Libertà | n.16 – 2022

Libertà | n.16 – 2022

Settimanale dell'Arcidiocesi di Sassari | 2 maggio 2022

Editoriale | Liberazione e libertà di Luca Foddai
Territorio | Covid e dispersione, gli studenti sardi "bocciano" la Dad
Territorio | Mondo X, il messaggio di don Luigi Verdi ai volontari
In Diocesi | Visita pastorale nelle scuole, il contributo degli studenti
In Diocesi | L'attualità della "Paideia" nell'ultima opera del vescovo Gian Franco

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Una Chiesa in cammino nel segno dei martiri

Una Chiesa in cammino nel segno dei martiri

Intorno alle 3.10 di domenica 5 giugno, solennità di Pentecoste, si è concluso il grande pellegrinaggio alla tomba dei martiri turritani. Il percorso, lungo 19 chilometri, ha avuto inizio sabato sera dalla cattedrale di Sassari, al termine della solenne veglia di Pentecoste presieduta dall'Arcivescovo Gian Franco. Oltre un centinaio i pellegrini che hanno preso parte all'antico rito: presenti, tra gli altri, l'ex ministro Arturo Parisi, vertici delle istituzioni del territorio, rappresentanti di movimenti e associazioni, singoli fedeli. Quest'anno il percorso si è caratterizzato per la richiesta del dono della pace in Ucraina e in tutti i teatri di guerra. L’Arcivescovo Gian Franco, che ha guidato l'itinerario in tutte le diverse tappe, ha concluso celebrando nella basilica di Porto Torres la messa del pellegrino insieme con i sacerdoti e fedeli che hanno preso parte al pellegrinaggio. “Vedo persone di ogni età - ha detto nell’omelia - segno di una Chiesa che si mette in cammino sull’esempio dei martiri. Vi ringrazio per la vostra disponibilità”. Desidero proporvi la riflessione di un autore contemporaneo, Dostoevskij,il quale scrisse così un giorno nei suoi appunti: 'sono un figlio di questo secolo, un figlio dell'incredulità e del dubbio, fino ad oggi e forse fino alla tomba. Quali spaventose torture mi è costata e mi costa anche ora questa sete di credere, tanto più forte nella mia anima quanto ci sono in me argomenti contrari. E tuttavia, Dio mi invia talvolta dei momenti in cui tutto mi è chiaro e sacro. È in quei momenti che ho composto un credo: credere che non c'è nulla di più bello, di più profondo, di più amabile, di più ragionevole e di più perfetto che il Cristo, e che non solo non c'è niente, ma, e me lo dico con un amore geloso, che non si può avere niente. E più ancora, se qualcuno mi avesse dimostrato che Cristo è fuori dalla verità, avrei preferito senza esitare restare con Cristo piuttosto che con la verità'.

“Mettiamoci in cammino per non lasciarci anestetizzare dalla violenza”

“Mettiamoci in cammino per non lasciarci anestetizzare dalla violenza”

Pubblichiamo di seguito l'editoriale scritto dall'Arcivescovo per il quotidiano "La Nuova Sardegna", edizione di venerdì 3 giugno.

La sera di sabato prossimo, al termine della Veglia di Pentecoste, che inizierà alle 20,30 nella cattedrale di Sassari, insieme ai fedeli della nostra diocesi «mi metterò in cammino» per raggiungere la basilica dei Santi Martiri Turritani a Porto Torres dove, intorno alle 3, celebreremo la Messa del Pellegrino per i Santi Gavino, Proto e Gianuario, martirizzati a Turris Libisonis, l’odierna Porto Torres, nel 303 d.C. sotto gli imperatori Diocleziano e Massimiano. Un cammino che farò non da solo, ma condiviso, da fare insieme, con un invito rivolto a tutti e in particolare ai giovani. Un cammino per conoscere e incontrare gli altri, specialmente chi è diverso per cultura o fede religiosa, che possiamo fare dopo due anni di interruzione a causa dell’emergenza pandemica.

Il pellegrinaggio notturno che compiremo ha origini molto antiche, come attesta una pubblicazione del 1620 a firma del canonico Francisco Rocca. Il percorso si snoderà lungo la strada statale 131, mentre in passato seguiva l’ultimo tratto dell’antica strada romana che collegava Turris Libisonis con Karales (Cagliari).

Ricordo che il termine peregrinus indica letteralmente “colui che attraversa i campi” (per ager, in latino) e il pellegrinaggio è un “viaggio” particolare, un andare verso una meta anche attraverso percorsi tortuosi e disagevoli. Si tratta di un’esperienza presente presso molti popoli e altrettante religioni, perché in tutte le culture gli uomini hanno sentito - e ancora oggi sentono - la necessità di muoversi per avvicinarsi ai propri dei, raggiungendo luoghi di culto che sono spesso lontani. La distanza, in qualche modo, è proprio sinonimo di “andare oltre”, al di là e al di fuori dell’esperienza quotidiana, per sperimentare la dimensione della sacralità.

Il cristianesimo ha mantenuto la ritualità del pellegrinaggio arricchendola di significati specifici. Il pellegrinaggio cristiano è legato, in primo luogo, a una meta che custodisce una specifica e importante testimonianza sacra. A Porto Torres la tomba dei Santi Martiri Turritani è da sempre considerata una fonte di grazia, che dà nutrimento e conforto a chi vi si accosta con fede durante il faticoso pellegrinaggio terreno. In secondo luogo, il pellegrinaggio cristiano è legato a uno scopo, che è principalmente quello di chiedere perdono e sperimentare una rigenerazione. Farsi pellegrini è quindi un gesto d’amore, proiettato fuori dallo spazio e dal tempo, in risposta all’atto d’amore ricevuto nella vita.

Ancora oggi la basilica dei Santi Martiri Turritani, “luogo dello spirito”, continua a parlare al cuore di tutti, credenti e non credenti. L’esperienza del mettersi in cammino verso questa meta aiuta non solo a riscoprire la vita anche nel senso più naturale, ma ad aprirci all’esperienza della sua forma soprannaturale. «Cercare Dio con cuore sincero… ci aiuta a riconoscersi compagni di strada, veramente fratelli», afferma papa Francesco. Desidero rivolgere l’invito a tutti, ma in particolare ai giovani, per condividere un tratto di strada insieme che possa inaugurare un’occasione d’incontro, di conoscenza e l’inizio di un cammino per collaborare alla fraternità sociale, dire apertamente e con coraggio un no alla guerra, esprimere la nostra solidarietà per chi oggi vive la tragedia di una guerra sacrilega. Il nostro camminare insieme significa compiere un gesto per non lasciarsi anestetizzare davanti alle diverse forme di violenza, di esclusione sociale e di abbruttimento umano. Nella consapevolezza che il cammino è fatica e che bisogna proseguire verso la meta, lontani dalla via del possesso e dalla logica dell’egoismo.

Quando si cammina insieme, guardando una stella, ascoltando una voce, seguendo le orme di altri passi, si apprende la vita, si conoscono le persone, si sanano le ferite. Proprio come avviene per i bambini quando iniziano a fare i loro primi passi: insieme alla fatica e a qualche caduta sperimentano anche la gioia di aver raggiunto la propria meta.

+ Gian Franco Saba
Arcivescovo Metropolita di Sassari

Laboratori di catechesi narrativa

Laboratori di catechesi narrativa

Lunedì 6 giugno presso il Centro di Alta Formazione "San Giorgio" si svolgerà il secondo incontro del laboratorio di catechesi narrativa dal titolo "Dare voce alle meraviglie di Dio". Il corso è rivolto agli operatori della catechesi per preadolescenti, educatori e animatori dei gruppi di adolescenti e giovani, insegnanti di religione cattolica della scuola secondaria. L'appuntamento avrà inizio alle 17 30.

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