconciliata in sé e con Dio. La prospettiva del progetto pastorale interparrocchiale tende proprio a questo: proseguire l’esperienza evangelica delle origini, attuando nella… «Die ac nocte…» vi dicevo, con le parole della Passio che racconta l’opera evangelizzatrice dei nostri cari Martiri Turritani, un’espressione che non scandisce il semplice procedere cronologico del tempo, ma offre una prospettiva esistenziale in cui né ingannevoli bagliori, né insidiose tenebre, possono affievolire o compromettere la gioia condivisa di seguire il Signore, servendolo nelle vicende in cui siamo immersi.
"Anche nel pellegrinaggio notturno - ha detto ancora - il nostro cammino simbolico si è orientato verso questa incancellabile certezza, lo abbiamo sperimentato sostenuti dalla preghiera per il dono della pace, in cui Gavino, Proto e Gianuario sono divenuti fari splendenti e perenni: quanti offrono a Dio la propria vita non conoscono l’oblio, non smettono di respirare, prima d’aria e poi di Spirito, al cospetto del Signore della Vita, associati a Lui nella “glorificazione” che il Padre sigilla con il saluto continuo del Risorto «Pace a voi!». GV 12,24 «In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto». Certamente le parole dell’Evangelista riportano come Gesù parlasse «di se stesso. Era lui granello che doveva morire per moltiplicarsi: sarebbe morto per l’incredulità dei Giudei, si sarebbe moltiplicato per la fede dei popoli» . Oggi noi siamo qui riuniti per annunciare ancora una volta quel giorno perenne, che non conosce tramonto, quella notte profonda in cui il peccato e la morte sono stati sorpresi e sopraffatti dall’Autore della Vita. Siamo radunati insieme e celebriamo insieme la «Solenne e meravigliosa affermazione, che dice come dipenda, la salvezza o la dannazione dell’uomo, dall’amore o dall’odio che egli porta alla sua anima. Se ami in modo sbagliato, tu odi; se odi in senso buono, ami. Beati coloro che sanno odiare la propria anima in maniera da salvarla, evitando, per un malinteso amore, di perderla» . Gv 12,25 «Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna».
"Sant’Agostino - ha ricordato l'Arcivescovo - usa un’espressione molto moderna per guidarci verso la vittoria di Cristo, verso la comprensione del suo riflesso nella vita dei nostri Martiri e verso l’attualizzazione della medesima “glorificazione” del nostro tempo: «un malinteso amore»! Quanti fatti di cronaca, quante brutte notizie, quante vite sono piagate da questo fraintendimento del cuore, della ragione, della cultura, della politica, dell’economia, della finanza? La guerra che divampa e cova, poi cova e divampa, l’inimicizia che solleva i propri trofei di sangue finto e vero, le parole che inneggiano – vicine o lontane – alla vittoria dell’uomo sull’uomo e non di Dio su ogni realtà. Eppure San Gavino non smette di mostrarsi a noi come soldato disarmato, come guerriero inerme, come «chicco di grano, caduto in terra» ma ancora rivestito dell’oro del Sole invincibile che è Cristo, quando «…ancora una volta ringraziò Iddio di averlo chiamato alla fede; rivolse un tenero sguardo alla vicina Torres, all’Isola tutta, invocando su di esse la protezione del Cielo; poi assorto nella soave contemplazione del suo Dio che lo aspettava, si dispose al martirio»".
"Quella stessa permanente gratitudine, quella tenerezza che promana dal solo sguardo, quella benedizione capace di espandersi oltre il profilo dei territori conosciuti possiamo e vogliamo chiedere ancora oggi al Signore che, per l’intercessione dei Martiri, sopravviva, si rigeneri, prenda il sopravvento sulle nostre cattive abitudini, sulle nostre comode scuse, sui nostri alibi e pigrizie, sulle nostre perplessità e resistenze, in definitiva su tutti i nostri “malintesi amori”, e ci confermi nel servizio del Vangelo: nessun uomo è di troppo, nessuno è sbagliato, nessuno è fuori tempo massimo, nessuno è inutile, nessuno è nemico. Certamente la pace che abbiamo invocato e continueremo a invocare con Maria, nella Giornata diocesana appena istituita in concomitanza con lo scioglimento del Voto, con il Pellegrinaggio per la Pace che unisce Sassari e Porto Torres, riguarda le trincee reali che separano e contrappongono popolo contro popolo, nazione contro nazione. Il pensiero alla «martoriata Ucraina» e a tutti gli scenari di estrema violenza in corso nel mondo non può abbandonare nemmeno per un momento il cuore di alcun credente, ma allo stesso modo non possiamo tralasciare di offrire alla conquista della Pace le nostre singole vite, le nostre case, le nostre istituzioni, le nostre comunità, persino le nostre chiese".
"Penso - ha rimarcato - a quante occasioni ci sono offerte come singoli, in qualità di cittadini e di credenti, membri della comunità civile ed ecclesiale, di ribadire con il dono di noi stessi, genuino, gratuito e generoso, che non siamo eredi di un passato mitico o di una storia conclusa, di una missione esaurita o di progetti infruttuosi! Il mondo della cultura e della politica, la realtà giovanile e il dialogo tra le generazioni, le attività produttive e le povertà emergenti, le relazioni affettive e le dinamiche dell’accoglienza: quante sono le guerre silenti che attendono d’essere disinnescate da chi ha immerso se stesso nell’Amore, quello invincibile, quello «fino alla fine» che testimoniano i Santi Protomartiri e che Cristo stesso ha immesso nei nostri cuori. E questo non riguarda solo il clero, i sacerdoti o il vescovo: «quando sentite il Signore che dice: dove sono io, ivi sarà anche il mio servo», già Sant’Agostino ribadisce che ciascuno di noi è capace di servire il Signore, «vivendo bene, facendo elemosine, facendo conoscere a quanti vi è possibile il suo nome, il suo insegnamento. E così ogni padre di famiglia si senta impegnato, a questo titolo, ad amare i suoi con affetto veramente paterno. Per amore di Cristo della vita eterna, educhi tutti quelli della sua casa, li consigli, gli esorti, li corregga, con benevolenza e con autorità. Egli eserciterà così nella sua casa a una funzione sacerdotale e in qualche modo episcopale, servendo Cristo per essere con lui in eterno» . Il Concilio Vaticano II in merito ha detto: «tutte le opere dei laici, la vita coniugale familiare, il lavoro giornaliero, se sono compiute nello spirito, diventano spirituali».
Foto: Pietro Masala, Ufficio stampa Comune di Porto Torres
Domenica 28 maggio in una cattedrale di San Nicola gremita di fedeli si è svolto il pontificale presieduto dall'Arcivescovo Gian Franco nella solennità di Pentecoste e ottantesimo anniversario della Festa del Voto. Tra i concelebranti, l'Abate di San Pietro di Sorres, padre Luigi Tiana, il ministro provinciale dei frati minori, padre Francesco Piloni, il guardiano del convento di San Pietro in Silki, padre Massimo Chieruzzi. In apertura della celebrazione è stato letto il messaggio inviato da Papa Francesco in occasione dell'anniversario. "Vi esorto - ha scritto il Santo Padre - a non desistere dall’ascoltare la voce dello Spirito Santo che spinge ad avviare con fiducia una nuova stagione della comunità ecclesiale, capace di mostrare la luce della fede e della speranza, di far gustare il profumo dell’accoglienza, il balsamo della misericordia, la gioia di un paziente percorso di relazioni interpersonali rigenerate dall’incontro con l’amore di Dio". (A questo indirizzo è disponibile il testo integrale).
Nell'omelia l'Arcivescovo ha sottolineato il senso dell'iniziativa di promuovere ogni anno una giornata diocesana di preghiera per la pace in coincidenza con la Festa del Voto in onore della Beata Vergine delle Grazie. "In questo particolare momento storico è nostro vivo desiderio accogliere il monito del Santo Padre Francesco perché la Chiesa accolga la sfida del cammino sinodale e perché la preghiera della pace sia incessante, davanti al rischio di catastrofi nucleari e di una terza guerra mondiale diffusa. Da quest’anno - ha detto ancora -, per esprimere ancor meglio l’attualità della preghiera per la pace, invocheremo sempre in questa giornata il dono della pace nella Chiesa locale e Universale, per la Città e il Territorio e per il mondo intero. Per tramandare con rinnovato vigore e profonda convinzione alle nuove generazioni che la pace è dono di Dio e la vita della comunità umana è nobilitata dalla cura dell’amore e della pace, in questo giorno annualmente accenderemo la lampada perpetua che verrà collocata nella cappella della Chiesa Cattedrale dove riposano le spoglie del venerato Vescovo e una icona della Beata Vergine. Per questo la considereremo la cappella della Pace".
Durante la preghiera dei fedeli si è svolta l'accensione della lampada perpetua. La lampada è stata accompagnata da alcuni rappresentanti della comunità civile e religiosa: il sindaco di Sassari, Nanni Campus, don Giuseppe Faedda, direttore dell'Ufficio diocesano per l'ecumenismo e il dialogo interreligioso, don Vitaliy, sacerdote ortodosso che segue spiritualmente la comunità ucraina a Sassari, Emanuela Carrabs, docente e rappresentante della Fondazione "Accademia. Casa di popoli, cultura e religioni", suor Andreana Caralesu in rappresentanza della vita consacrata. Il corteo è stato chiuso da due bambini, uno italiano e una ucraina, che hanno arricchito la cappella portando dei fiori.
Al termine della celebrazione l'Arcivescovo ha affidato il cammino diocesano alla Vergine donando due gemme: la prima simboleggia il presbiterio turritano, la seconda il dono della pace. Il simulacro è stato accompagnato da alcuni parroci - tra cui don Massimiliano Salis, don Nicola Carta, don Pietro Faedda - e passato in consegna ai Vigili del Fuoco del comando provinciale di Sassari per la tradizionale processione che ha attraversato il centro della città. Grande emozione lungo il percorso, in particolare nel momento di preghiera di fronte alle strutture ospedaliere della città. Intorno alle 21 il momento più atteso: l'arrivo in piazza San Pietro e lo scioglimento del Voto con la recita dell'atto di consacrazione a Maria, "Signora di nostra città".
La felice ricorrenza dell’LXXX Anniversario della Festa del Voto alla Beata Vergine delle Grazie in concomitanza con la celebrazione della Giornata diocesana di preghiera per la Pace, è l’occasione per unirmi spiritualmente all’Arcidiocesi di Sassari, che desidera elevare la lode a Colei che nell’ora della prova non ha mancato di rivolgere lo sguardo amorevole e premuroso verso i suoi figli. Il mio deferente pensiero va alle Autorità, come pure saluto con affetto i sacerdoti, le religiose ed i religiosi, gli appartenenti ai movimenti laicali, e quanti prendono parte a tale evento assai significativo per l’intera Chiesa locale.
Gli avvenimenti bellici che hanno tristemente segnato la Storia del XX secolo sono stati motivo di enorme sofferenza per l’umanità. La tradizione mariana ci riporta alla memoria la devozione del popolo cattolico che, nei momenti difficili della vita, non ha esitato ad affidarsi alla Vergine Maria quale “Avvocata” presso Gesù.
È stato così anche per Voi, care figlie e cari figli della Chiesa particolare di Sassari che da sempre nutrite un legame inscindibile con la Madre Celeste, affettuosamente invocata come Vergine delle Grazie. Difatti, la Festa del Voto trae origine negli anni in cui si addensarono le nubi oscure della seconda guerra mondiale a cui purtroppo si dovette assistere inermi di fronte a tanto spargimento di sangue e morte.
Proprio nel 1943 l’allora Arcivescovo di Sassari, Mons. Arcangelo Mazzotti, insieme al clero e ai fedeli affidò la Città alla protezione della Madonna delle Grazie, venerata da secoli nel Santuario di San Pietro in Silki, custodito dai Frati Minori. Il Popolo e le Autorità accolsero l’invito manifestato con preghiere incessanti, forme di penitenza e di carità e la vostra Città fu preservata dalle incursioni aeree.
Facendo grata memoria alla benevolenza accordata, come Chiesa turritana avete inteso ricordare quell’atto di consacrazione riflettendo sul tema «E vi fu grande gioia in quella città» (At 8,8). Maria Madre piena di grazia rigenera una città accogliente per promuovere «nuove sintesi culturali» (EG, n. 210), favorendo pure un rinnovamento spirituale inserito nel percorso sinodale da Voi intrapreso.
Nel solco di tale processo di conversione pastorale, esorto a non desistere dall’ascoltare la voce dello Spirito Santo che spinge ad avviare con fiducia una nuova stagione della Comunità ecclesiale, capace di mostrare la luce della fede e della speranza, di far gustare il profumo dell’accoglienza, il balsamo della misericordia, la gioia di un paziente percorso di relazioni interpersonali rigenerate dall’incontro con l’amore di Dio. Oggi più che mai il mondo ha bisogno di credenti che siano promotori di un umanesimo dell’incontro, artefici di una città ospitale, di una agorà che ritorni ad essere luogo centrale di apertura al dialogo e alla promozione della pace e dell’amicizia sociale.
Ho appreso con piacere che nell’itinerario sinodale avete scelto di prendervi cura delle radici della fede che vi è stata trasmessa. La memoria del passato pone tuttavia interrogativi fondamentali: quale collettività vogliamo costruire? Abbiamo ricevuto tanto dalle mani di chi ci ha preceduto: cosa vogliamo lasciare in eredità ai posteri?
I nostri padri ci hanno trasmesso una passione, un anelito, un fuoco che tocca a noi ravvivare; non si tratta di custodire delle ceneri, ma di alimentare il fuoco che essi hanno acceso con la loro testimonianza fedele. La tradizione quindi è la fede viva degli avi, «è l’origine della fede: o cresce o si spegne» (Udienza con i Membri della Commissione Teologica Internazionale, 24 novembre 2022). Per favore, non cedete alla tentazione di rimanere ancorati ad una nostalgica pietà popolare fatta solo di riti esteriori o ad uno sterile tradizionalismo che è piuttosto l’espressione della fede morta dei vivi. Come ho avuto modo di ricordare, la tradizione fa crescere la Chiesa dal basso verso l’alto, similmente alle radici con l’albero; ma al presente c’è un grande pericolo, quello di tornare indietro, «l’indietrismo, che porta a pensare secondo la logica: si è sempre fatto così» (ibidem). Siamo noi i rami che devono fiorire e immettere semi nuovi nella Storia.
Uno degli antichi titoli con cui i cristiani hanno invocato la Vergine Maria è appunto “Mediatrice di tutte le grazie”. Affidate a Lei le vostre aspirazioni e i propositi di bene custoditi nell’intimo; sia Lei a contagiarvi la gioia di seguire Cristo e di servirlo con stile umile e docile nella Chiesa; chiedete a Lei di dissipare il grigiore della paura e della stanchezza, la tiepidezza spirituale che fa rallentare il passo verso la meta, le turbolenze della vita; sia Lei, Madre premurosa, a scuotere il cuore di ciascuno, a donare impulso alla Chiesa per un’audace uscita fuori da sé stessa.
È molto significativo che la Festa del Voto sia celebrata in concomitanza con la Giornata diocesana di preghiera per la Pace. Anche in questo tempo segnato dal dramma della guerra invochiamo l’aiuto della Vergine, la “discepola” della pace, e assieme a Lei, rivivendo l’esperienza fortificante della Pentecoste, attendiamo lo Spirito di unità e di pace, di gioia e di amore.
Con tali sentimenti, imparto la mia Benedizione, chiedendo a tutti di pregare per me.