La gioia di tutto il popolo

La gioia di tutto il popolo

NATALE DEL SIGNORE (Messa della Notte)

Is 9,1-6 | Sal 95 | Tt 2,11-14 | Lc 2,1-14

Ufficio Comunicazioni Sociali - don Michele MURGIA

Per una sensibilità quasi archivistica, a Natale siamo portati a considerare l’Incarnazione come un evento storicamente lontano, certamente straordinario, ma comunque compiuto, concluso, separato dalla nostra attualità. Se ci soffermiamo a pensare a quel “corpo” attraverso il quale Dio ha voluto manifestare se stesso nella storia, non possiamo non ammettere che almeno in altri due modi -correntemente e correttamente- oggi si ripresenta e ci coinvolge: nel corpo mistico della Chiesa, nel corpo sacramentato dell’Eucaristia. Entrambi sono reali e vivi e con essi siamo innegabilmente in relazione. La gioia che “sarà di tutto il popolo” potrebbe quindi essere quella di riuscire a riconoscere la nostra stessa presenza insieme a quella divina, nell’evento storico di Betlemme come in ogni celebrazione di quell’incontro tra Lui e noi “che lui ama”. Sigillo indelebile di una gioia che si moltiplica, di una letizia che aumenta è l’Eucaristia, Corpo ancora oggi vivo, che manifesta la presenza materiale di Dio e che ci vede indissolubilmente uniti a Lui nel semplicissimo gesto della Comunione. Il colle di Gerusalemme e la mangiatoia di Betlemme sono qui ogni giorno, nell’altare, quando il popolo di Dio è radunato per mettere in comune la propria “carne” e riprenderla “aumentata” di Dio.

Leggi le altre riflessioni domenicali sulla Parola di Dio

Pranzo di Natale in Episcopio

Pranzo di Natale in Episcopio

Alle ore 12.30 Mons. Arcivescovo condividerà il proprio pranzo in Episcopio (ingresso da c.so Regina Margherita, 53) con gli ospiti abituali delle varie mense cittadine che versano in condizioni di estrema povertà.

Sarà Natale se…

Sarà Natale se…

Messaggio augurale di Mons. Gian Franco Saba per il S. Natale 2018

Domani sarà Natale. In tutte le chiese nelle celebrazioni si renderà lode a Dio per la nascita del Salvatore del mondo. Il pensiero andrà al primo Natale della storia, alla nascita di Gesù di Nazareth, Dio che si è fatto uomo e si è mostrato in modo sorprendente nascendo in una stalla, da una povera ragazza sconosciuta, forse aiutata nel parto soltanto dal suo sposo. A Betlemme, ad accogliere il Salvatore, non accorsero i grandi del tempo ma dei semplici pastori. Loro, che erano emarginati, malvisti e disprezzati, furono i primi a recarsi senza indugio. Quel primo Natale ha inaugurato una nuova epoca: da quella umile culla Dio è il Dio-con-noi, che vive con l’uomo, che cammina con l’uomo, che stabilisce un’amicizia con i piccoli e i disprezzati, annunciando loro un futuro di speranza. Natale è un cammino dalla solitudine verso l’incontro. È una storia di relazioni autentiche che indicano una strada.

Vivere oggi il Natale significa ri-ascoltare la Parola di quel Bimbo che si dona e lasciarsi scuotere dal suo sorprendente messaggio. Vivere il Natale significa decidere di fare spazio alla voce silenziosa di Dio. Per udire la sua Parola, occorre prendersi un po’ di tempo e sostare in silenzio davanti al presepe per esprimere i propri desideri e le proprie domande. Una sosta per manifestare le proprie inquietudini, le proprie gioie e le proprie fatiche, per ridare gambe alle proprie aspirazioni. Una sosta per rinvigorire i passi con scarpe forgiate di coraggio, entusiasmo e impegno. Il Bambino Gesù darà una risposta che i Padri della Chiesa sintetizzano come un monito che restituisce capacità di crescita: «Io mi sono fatto bambino perché tu divenga persona, capace di realizzare pienamente i doni che io ti ho dato».

La voce del Natale propone un’ecologia per la cura della persona umana. «Sarà Natale, – come ricorda papa Francesco – se troveremo la luce nella povera grotta di Betlemme. Non sarà Natale se cercheremo i bagliori luccicanti del mondo, se ci riempiremo di regali, pranzi e cene ma non aiuteremo almeno un povero che assomiglia a Dio, perché a Natale Dio è venuto povero». Natale è anche una voce che scuote Betlemme, Gerusalemme e, con la luce della stella, raggiunge anche le terre più lontane. È l’invito ad una ecologia sociale e comunitaria. Il Bimbo nella culla di Betlemme è il dono di Dio agli uomini. Se lo accogliamo, anche noi possiamo diventare dono per gli altri, per coloro che nella propria vita non hanno mai sperimentato una carezza, un gesto di tenerezza, un’attenzione d’amore. Così Gesù nasce ancora nella nostra vita, nelle nostre comunità, nella nostra società. Attraverso di noi continua ad essere dono di salvezza per i piccoli e gli esclusi, per far fiorire la giustizia e abbondare la pace. Proprio come era stato preannunciato dai profeti.

I rinnovi delle funzioni elettive, che si terranno nel corso del nuovo anno ormai alle porte, costituiscono un’occasione per tornare alla fonte e ai riferimenti che ispirano e promuovono il bene comune. In queste tappe della nostra vita pubblica, ognuno potrà apportare la propria pietra per la costruzione della casa comune. Propongo di accogliere come programma per il prossimo futuro le parole di papa Francesco: «Come sono belle le città che superano la sfiducia malsana e integrano i differenti, e che fanno di tale integrazione un nuovo fattore di sviluppo! Come sono belle le città che, anche nel loro disegno architettonico, sono piene di spazi che collegano, mettono in relazione, favoriscono il riconoscimento dell’altro!».

Il mio augurio è che la nostra Chiesa sia casa, che la nostra Città sia casa, che il nostro Territorio sia casa: casa non dalle porte chiuse come le locande di Betlemme che non accolsero Maria e Giuseppe, ma accogliente, perché gli altri non si sentano estranei ma possano sentirsi accolti come parte di noi stessi. Il mio desiderio è che la gioia e la speranza ci portino tutti ad aprire le porte a chi bussa. Scopriremo così che il Natale di Gesù nasce in mezzo a noi. E faremo Natale se sapremo offrire la pace a quanti vivono in mezzo ai drammi e alle violenze della storia umana. Senza distinzioni né discriminazioni, ma capaci di aprire il nostro cuore al piccolo e all’escluso. Sarà Natale se, come Gesù, scenderemo verso chi ha bisogno di noi. Sarà Natale se, come i pastori di Betlemme, usciremo dai nostri recinti per andare verso la luce della grotta di Betlemme. Se Natale rimane soltanto una festa tradizionale, con al centro noi senza il Bimbo che nasce ancora oggi, si corre il rischio di “sbagliare festa”. Natale è un cammino di ricerca per scoprire come e dove il Bimbo rinasce ancora oggi. Un cammino che ricomponga ieri e domani con “l’oggi è nato per noi”, cantato con solennità in tutte le chiese e in tutte le storie di vita. Buon cammino con fiducia e speranza.

Il “nostro” frutto benedetto

Il “nostro” frutto benedetto

ANNO C - IV DOMENICA DI AVVENTO

Mi 5,1-4 | Sal 79 | Eb 10,5-10 | Lc 1,39-48

Ufficio Comunicazioni Sociali - don Michele MURGIA

Una citazione esplicita del Salmo 40 apre il brano della Lettera agli Ebrei e rivolge all’Assemblea liturgica un’espressione per cui il Natale alle porte può assumere un’insolita sfumatura: “un corpo mi hai preparato”. Certamente il riferimento è alla gravidanza della Beata Vergine Maria, ma non si possono escludere almeno altre due “preparazioni”: quello del corpo “mistico” -che è la Chiesa- e quello del corpo “sacramentato” -che è l’Eucaristia. Questo significherebbe che una misteriosa Visitazione si ripete quotidianamente, quando da una “convocazione” si origina il miracolo della celebrazione della Messa! Di sicuro ci vuole suggerire che il sussulto intimo di Elisabetta avrebbe diritto d’essere il sentimento più comune nella nostra esperienza di Dio e che ogni cristiano è chiamato a riscoprire ogni giorno di essere “beato” perché “ha creduto”. Infatti tutti i battezzati prendono realmente parte alla “preparazione” del Corpo che Dio si è scelto per rinnovare e mantenere sperimentabile nella storia la propria presenza; allo stesso modo ogni fedele ha nel proprio DNA spirituale la “gioia” come carattere dominante della propria esistenza nel mondo. Ricordarlo a Natale è cosa buona, ma non ci dispensa dal voler “sussultare” tutte le volte che ci rendiamo conto di essere membri della Chiesa.

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La Città verso il Natale

La Città verso il Natale

Un cammino di incontri e celebrazioni che scandisce i tempi della Novena di Natale insieme all'Arcivescovo Mons. Gian Franco Saba: 5 appuntamenti in altrettanti luoghi simbolo della Città di Sassari per realizzare quella prossimità tra Chiesa e Società che esprime il senso più profondo del mistero dell'Incarnazione.

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