Ci basta una porta aperta

Ci basta una porta aperta

ANNO A - PASQUA DI RISURREZIONE

At 10,34a.37-43 | Sal 117 | Col 3,1-4 | Mt 28,1-10

Ufficio Comunicazioni Sociali - don Michele MURGIA

Nel ciclo liturgico A si può proclamare il racconto della Risurrezione che Matteo fa ruotare intorno all’apparizione di un angelo: affianca le donne nella scoperta del sepolcro, spiega e indica in Galilea il luogo dell’incontro con «Gesù, il crocifisso risorto dai morti». Oggi diremmo che l’angelo è un tutorial che accompagna le due Maria davanti a ciò che è difficile affrontare da soli: la tomba svelata, i soldati inoffensivi, la Risurrezione certificata, la verifica fissata ed una missione chiara. Qualcosa però non torna: Gesù non aspetta, anticipa le indicazioni ripetendo di persona l’appuntamento in Galilea con l’invito «non temete» ed una nuova definizione dei discepoli… «fratelli». Queste differenze ricordano che i modi con cui la vita-senza-fine di Dio diventa nostra non passano da un racconto e che la Risurrezione non è mai raccontata: solo i suoi effetti trovano spazio nei Vangeli. La Pasqua non è cosa che la religione può insegnare, ma consapevolezza che solo la Fede può regalare: non dipende dai terremoti, dallo stordimento dei soldati, dalle pietre rotolate, dal vuoto delle tombe, dai teli abbandonati, dalle indicazioni degli angeli, ma unicamente dall’aver incontrato il Cristo Risorto. Scossi, storditi, travolti, abbandonati, disorientati lo incontreremo di nuovo, anche solo nella «gioia grande» di poter uscire.

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«Siamo sulla stessa barca»: il messaggio del Vescovo al Presbiterio turritano

«Siamo sulla stessa barca»: il messaggio del Vescovo al Presbiterio turritano

Giovedì Santo, 9 aprile, Mons. Gian Franco Saba ha indirizzato una Lettera pastorale al Clero sassarese, per accompagnare con le sue parole le insolite modalità con cui si svolgono in questi giorni le celebrazioni del Triduo verso la Pasqua. «Per tutti noi è motivo di dolore e di sofferenza, anche spirituale, non poter condividere un appuntamento liturgico nel quale contempliamo l’epifania del mistero della Chiesa. Tale sguardo contemplativo, tuttavia, siamo chiamati a custodirlo e coltivarlo in altre forme»: l’Arcivescovo pone un invito alla meditazione sulla situazione attuale, rischiarata dalla solidarietà fraterna e da un profondo senso di fede: «La condivisione della fragilità con tutte le realtà sociali è sicuramente un momento prezioso per riscoprire l’identità della grazia come linfa che rende vitale ogni azione ministeriale che esercitiamo».

Il titolo del messaggio al Presbiterio si radica in due riferimenti molto differenti tra loro: da una parte le parole di Papa Francesco, rivolte al mondo intero da una vuota Piazza San Pietro lo scorso 27 marzo, dall’altra le suggestioni evocate dal dono ricevuto nel carcere di Sassari da un detenuto qualche giorno prima (24 marzo): un piccolo vascello, manufatto quasi profetico delle parole che hanno fatto riflettere, pregare e trattenere il respiro a tutta la Chiesa. «Siamo sulla stessa barca» non è solo la considerazione della situazione attuale, ma un'affermazione più densa che descrive l'identità della Comunità ecclesiale e dell'umanità intera, sia a partire dal Vangelo di Marco (4,35-ss) che nello sviluppo della letteratura classica e patristica. «Legno e Spirito» sono i simboli con cui l'Arcivescovo di Sassari chiama a raccolta il Presbiterio intorno all'audacia della navigazione-missione: «La nostra nave è straordinariamente fragile, tanto quanto è chiamata ad intraprendere imprese straordinariamente grandi e impegnative. Essa è costituita da un materiale povero, un legno, una materia caduca destinata al “naufragio”. Ma con il Battesimo essa viene intrisa dallo Spirito manifestando quel paradosso così necessario alla nostra salvezza: “legno” e “Spirito” insieme».

E su questa esortazione, nell'invocazione mariana, si conclude la preghiera del Vescovo Gian Franco: «perché in questa Pasqua di Risurrezione la nostra Chiesa, anche per mezzo del nostro generoso ministero, possa divenire sempre più immagine viva di quella barca dove si ritrovano tutte le diversità per approdare insieme al porto sicuro della salvezza».

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