Concilio Vaticano II, a Sassari convegno di studi nel 60° anniversario

Concilio Vaticano II, a Sassari convegno di studi nel 60° anniversario

Mercoledì 16 novembre l'auditorium "San Giovanni Paolo II" del Seminario ospiterà un convegno di studi per la ricorrenza del 60° anniversario del Concilio Ecumenico Vaticano Il. Il tema proposto sarà l'ascolto delle esigenze del mondo contemporaneo alla luce dello spirito del Concilio. A margine ci sarà la presentazione del libro di Antonio Michele Corona dal titolo "Il Concilio Vaticano Il spiegato a tutti". L'appuntamento avrà inizio alle 17.30. Interverranno Mons. Gian Franco Saba, Arcivescovo di Sassari, Prof. Gilfredo Marengo, docente ordinario di antropologia teologica generale e vice-preside presso il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia - Roma, Prof. Michele Antonio Corona, giornalista, Mons. Luigi Bettazzi, Vescovo emerito di Ivrea. A moderare l'incontro don Pietro Ventura, sacerdote specializzato nel dialogo interreligioso.

Giornata mondiale dei poveri, celebrazione nella comunità terapeutica “La Crucca”

Giornata mondiale dei poveri, celebrazione nella comunità terapeutica “La Crucca”

Domenica 13 novembre, in occasione della Giornata mondiale dei poveri, l'Arcivescovo Gian Franco ha fatto visita alla Comunità “Maria Madre dei Poveri”, a La Crucca. Momento centrale dell'appuntamento è stata la celebrazione eucaristica del pomeriggio, che ha coinvolto tutti gli ospiti e i numerosi volontari della struttura. La Giornata mondiale dei Poveri è stata istituita da Papa Francesco come stimolo per aiutare l'intera Chiesa a riflettere sulle tante povertà presenti nel mondo. Il tema di quest'anno come ha ricordato l'Arcivescovo nell'omelia, è tratto dalla seconda Lettera di Paolo ai Corinzi, "Gesù Cristo si è fatto povero per voi" (cfr 2 Cor 8,9). Le celebrazioni legate alla Giornata hanno avuto inizio di mattina nella parrocchia di Tottubella, una delle borgate del comune di Sassari situata nel territorio della Nurra, per proseguire poi di pomeriggio nella comunità di La Crucca, nell'agro di Sassari, dove è ospitata la fase di “responsabilità” del programma riabilitativo in collaborazione con la cooperativa “Promozione Umana” fondata da don Chino Pezzoli. Due realtà, segno di povertà diverse: la prima in una borgata con la chiesa parrocchiale inagibile e un parroco anziano dove l’Arcivescovo ha aperto la Visita pastorale, la seconda una comunità terapeutica impegnata nei percorsi di integrazione degli ospiti, provenienti da diverse regioni italiane, in una vita differente dalla precedente.

Nell’incontro con gli operatori e gli ospiti della Comunità di La Crucca l’Arcivescovo ha detto: «Con questa visita alla vostra comunità intendo esprimere un segno di amicizia a ciascuno di voi. Nella Chiesa apparteniamo a una grande famiglia, a prescindere da dove uno provenga, da dove sia originario e, potremmo dire, a prescindere dalla ragione per cui si trova in questo luogo. Tutti facciamo parte della bella costruzione di cui oggi Gesù parla nel Vangelo, il tempio fatto di “pietre vive”. Gesù vedeva come ammiravano la grande costruzione del Tempio di Gerusalemme e guardando tanta ammirazione disse: “Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta”. Di che cosa parlava Gesù? Parlava dell’opera che lui è venuto a compiere per ciascuno di noi». Poi ha aggiunto: «Gesù è venuto per ricostruire il tempio, l’umanità. Un tempio tanto grande da accogliere l’umanità intera, un tempio le cui pietre sono ogni persona, ciascuno di noi. Ciascuno di noi è una pietra di quel tempio. Come diceva Sant’Ireneo, “la gloria di Dio è l’uomo vivente”».

Proseguendo monsignor Gian Franco ha spiegato la scelta della Comunità di La Crucca nella Giornata mondiale dei poveri: «Ecco, il segno della presenza del vescovo oggi tra voi vuole essere questo: desidero ricordare a ciascuno di noi che ognuno di noi è una pietra preziosa per Gesù. Ciascuno di noi è tanto prezioso che egli lo ha pensato per il grande tempio. Voi sapete che il tempio era un luogo dedicato al culto, a rendere lode a Dio. Ecco ciascuno di noi è dedicato a rendere lode a Dio. La vita di ciascuno di noi è quell’ornamento prezioso che Dio desidera avere nel suo tempio. Ciascuno di voi è una pietra preziosa per ornare il tempio di Dio. Credo che in questo possiate trovare la forza e la speranza nelle giornate che trascorrete qui a La Crucca. E come in una costruzione, a volte le pietre vanno preparate e rimodellate, anche voi siete qui, in un tempo di passaggio, per rendere più bella la pietra che ciascuno di voi è. La vita di ciascuno di noi deve essere dedicata e spesa per divenire pietra bella per ornare il tempio di Dio. Andiamo avanti con fiducia, con speranza, soprattutto quando si sente la fatica di questo lavorio sulla pietra. Questa fatica, che voi sentite anche nelle attività lavorative che svolgere quotidianamente, serve per diventare quella pietra preziosa che Dio ha pensato sin dall’eternità».

L’Arcivescovo ha poi incoraggiato gli ospiti della comunità: «Quando vi sentite scoraggiati e stanchi, pensate che la fatica è per Dio che vi ama. Dio vi aiuta per diventare una bella pietra da ornamento. Nella Chiesa e nell’umanità intera tutti siamo chiamati a prenderci cura gli uni degli altri, di tutte le pietre. Come Chiesa diocesana stiamo seguendo questo cammino. In questo vostro cammino non siete soli: Gesù è con voi. Il tema di questa giornata che Papa Francesco ha scelto, “Gesù Cristo si è fatto povero per voi”, ci ricorda che Dio è voluto diventare piccolo, crescere come uomo, sperimentare tutto il percorso della vita umana per dirci che egli si prende cura di noi. Che gli stiamo a cuore».

Infine, monsignor Gian Franco Saba ha concluso con queste parole: «Ricordate che siete qui per recuperare la bellezza, in questo luogo dove si preparano le belle pietre per ornare il tempio di Dio. Al termine della celebrazione eucaristica, concelebrata con don Tonino Sassu, l’arcivescovo ha dapprima spiegato il senso del pallio, ricordando che in ogni Messa Gesù ci porta sulle spalle come sue pecore, per poi riferirsi all’impegno degli ospiti della comunità nell’allenamento, immagine di ciò che Dio fa con noi e così noi siamo chiamati a fare gli uni verso gli altri.

Alla celebrazione nella Comunità di La Crucca ha partecipato anche Antonello Canu, direttore della Fondazione "Accademia. Casa di popoli, culture e religioni".

L’Arcivescovo: “Ogni parrocchia apra cantieri sinodali”

L’Arcivescovo: “Ogni parrocchia apra cantieri sinodali”

Sabato 12 novembre si sono conclusi i tre giorni di esercizi di sinodalità, avviati giovedì 10 novembre a Stintino e ospitati poi a Sassari presso il centro di alta formazione "San Giorgio". «Preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze». A partire da questo passaggio di Evangelii Gaudium, l'Arcivescovo Gian Franco ha sviluppato un intervento formativo dedicato in gran parte al mondo delle parrocchie. "Le nostre comunità siano il segno vivo di una Chiesa-Casa dalle porte aperte. Occorre mettersi in gioco. Se abbiamo ricevuto un dono, e questo è il grande dono della fede, occorre essere in grado di uscire all'esterno. Solo mettendosi in gioco - ha detto ancora l'Arcivescovo - sarà possibile acquisire un metodo, che verrà dato proprio dalle persone verso le quali andiamo per proporre l'annuncio, così come avvenuto agli apostoli. Nell'incontro tra Pietro e Cornelio, preso in esame durante il ritiro del clero, abbiamo visto come i due protagonisti dell'incontro abbiano appreso qualcosa l'uno dall'altro". L'Arcivescovo si è poi soffermato sullo specifico dei cantieri sinodali. "Tutte le parrocchie si sentano chiamate ad attivare dei cantieri sinodali nelle rispettive comunità. Ma penso che anche l'Istituto Superiore di Scienze Religiose e la Fondazione Accademia possano essere coinvolte in questo processo, aiutando tutta la Chiesa turritana a riflettere da un punto di vista teologico sul concetto di confine. Occorre superare una mentalità ristretta. Molti di voi - ha detto rivolgendosi ai partecipanti - avete vissuto direttamente gli anni del Concilio e l'esigenza di cambiare mentalità. Ancora oggi occorre avere la medesima esigenza. Desidero inoltre riflettere sulla parrocchia come luogo dove si incrocia la mobilità umana. Il parroco è colui che crea ponti con la comunità civile, quindi occorre riflettere laicamente anche sulla parrocchia come presenza in un territorio. Questo cantiere, in fondo, è la cultura dell'incontro: uscire dall'indifferenza verso la prossimità".

Esercizi di sinodalità, tre giorni di appuntamenti tra Stintino e Sassari

Esercizi di sinodalità, tre giorni di appuntamenti tra Stintino e Sassari

Da giovedì 10 novembre avranno inizio gli Esercizi di sinodalità, percorso pensato per favorire la crescita tra le diverse persone coinvolte nel cammino sinodale e nella visita pastorale dell'Arcivescovo Gian Franco. L'appuntamento si rivolge in particolare a presbiteri, diaconi, religiosi e religiose, responsabili diocesani, facilitatori e artigiani di comunità. I dettagli e il programma completo sono disponibili nella brochure presente in questa pagina. Per iscriversi è necessario compilare entro domenica 6 novembre il seguente modulo di Google form: https://forms.gle/eg5p8xnJi8ZBZHzK7.

“La Chiesa diocesana è chiamata a investire in educazione e formazione”

“La Chiesa diocesana è chiamata a investire in educazione e formazione”

Venerdì 4 novembre, memoria di San Carlo Borromeo, nella cappella del Seminario arcivescovile di Sassari si è svolta la concelebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo Gian Franco per l'inizio del ministero di mons. Salvatore Fois come nuovo rettore. Erano presenti il Vicario generale, i Vicari episcopali, presbiteri, religiose, i seminaristi, la mamma Salvatorica e le sorelle di don Salvatore, rappresentanti delle aggregazioni laicali e una delegazione della parrocchia San Vincenzo de’ Paoli in Sassari, dove il nuovo rettore è stato parroco sino a pochi giorni fa.

Nell’omelia, l'Arcivescovo Gian Franco ha ringraziato mons. Fois «per aver accettato, in piena obbedienza l’incarico» e invitato quanti partecipavano alla celebrazione «a rivolgere lo sguardo alla Parola di Dio appena proclamata e alla figura luminosa di San Carlo Borromeo». Dopo aver ripercorso alcuni tratti della vita di San Carlo, l’arcivescovo ha evidenziato che «anche noi, come lui, viviamo in un’epoca di riforma pastorale», per poi aggiungere: «La prima riforma che San Carlo ha compiuto è stata nella propria vita, assumendo la decisione di dedicare la propria vita a Dio con l’ordinazione sacerdotale. Decisione che prese dopo aver partecipato ad un corso di esercizi spirituali tenuti da un santo gesuita, il padre Ribera». Prendendo spunto da tale esperienza vissuta da San Carlo, monsignor Saba ha detto: «Per compiere una scelta di vita occorre creare situazioni, condizioni, esperienze che possano aiutare a ritrovare e ascoltare la voce di Dio nella propria vita. Nella pastorale vocazionale occorre soprattutto questo. La protezione di San Carlo nell’accompagnare la comunità del nostro seminario ci ricorda che il seminario non è una struttura chiusa in se stessa. La domanda che dobbiamo farci non è: quanti ragazzi ci sono, ma qual è oggi la vocazione del seminario? Questa è la prospettiva: non la quantità, ma qual è la vocazione. Per questo dobbiamo parlare di due seminari: quello interno e quello esterno, presente in tutta la diocesi, costituito dall’insieme dei bambini, dei ragazzi e dei giovani, che anche oggi ho incontrato durante la Visita pastorale nella parrocchia di Palmadula». Ampliando la riflessione l’arcivescovo ha aggiunto: «Oggi la Chiesa diocesana è chiamata ad investire in educazione e in formazione. L’evangelizzazione e l’educazione sono intrinsecamente connesse tra loro. L’annuncio dell’evangelizzazione passa attraverso l’educazione. Infatti, la libertà e la genuinità dei ragazzi e dei giovani necessitano di mani plasmatrici, non manipolatorie, che offrano loro la possibilità di essere accompagnati. Questo lo esprimiamo quando diciamo che la famiglia è il primo seminario così come lo è la parrocchia, con i “seminatori di fede”, per contatto, come dice Sant’Agostino». Poi ha aggiunto: «Il seminario deve essere una realtà aperta e accogliente, con spazi e ambienti differenziati, con itinerari e proposte educative distinte, che abbiano un chiaro indirizzo. L’ospitalità non significa conformazione, uniformità delle accoglienze; occorre che vi siano anche forme differenziate perché possano portare a frutto.

L'Arcivescovo soffermandosi sulle letture proposte dalla liturgia del giorno ha quindi affermato: «Qual è l’obiettivo di crescita che la Parola di Dio oggi suggerisce per le vocazioni orientate al ministero sacerdotale? È quello che San Paolo dice ai cristiani del suo tempo: “Non voglio infatti che ignoriate, fratelli, questo mistero, perché non siate presuntuosi”. L’esortazione dell’Apostolo non è un invito alla mediocrità, ma ad acquisire una giusta misura, una giusta conformazione». Poi ha aggiunto: «San Giovanni Crisostomo nel Dialogo sul sacerdozio ci ricorda che colui che viene chiamato al ministero della Chiesa deve aver raggiunto il giusto “métron”, la giusta misura. Oggi, per acquisire un habitus conforme alla grazia ricevuta è necessaria un’ascesi. Questa prospettiva la indico ai seminaristi e ai loro formatori: se non c’è il métron - l’habitus interiore - questo non può essere dato dai tanti paludamenti che si potranno indossare». Richiamando il messaggio di papa Francesco per il lancio del Patto educativo, l’Arcivescovo ha affermato: «Papa Francesco ci invita a ricostruire il Patto educativo globale che egli sogna come un villaggio dell’educazione. Ecco, anche il seminario è un villaggio dell’educazione, che deve proporre percorsi personalizzati, con un’alleanza tra tutte le componenti della persona: studio e vita, crescita fisica e intellettuale». Poi, richiamando ancora il messaggio di papa Francesco, rivolgendosi agli educatori ha concluso così: «Occorre avere il coraggio di mettere al centro la persona, di promuovere una sana antropologia, di investire le migliori energie con creatività e responsabilità, investendo nella progettualità a lunga durata. Ed infine occorre avere il coraggio di formare persone
disponibili a mettersi al servizio della comunità».

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