Il ritiro di Quaresima, svoltosi mercoledì 2 aprile, è stato un momento intenso e ricco di significato. Intitolato “Hai un cuore per la Speranza”, è stato guidato da Padre Silvano Marongiu, che ha proposto la sua riflessione a partire dall’opera teatrale Miguel Mañara. Una storia di profonda umanità: il protagonista è un uomo che vive immerso nel divertimento, nella ricerca assoluta del piacere e della lussuria. Ma a un certo punto della sua vita, sente emergere dentro di sé un vuoto interiore, che genera il desiderio di qualcosa di più, di un senso più profondo capace di riempire e orientare l’esistenza verso la pienezza.
Quando tocca il fondo, si risveglia in lui il desiderio di Dio. Abbiamo bisogno di un Altro che venga nella nostra vita e ci salvi. La Quaresima è proprio questo: la presenza di Cristo che viene a guarirci da tutte le nostre debolezze.
Il protagonista dell’opera vive un’esperienza fortissima, che lo porta a scoprire il significato dell’amore attraverso l’incontro con Girolama. Dopo la morte di quest’ultima, sceglierà di donare interamente la sua vita al Signore, entrando in convento. “Se ha rubato, se ha ucciso: che queste cose non siano state. Lui solo è.”
Ciò che conta è il Padre Misericordioso, paziente, che attende il tuo cuore, attende il tuo ritorno, al di là di ogni ipotetico sbaglio.
Durante il ritiro siamo stati accompagnati anche dalla riflessione del prof. Pier Andrea Serra, docente universitario di farmacologia e prorettore alla Terza Missione. Il suo prezioso intervento ci ha aiutato a cogliere l’importanza del servizio alla cura della persona. L’uomo è al centro della riflessione: l’obiettivo è cercare sempre il suo bene e educarlo a riconoscerlo.
Abbiamo concluso la serata con l’Adorazione Eucaristica, rendendo grazie al Signore per questo tempo di raccoglimento davanti alla Sua Presenza.
Oggi, 2 aprile 2025, nel corso della seconda Assemblea sinodale delle Chiese in Italia si è svolto il pellegrinaggio giubilare con il passaggio presso la Porta Santa nella Basilica di San Pietro.
I lavori dell'Assemblea sono iniziati il 31 marzo e si concluderanno il 3 aprile. Per la diocesi di Sassari insieme con l'arcivescovo Gian Franco Saba, hanno partecipato mons. Marco Carta, Bernardetta Nieddu e Mirko Casu.
Domenica 29 marzo, nei locali della parrocchia Gesù Buon Pastore, a Sassari, circa centotrenta adolescenti si sono ritrovati per vivere una giornata di preparazione al pellegrinaggio giubilare, tra gioco, riflessione e preghiera. Un’occasione preziosa per mettersi in cammino insieme, non solo con il corpo, ma anche con il cuore e lo spirito.
La giornata si è aperta con l’intervento di don Piero Paulesu, che ha accompagnato i ragazzi in una riflessione sul significato del Giubileo, dalle sue radici bibliche fino al suo valore nel presente. A fare da filo conduttore, il tema del coraggio nel cammino: il pellegrinaggio come gesto concreto di fede, ma anche come immagine della vita cristiana, che domanda forza, determinazione e fiducia.
Durante il momento di riflessione, i ragazzi sono stati invitati a scrivere su un foglietto una frase personale sul tema del coraggio. Ne sono emerse parole toccanti, capaci di sorprendere per la loro sincerità e profondità. “Avrei voluto il coraggio di perdonare una persona”, ha scritto un giovane. Frasi semplici, ma dense di significato, che hanno dischiuso uno squarcio sulla ricchezza interiore del gruppo di adolescenti in cammino.
La giornata è proseguita con un grande gioco a squadre miste, in cui i partecipanti si sono cimentati in prove simboliche, mettendo alla prova la loro capacità di collaborare, di fidarsi l’uno dell’altro e di affrontare insieme le difficoltà.
«Tutti i passi che compiamo, compresi quelli dell’esperienza del Giubileo a Roma, possano diventare per ciascuno di noi un’occasione per imparare ad avere coraggio»: con queste parole, l’arcivescovo Gian Franco si è rivolto direttamente agli adolescenti, nel saluto conclusivo della serata.
Un momento di preghiera, semplice e raccolto, ha concluso l’incontro, lasciando nel cuore di ciascuno la consapevolezza di essere parte di un cammino più ampio, che proseguirà e si arricchirà con l’esperienza del pellegrinaggio a Roma, in occasione del Giubileo. In quei giorni, i ragazzi avranno anche l’opportunità di partecipare a un evento straordinario: la canonizzazione di Carlo Acutis. Un giovane, vicino alla loro età e sensibilità, che con la forza della fede e l’uso intelligente dei mezzi digitali ha saputo annunciare la bellezza del Vangelo in modo nuovo e attuale.La giornata, dunque, è stata molto più di una semplice tappa: un autentico seme di speranza, piantato nei cuori dei giovani pellegrini.
Nella mattina di domenica 30 marzo, l’arcivescovo Gian Franco ha presieduto, nella chiesa parrocchiale di Santa Maria di Pisa, a Sassari, la Celebrazione Eucaristica interparrocchiale per l’apertura della Visita pastorale nella stessa parrocchia e in quelle di Sant’Orsola e di Nostra Signora del Latte Dolce.
Dopo aver ringraziato i fedeli, i parroci e gli altri sacerdoti delle tre comunità coinvolte, l’Arcivescovo, durante l’omelia, ha avviato un dialogo con i bambini e i ragazzi presenti sul Vangelo del giorno.
Nella parte iniziale dell’omelia, li ha invitati a individuare i personaggi presenti nella parabola del “padre misericordioso” (Lc15,1-3.11-32). Successivamente, ripercorrendo i passaggi principali del racconto evangelico, ha sollecitato una riflessione sul motivo per cui farisei e scribi mormoravano contro Gesù: perché accoglieva i peccatori. A tal proposito ha sottolineato:«L’evangelista Luca utilizza un verbo molto bello per descrivere il gesto di Gesù: accogliere. Ecco, Gesù è Colui che accoglie».
Proseguendo l’omelia, sempre in dialogo con i bambini e i ragazzi, l’Arcivescovo si è soffermato sulle figure del padre e dei due figli menzionati nella parabola, richiamando le esperienze di perdono e accoglienza vissute in famiglia, a scuola, in parrocchia. Ha quindi affermato: «Il senso della presenza del Vescovo, oggi, insieme alle altre due parrocchie coinvolte nella Visita pastorale, è questo: ricordarci che, anche se siamo tutti diversi, siamo figli dello stesso Padre, apparteniamo alla stessa famiglia, e siamo chiamati a essere uniti e accoglienti. Le stesse parrocchie devono diventare sempre più accoglienti. La Visita pastorale ha proprio questo obiettivo: far sì che le nostre comunità esprimano sempre l’accoglienza di Dio, il Padre che accoglie tutti. Al termine della parabola, Gesù dice che il fratello maggiore non è felice per la festa che il padre organizza per celebrare il ritorno del figlio più giovane. Il fratello maggiore manifesta un sentimento di gelosia. Questo, talvolta, può accadere anche nei nostri contesti: si può diventare gelosi non solo per motivi materiali, ma anche per questioni religiose, quando non si riesce a gioire per la felicità degli altri. Gesù ci insegna che Dio non è geloso: Dio è un Padre».
Prima di concludere l’omelia, l’Arcivescovo ha lasciato un messaggio per i giorni successivi, dicendo: «Poiché da domani sarò a Roma per partecipare all’Assemblea Sinodale, ci rivedremo venerdì. Per questi giorni lascio un piccolo compito: ai parroci chiedo di creare le condizioni perché possiate vivere un’esperienza concreta di accoglienza. Ora proseguiamo l’Eucaristia e chiediamo a Gesù, a Colui che può trasformare i nostri cuori, di renderci persone buone e accoglienti verso tutti».
In occasione della festa di ʿĪd al-Fiṭr, che segna la conclusione del mese di Ramadan, l’Arcivescovo ha voluto esprimere la sua vicinanza alla comunità musulmana del territorio, porgendo con stima e cordialità i suoi auguri più sinceri.
Sebbene non sia stato possibile partecipare alla celebrazione mattutina a causa di impegni legati alla Visita Pastorale in corso, l’Arcivescovo ha contattato telefonicamente l’Imam, ribadendo la volontà di ritrovarsi e condividere insieme future occasioni di incontro.
Nel corso della telefonata, l’Arcivescovo ha voluto sottolineare il valore profondo della festa di ʿĪd al-Fiṭr, tempo di gioia, gratitudine e condivisione, che conclude un mese dedicato alla purificazione spirituale e all’autodisciplina, aprendo nuove vie al bene. Ha riconosciuto anche la dimensione sociale della festa, che rafforza i legami familiari e comunitari, promuovendo gesti concreti di solidarietà verso i più poveri e contribuendo alla costruzione di una società più giusta.
Il saluto si è concluso con un augurio di pace e bene a tutta la comunità musulmana, nella convinzione che il dialogo, la conoscenza reciproca e l’amicizia siano vie preziose per costruire insieme una cultura del rispetto e della pace.