Ufficio Comunicazioni Sociali - don Michele MURGIA
Il senso di un racconto si comprende quando siamo in grado di comporne l’inizio e la conclusione in un confronto ragionato. Dalla sintesi dei “cambiamenti” che avvengono nei brevi testi della prima e della seconda lettura di oggi possiamo dedurre che la novità dell’esistere “in Cristo” è data dalla consapevolezza matura che ognuno di noi ha a disposizione un’innumerevole serie di occasioni in cui poter dimostrare di saper esercitare la propria libertà per “benedire”, “magnificare” e ri-orientare a Dio tutto di sé. Ma “tra il dire e il fare...” tutti non possiamo che riconoscere e ammettere l’esperienza della nostra inadeguatezza. Saremmo autorizzati a cedere alla frustrazione se non ci venisse incontro la parabola del “Padre misericordioso”, in cui nessuno dei due figli dimostra di meritare la generosità del padre: per difetto o per eccesso entrambi sono incapaci di godere del suo amore “sproporzionato”. Non sappiamo se, durante la festa per il ritorno del più giovane, i due fratelli siano stati in grado di superare se stessi, di “cambiare” in meglio il loro rapporto reciproco e quello con il padre: San Luca non ci racconta il “lieto fine” che vorremmo sentire. È l’ironia dei racconti parabolici: il finale dobbiamo aggiungerlo noi con la nostra vita, se abbiamo capito chi è quel “Padre” che ci ama e chi siamo noi.
26 anni fa, il 28 marzo 1993, S. Ecc.za Mons. Paolo Atzei riceveva la consacrazione episcopale dall'allora Arcivescovo di Oristano S. Ecc.za Mons. Piergiuliano Tiddia. Per 13 anni, metà del suo ministero, Padre Paolo è stato vescovo della nostra Chiesa, che non dimentica di rendere grazie per quel dono e di manifestarle il proprio affetto, unitamente agli auguri di questa felice ricorrenza! A nome di S. Ecc.za Mons. Gian Franco Saba e di tutti i fedeli turritani.
È stato celebrato a Ittiri, nella parrocchia di San Pietro, il secondo appuntamento di preghiera per le vocazioni, «Come se vedessero l’invisibile», promosso dal Centro diocesano vocazioni. Partecipanti una cinquantina di persone, davanti all’esposizione del Santissimo Sacramento, ciascuno dei presenti ha rivolto una preghiera per la propria chiamata e per ogni chiamata, sia questa alla vita consacrata o a quella matrimoniale.
Se la vocazione è un dono, è anche vero che come Chiesa siamo sempre invitati a chiedere al Signore che non manchino mai uomini e donne, che, con generosità rispondano all’invito del Maestro che chiama alla sequela. Ricordava nella riflessione il parroco don Nicola Carta, che la vocazione cresce e matura nella misura in cui «mi metto alla ricerca e all’ascolto della voce di Dio, scoprendo così che l’invisibile diventa il visibile, cioè divento capace di riconoscere Colui che mi guarda, mi parla e mi chiama a seguirlo». A fare da filoconduttore la lettura dell’esortazione apostolica di Papa Francesco Evangelii Gaudiumche, invitando alla gioia del Vangelo, orienta i passi di ogni battezzato a riconoscere nella propria vita il passaggio di Dio. Ad animare la liturgia presenti i seminaristi, il coro parrocchiale e l’équipe del centro diocesano vocazioni. Il Prossimo appuntamento, giovedì 11 aprile alle 20.00, nella Chiesa di Santa Maria in Betlem in Sassari.
Sabato 30 marzo alle ore 18.00, nell'Auditorium "Giovanni Paolo II" e all'interno del percorso organizzato dal Servizio per la Pastorale giovanile diocesana insieme al Centro diocesano vocazioni e all'Azione cattolica diocesana - Settore giovani, verrà proiettato il film "Oh mio Dio" del regista turritano Giorgio Amato. Alla visione della pellicola, che racconta l'ipotesi di un ritorno improvviso di Gesù ai giorni nostri, seguirà un confronto libero sul tema proposto, cui prenderà parte anche il nostro Arcivescovo. L'ingresso è libero.