Venerdì 5 maggio il teatro parrocchiale "Nostra Signora del Latte Dolce" ha ospitato il convegno "Vite che parlano". L'appuntamento è stato organizzato come tappa conclusiva di un progetto di sensibilizzazione che ha coinvolto sette classi delle scuole secondarie di secondo grado nel corso di questo anno scolastico. Gli studenti, guidati dai loro docenti e da esperti esterni, sono stati invitati a riflettere in maniera originale su alcuni temi come il bene comune, la solidarietà e la salvaguardia del creato. Nella prima parte dell'incontro l'Arcivescovo Gian Franco ha dialogato con gli studenti rispondendo alle loro domande e alle loro riflessioni. Il progetto, realizzato in collaborazione con la Fondazione "Accademia. Casa di Popoli, Culture e Religioni", ha coinvolto l'Ufficio diocesano Scuola, l'Ufficio animazione della Caritas diocesana, il Progetto Policoro, l'Ufficio diocesano per la Pastorale giovanile, l'Ufficio Missionario e l'Ufficio Catechistico diocesano.
Giovedì 4 maggio la Chiesa turritana ha ricordato la dedicazione della Basilica dei Santi Martiri Gavino, Proto e Gianuario nel corso della solenne celebrazione eucaristica presieduta dall'Arcivescovo Gian Franco Saba. "Ci ritroviamo insieme - ha detto nell'omelia - per ringraziare il Signore nell'anniversario della dedicazione della Basilica ma ringraziamo il Signore perché Egli ha dedicato a sé la Basilica vivente delle pietre vive che da secoli glorificano e testimoniano il Signore Gesù morto e risorto per noi. Noi - ha proseguito - ci ritroviamo qui stasera nella chiesa delle origini per chiedere a al Signore che Egli rinnovi la linfa vitale del Vangelo, quella linfa che ci rende dimora di Dio e tempio dello Spirito".
"Cristo - ha detto ancora - è il fondamento della Chiesa e il mistero della Chiesa è un mistero di persone unite le une alle altre, così come le pietre di questo edificio. Ciascuno di noi ha il compito di annunciare la fede e di testimoniarla. Questa identità mistica della fede deve pervadere profondamente anche le azioni pastorali della Chiesa, che sono sempre orientate alla trasmissione della fede. Il cammino sinodale e la visita pastorale che stiamo vivendo in questo tempo sono al servizio di questa dimensione".
Giovedì 4 maggio il sindaco Gian Vittorio Campus, il presidente del Consiglio comunale Maurilio Murru, l’Arcivescovo Gian Franco Saba e il presidente della Consulta del Volontariato Franco Dedola hanno presentato alla stampa gli “Stati generali del Volontariato”. Si tratta di tre giornate, dal 15 al 17 maggio, che vogliono essere un momento di confronto tra le istituzioni civili e religiose e il mondo del volontariato, aperto a ogni realtà che opera nel nostro territorio. L’incontro con la stampa aveva proprio l’obiettivo di convocare, tramite i mass media, tutte le associazioni che operano nel territorio.
L’iniziativa nasce dalla necessità di un incontro partecipato con il volontariato locale di ogni ordine e grado che opera nel campo del sociale, dei diritti civili, dell’ambiente, della cultura, dell’intrattenimento, e dello sport. Sarà l’occasione per discutere delle difficoltà, delle prospettive, della collaborazione, della costruzione di una eventuale rete, del coinvolgimento, attraverso una profonda riflessione dello stato attuale diretta e senza filtri.
Si parte lunedì 15 maggio dalle 16 alle 18 nella sala Langiu, con l’incontro con le associazioni del mondo del volontariato del settore sociale e dei diritti civili; a seguire, martedì 16, sempre dalle 16 alle 18 ma nella sala largo Infermeria San Pietro si terrà l’incontro con le associazioni del mondo del volontariato del settore cultura, ambiente, intrattenimento, sport dilettantistico; infine mercoledì 17 maggio, dalle 16 alle 18 di nuovo nella sala Langiu ci sarà la sessione plenaria con le associazioni di volontariato di ogni settore, per il resoconto degli incontri, la sintesi dell’iniziativa, le conclusioni e le prospettive.
Lunedì 1° maggio l'Arcivescovo Gian Franco Saba si è recato all'alba insieme a un gruppo di fedeli presso la chiesa di Nostra Signora di Bonaria, a Osilo. Il pellegrinaggio, a conclusione della visita pastorale a Osilo e Chiaramonti, ha inaugurato il mese di maggio che viene vissuto nelle comunità del territorio come segno concreto di devozione mariana. Tra i concelebranti erano presenti il parroco don Emanuele Piredda e monsignor Salvatore Fois, Vicario episcopale per il clero.
Nel pomeriggio l'Arcivescovo ha presieduto la solenne celebrazione nel santuario Beata Vergine delle Grazie, a Sassari, insieme al rettore del santuario padre Massimo Chieruzzi, ofm. Nell'omelia ampio spazio è stato dedicato al valore del lavoro, in occasione della festa liturgica di San Giuseppe lavoratore. "Maria e Giuseppe - ha detto l'Arcivescovo - fecero della loro vita un'esperienza di risposta a Dio, un'esperienza di lavoro e nel loro lavoro contribuirono la progetto salvifico di DIo. Ogni creatura umana realizza la propria vita, risponde a Dio e contribuisce al progetto del Creatore lavorando e operando. Il nostro lavoro, qualunque esso sia, non è un 'opera di facchinaggio davanti a Dio ma è un contributo specifico al progetto di amore verso il creato. Ecco perché papa Francesco ci ricorda che ogni lavoratore deve vedere questo diritto tutelato, in particolare i più giovani". A conclusione della celebrazione, la processione con il simulacro della Beata Vergine delle Grazie davanti agli ospedali con l'affidamento degli ammalati e del personale sanitario.
Con la celebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo Gian Franco nella chiesa di San Matteo Apostolo a Chiaramonti domenica 30 aprile si è conclusa la visita pastorale nelle comunità di Osilo e Chiaramonti. Alla Santa Messa, concelebrata da don Angelo Farina, don Emanuele Piredda e monsignor Salvatore Fois, hanno partecipato le autorità civili e militari dei due paesi, i gruppi parrocchiali e le confraternite.
"Il Signore - ha detto monsignor Saba nell'omelia - ci convoca nella festa del Buon Pastore per celebrare l’Eucarestia: affidiamo questi due paesi a Gesù risorto. Queste due care comunità vivono un appuntamento significativo. Oggi il Vangelo richiama al concerto di ovile nel quale Gesù raduna il popolo, la famiglia. Il vero compito della visita pastorale è radunare la famiglia del popolo di Dio in cammino. Questa esperienza l’abbiamo vissuta, insieme, concretamente nelle due settimane trascorse qui. Abbiamo coinvolto i due paesi, mettere in movimento significa suscitare un movimento fisico interiore della Chiesa che si raduna e accoglie l’invito di Gesù. Il Vangelo ritorni nel cuore della comunità, il messaggio centrale è sempre quello di porre al centro Cristo, la visita pastorale ha solo questo oggetto. La famiglia di Dio sia convocata, il desiderio di Gesù è che il suo gregge lo conosca. Egli viene non per aggredire il suo gregge ma per amarlo, e infatti il buon pastore conduce a ciò che è buono e bello: Cristo si occupa di noi, ci convoca e se ne prende cura. Sappiamo che quando la vita umana si degrada nel male perde splendore, l’obiettivo di Cristo è quello di condurci verso cose buone e belle, radunare. Il senso della visita pastorale nell’opera missionaria non è solo un appuntamento di circostanza, le parrocchie si mettano in stato permanente di visita pastorale. L’arrivo del vescovo attiva un processo di dinamismo: lo accompagna lo sostiene e lo incoraggia. A voi lascio, con l’accompagnamento presbiteri, la responsabilità di convocare. Qui ho colto la bellezza delle comunità, lo spirito di accoglienza in ogni persona, ho trovato volti accoglienti e porte aperte. Gesù annuncia a tutti la moltitudine, non dobbiamo selezionare nessuno. Gli operatori pastorali entrino in una visione missionaria non selettiva ma di accoglienza. Cristo è il vero pastore, tutti collaboriamo alla sua azione perché inviati da lui, è negli spazi buoni che egli ci fa incontrare le porte aperte".
"Questo - ha detto ancora - è un territorio ricco di memoria di fede, vi sono molti anziani, che rappresentano un patrimonio ricco. Il travaso di memoria è importante che avvenga, la relazione intergenerazionale è da promuovere e favorire. La fede non è un museo del passato, la memoria della fede viva viene trasmessa è rappresentato un grande patrimonio. Questo è anche un territorio che socialmente ci interpella tutti: si è parlato spesso d’un denatalità. La famiglia va sostenuta, così com’è, perché è una realtà concreta. La nostra terra si è sempre contraddistinta con una cultura dell’ospitalità e dell’accoglienza, siamo chiamati a sviluppare sensibilità e attenzione. Occorre non scoraggiarsi, Gesù non dice che egli sparisce, egli è presente. Gesù è il primo evangelizzatore: questo è il primato di Dio. Egli suscita, ispira, accompagna in mille modi. Dio ci accompagna in mille modi, e questo è importante per le Comunità. La stanchezza a volte ci pervade, noi cerchiamo di conservare la gioia. Dio cerca tutti. Il Papa ora è in viaggio perché rappresenta il pastore universale, ha a cuore tutte le situazioni. L’universalità va anche preparata, il popolo di Dio può fare tanto in collaborazione con i presbiteri, chi ha compiti nelle Comunità infatti una ha visione universale. Occorre lavorare con il parroco, Gesù torna a caricarci sulle sue spalle una volta dopo l’altra. Noi certamente non possiamo sostituirci a Dio. Noi come popolo andiamo incontro alla Chiesa, facciamo emergere questa dimensione nell’opera missionaria. Il mio invito è quello di rinnovare oggi stesso il nostro incontro con Gesù Buon Pastore, per incontrarlo e rincontrarlo. I tre luoghi nei quali immettere il seme rinnovato dell’incontro sono la pastorale ordinaria, le persone battezzate che non vivono secondo uno stile battesimale e coloro che non conoscono Gesù. Abbiamo il compito di non escludere nessuno, di toglierci di dosso la tentazione. Occorre deporre le armature che non ci aiutano a camminare verso il progetto che Dio ha messo nelle nostre mani, alleggeriamoci di ciò che non ci fa crescere. Camminiamo insieme - ha concluso - sentendoci parte di un unico corpo che è la Chiesa universale.