Libertà, da più di cent’anni una storia in itinere

Libertà, da più di cent’anni una storia in itinere


Anche durante le vacanze di Natale è possibile prenotare e acquistare il libro di Giuseppe Zichi che racconta la storia più che centenaria del giornale diocesano, presso la redazione di Libertà in largo Seminario 1/a, dal Lunedì al Venerdì, dalle 10 alle 12. È possibile concordare un appuntamento chiamando, in orario ufficio, il 3488364612.
Il giornale nasce nel lontano 1910 grazie all’impegno del padre vincenziano Giovanni Battista Manzella, come risposta alle idee del socialismo e della massoneria che stavano trovando sempre più spazio a Sassari. Su questi temi vi era già stata nel 1909 una lettera pastorale dell’arcivescovo di Sassari, Emilio Parodi, dal titolo I nostri torti.
Si trattava di una necessità tanto più sentita nel momento in cui avevano cessato le pubblicazioni due testate d’intonazione cattolica: il quotidiano “L’Armonia Sarda” ed il settimanale “La Voce di Sardegna”. Una necessità diventata di particolare attualità per contrastare il quotidiano progressista locale, “La Nuova Sardegna”, con cui entrerà da subito in polemica, e il giornale socialista “La Via”. Regolari saranno i servizi di replica agli articoli satirici sul clero pubblicati da quella che veniva considerata la stampa avversaria. Lo scontro iniziale con la “Nuova Sardegna” fu occasionato dalle manifestazioni programmate nello stesso 1910 per onorare Giordano Bruno, che veniva salutato come paladino del libero pensiero contro il preteso terrorismo dogmatico e l’oscurantismo della Chiesa. I cattolici organizzarono un grandioso comizio di protesta, al quale con una moltitudine di cittadini parteciparono le fiorenti associazioni del capoluogo e della provincia. Per l’occasione fu pubblicato un numero unico dal titolo “Protestiamo”, che preludeva a un’intrapresa più impegnativa e di carattere continuativo nel campo della stampa. Quindici giorni dopo, domenica 13 marzo, usciva il primo numero di “La Libertà”, nel quale la testata non mancava di precisare quella che sarebbe stata la sua linea. Nell’editoriale, dal titolo Lavoriamo!, la direzione spiegava i fini che intendeva raggiungere: promuovere «i veri principi della libertà e della sana democrazia» soprattutto tra i giovani e gli operai e si dichiarava libera dall’appartenenza ad alcun partito politico; di qui l’invito al mondo cattolico sassarese di attivarsi in questa direzione. Tanti saranno nei decenni successivi i momenti di tensione tra “La Nuova Sardegna” e “Libertà”, anche se nell’editoriale del primo numero si affermava che “La Libertà” non si sarebbe abbassata ad una «polemica ingiuriosa ed aggressiva». L’uso della stampa fu uno degli strumenti utilizzati da Manzella nel suo programma di evangelizzazione. Egli aveva intuito, da subito, il ruolo crescente che i mezzi di comunicazione sociale avrebbero acquistato negli anni e, in questa logica, la posizione di punta che soprattutto la stampa avrebbe potuto avere per l’opera che la Chiesa aveva deciso da due millenni di portare avanti. Il fine, in un periodo in cui sempre più andavano diffondendosi ideologie che ponevano l’ateismo alla loro base, sarebbe potuto essere anche quello di contribuire ad arginare gli attacchi dei giornali anticlericali. L’auspicio era, infatti, quello di far entrare “La Libertà” (ed il nome era  già un biglietto da visita importante) in tutte le case come «giornale del popolo», mostrandosi come uno strumento di mediazione tra l’alta cultura e il comune sentire per la difesa dei principi religiosi. Libertà! Da più di cent’anni una storia in itinere, a cura di Giuseppe Zichi, con prefazione di Manlio Brigaglia e postfazione di p. Paolo Atzei, Sassari, Mediando, 2016, 400 pp., euro 28.00 contiene al suo interno contributi di autori diversi che si soffermano su periodi e questioni particolarmente importanti per la storia del giornale, della Chiesa cattolica e dell’Italia intera. Questo libro a più mani, attraverso un ricco percorso di testi e immagini, ricostruisce la lunga e complessa storia del giornale. Dai numerosi articoli individuati tra le raccolte polverose della testata e commentati in queste pagine, emergono spunti interessanti sulla storia ecclesiastica dell’arcidiocesi di Sassari e della religiosità sarda tout court, ma anche su quella sociale, economica e delle istituzioni. Le firme che si sono succedute negli anni, molte delle quali autorevoli (basti pensare alla collaborazione di Antonio Segni), testimoniano il peso che il periodico ebbe nell’iniziare al dibattito culturale e politico alcuni giovani che ebbero un ruolo significativo nella vita politica italiana della seconda metà del Novecento.
 

Don Renato Mauri è tornato alla Casa del Padre

Don Renato Mauri, 50 anni, è spirato dopo una malattia che non gli ha lasciato scampo, a Livigno ultima sua parrocchia dove era stato destinato a esercitare il ministero. Nato a Desio, era cresciuto a Pagnano, a Calco (paese dove il padre faceva il calzolaio) aveva frequentato le scuole medie, poi si era iscritto ai Salesiani di Sesto San Giovanni ed infine era entrato in seminario, con il sogno di diventare sacerdote missionario. Sogno avveratosi nel 1992 anno di consacrazione per mano dell'allora arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini. In frazione aveva celebrato la prima Messa e poi era stato destinato nelle Filippine.
Qui era rimasto qualche anno a Mindanao per poi fare rientro in Italia ed essere assegnato alla comunità della Sacra Famiglia di Sassari dove lo aveva raggiunto il papà, vedovo (la mamma non aveva avuto la gioia di vedere la sua consacrazione), deceduto qualche anno dopo e sepolto a Pagnano, accanto alla consorte. Dal mare Don Renato era passato alle montagne raggiungendo Livigno da dove poi avrebbe dovuto fare il suo ingresso nella diocesi di Como. Il sopraggiungere della malattia e l'aggravarsi delle sue condizioni di salute hanno però chiuso in fretta il suo cammino terreno. 
“Ed ecco il giorno della letizia!”.

“Ed ecco il giorno della letizia!”.

+ Padre Paolo Atzei, Arcivescovo

Nel pensare a un’immagine ricordo per i 50 anni di Sacerdozio, non  ho avuto dubbi, data l’imminenza della Natività liturgica di Nostro Signore Gesù Cristo: il presepio di Greccio, ossia quello che viene definito il primo presepio della storia. E accostare Betlemme al Cenacolo.
Greccio, un paese della provincia di Rieti, di 1500 abitanti, si erge su un colle della cosiddetta Piana Reatina, a 300 mt. di altitudine rispetto al fondo valle.
Francesco probabilmente era già stato in questa zona nei primi tempi della sua conversione (1209 ?), ma “tre anni prima della morte”, come ricorda il suo biografo Tommaso da Celano, vi ritorna per soddisfare un suo grande desiderio, forse accresciutosi dopo la visita in Terra Santa, nel 1219, durante la quale ebbe modo di infervorarsi ancor più dei luoghi resi famosi da mistero dell’umanità del Figlio di Dio, fra i quali Betlemme. Questo il luogo “dove si compirono per lei (Maria, sposa di Giuseppe, ndr) i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo” (Luca 2, 5-7).
A premessa, il biografo evidenzia la ragione che informa l’animo del Santo: “La sua aspirazione più alta, il suo desiderio dominante, la sua volontà più ferma era di osservare perfettamente e sempre il santo Vangelo e di imitare fedelmente con tutta la vigilanza, con tutto l’impegno, con tutto lo slancio dell’anima e del cuore la dottrina e gli esempi del Signore Nostro Gesù Cristo”. “Ma soprattutto l’umiltà dell’Incarnazione e la carità della Passione aveva impresse così profondamente nella sua memoria, che difficilmente gli riusciva di pensare ad altro”. L’allestimento plastico, dal vivo, del presepio di Greccio risponde a questa ragione profonda della sua fede e devozione verso la Natività di Gesù (cfr. Fonti Francescane 466-68).
In quel borgo c’è un amico di Francesco, tale Giovanni Velita, stimato per “la nobiltà dello spirito”. Siamo nella Natività del 1223, verso metà dicembre.
Il Santo confida all’amico il suo grande desiderio di “rappresentare il Bambino nato a Betlemme e, in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello”. Subito l’amico si affretta a realizzareil disegno esposto dal Santo” (cfr. l.c.).
Ed ecco il giorno della letizia!”. Da ogni parte giungono i frati, uomini e donne con fiaccole per illuminare quella notte santa. Arriva anche Francesco, raggiante di gioia, nel vedere tutto predisposto. Sistema il fieno, il bue e l’asinello. Tutto appare evangelico: semplice, povero, umile. “Greccio è divenuta una nuova Betlemme”. La gente accorre, gioisce e canta, i frati lodano il Signore (l.c. 469). Ma quella Betlemme rimanda al Cenacolo. Infatti, segue la celebrazione solenne dell’Eucaristia sul presepio, e Francesco “assapora una consolazione mai gustata prima”.
Vestito da diacono canta il Vangelo e si infervora nel parlare del “Bambino di Betlemme”, che pronunciava “passando la lingua sulle labbra quasi a gustare e trattenere la dolcezza delle parole” (l.c. 470).
Quel Bambino privo di vita sembra ridestarsi e risuscitare nei cuori di molti che l’avevano dimenticato. E anche il fieno della mangiatoia si dice avesse poteri taumaturgici per uomini e animali (l.c. 471).
Conclude il Celano: “Oggi… sopra il presepio è stato costruito un altare e dedicata una chiesa a San Francesco, affinché… gli uomini possano mangiare, come nutrimento dell’anima e la santificazione del corpo, la carne dell’Agnello immolato e incontaminato, Gesù Nostro Signore, che con amore infinito ha donato se stesso per noi” (l.c.).
Riportando nel retro del famoso quadro di Giotto, nella Basilica Superiore di Assisi, questa citazione per il mio Giubileo sacerdotale, avvenuta nella IV Domenica di Avvento del 1966, desideravo unicamente rapportare il Mistero dell’Incarnazione avvenuto a Betlemme al Mistero eucaristico, istituito da Gesù nel Cenacolo.
Non diverso è e rimane lo spirito di Betlemme e del Cenacolo nelle nostre Novene di Natale, con la celebrazione dell’Eucaristia e l’Adorazione. Il modo più autentico per prepararsi a celebrare il Mistero dell’Incarnazione.
 
CELEBRAZIONI NEL PERIODO NATALIZIO

CELEBRAZIONI NEL PERIODO NATALIZIO

CELEBRAZIONI
PRESIEDUTE DA MONS. PAOLO ATZEI

NEL PERIODO NATALIZIO 2016-2017

CATTEDRALE DI SAN NICOLA

 

Sabato 24 dicembre 2016
Ore 23.40: Ufficio delle Letture
Ore 24.00: S. Messa della notte

Domenica 25 dicembre 2016
Ore 11:00: S. Messa Pontificale

Sabato 31 dicembre 2016
Ore 18.00: S. Messa Pontificale di ringraziamento e canto del “Te Deum”

Domenica 1 gennaio 2017
Ore 18.00: S. Messa Pontificale  per la 50a Giornata mondiale della pace

Venerdì 6 gennaio 2016
Ore 18.00: S. Messa Pontificale 

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