Promosso e organizzato dalla Segreteria delle aggregazioni laicali in collaborazione con il Centro pastorale e la Fondazione Accademia, l' 8 marzo scorso si è svolto a Sassari il ritiro spirituale della Quaresima dedicato ai laici e agli operatori pastorali della diocesi. La celebrazione nella cattedrale di San Nicola, ha aperto la giornata di ritiro ed è stata presieduta dall’amministratore diocesano, monsignor Antonio Tamponi. Durante l’omelia Tamponi ha meditato sul tempo della Quaresima, tempo penitenziale, nel quale il cristiano sente maggiore l’esigenza di conversione del cuore e la ricerca di comunione con Dio, riscoprendo la propria identità, iniziando dal Battesimo. Infatti facendo riferimento al Vangelo, e ai segni, il periodo quaresimale riporta all’essenza di quello che è Gesù Cristo per il cristiano: la fonte della vita e della salvezza. La simbologia dell’acqua ricorda la realtà battesimale, essendo elemento essenziale della vita, a simboleggiare quanto sia importante il dono di Dio e quanto sia essenziale Dio per l’umanità. La mattinata è proseguita nell’Auditorium Giovanni Paolo II con una conferenza dal titolo Radici conciliari, frutti sinodali: l’evoluzione della Missione dei laici della Chiesa, curata da Gavino Matteo Latte, docente di teologia morale dell’Istituto superiore di scienze religiose di Sassari e Tempio Ampurias.
Nell'ambito delle attività della Pastorale Universitaria, in collaborazione con la Fondazione Accademia, si è svolto l’11 marzo un incontro dedicato alle cure palliative, tenuto presso l’aula di farmacologia nel dipartimento di medicina dell’Università degli studi di Sassari, occasione di riflessione profonda sul rapporto tra medicina, tecnologia e dignità della persona umana. Il tema, centrale nel dibattito bioetico contemporaneo, è stato animato dagli interventi del prof. Mario Oppes, del prof. Pier Andrea Serra e della dr.ssa Anna Guido. A moderare, il prof. Claudio Fozza. Parlare di cure palliative significa porsi una domanda fondamentale sulla dignità della vita umana, del suo valore inviolabile anche nel dolore e nella sofferenza e, dunque, del fondamentale lavoro di cura che i medici, anche in questo senso, devono avere, per sfuggire alla tecnicizzazione di un mestiere oramai sempre più meccanico. Il primo intervento, a cura del prof. Oppes, si snodava nel pensiero filosofico per spiegare ai presenti proprio questo, cioè l’importanza che la figura del medico, per ricordarsi di essere un agente di cura a 360 gradi, implementi alla sua formazione scientifica una concreta conoscenza della bioetica, di cosa significhi parlare di vita umana nei termini di bene comune. Benedetto XVI, Romano Guardini e Karl Jaspers sono alcuni dei grandi teologi e filosofi che sono stati citati per comprendere l’approccio corretto alla materia. Il prof. Serra ha proposto una riflessione sulla trasformazione della figura medica, a partire da una constatazione scomoda, in perfetta continuità col discorso iniziato dal prof. Oppes, cioè che il medico del futuro non può essere uguale a quello del passato. In un mondo in cui l'intelligenza artificiale supera l'essere umano in molti compiti tecnici, il valore aggiunto del medico non può più risiedere soltanto nella competenza tecnica. Serra ha proposto come concetto bussola quello di equità sanitaria, ricordando la costante tendenza del sistema sanitario alla privatizzazione, invocando dei principi di equità sanitaria e di universalismo proporzionato. Serra ha anche illustrato il funzionamento dell'intelligenza artificiale in ambito medico, spiegando il meccanismo delle reti neurali e dei "pesi" sinaptici, e presentando l'esempio di MedGemma, un modello compatto capace di analizzare referti e di rispondere a quesiti diagnostici. La conclusione implicita: l'IA può assistere, ma non può sostituire il giudizio clinico umano, né la relazione di cura. Infine, la dottoressa Guido ha portato la voce più concreta e toccante dell'incontro, affrontando il tema delle cure palliative partendo da esperienze sul campo. Le cure palliative sono state definite cure dello stare: un approccio che non mira a prolungare la vita a ogni costo, ma ad accompagnare il paziente e la famiglia con presenza, ascolto e sollievo dalla sofferenza, comprendendo anche interventi non farmacologici. Attraverso una serie di casi clinici, la dottoressa ha aperto una finestra su storie di bambini e ragazzi in condizioni di malattia grave, stimolando riflessioni etiche intense. Il messaggio di fondo è rimasto impresso: non si tratta di aggiungere giorni alla vita, ma vita ai giorni.
La Chiesa sarda si appresta a vivere un momento di profonda intensità spirituale ed ecclesiale in occasione del Centenario della Basilica di Nostra Signora di Bonaria, da sempre cuore pulsante della devozione mariana nell’Isola. Questo importante anniversario non rappresenta solo una ricorrenza storica, ma un vero e proprio cammino corale che coinvolgerà l’intera Sardegna attorno al suo santuario più caro.
Le celebrazioni entreranno nel vivo il 15 aprile con l’inizio del solenne novenario di preparazione. Saranno giorni di preghiera e riflessione, animati quotidianamente dai Pastori delle diverse diocesi sarde e dal Generale dell'Ordine dei Mercedari, custodi storici del santuario. In questo fitto calendario di incontri, un momento di particolare rilievo sarà la giornata di martedì 16 aprile, quando la celebrazione sarà presieduta da Monsignor Antonio Tamponi, Amministratore Diocesano, che guiderà i fedeli nel secondo giorno di questo percorso verso la festa della Patrona.
Il cammino spirituale del novenario troverà il suo culmine naturale il 24 aprile, giorno della solennità della Madonna di Bonaria. Il momento centrale dell’intero Centenario sarà la Santa Messa delle ore 11:00, una liturgia di eccezionale valore ecclesiale che vedrà riunito attorno all'altare l'intero episcopato sardo. A presiedere questa solenne celebrazione sarà il Cardinale Matteo Zuppi, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, la cui presenza sottolinea il prestigio e il significato profondo che questo anniversario riveste per la Chiesa intera. Sarà un momento di unità e di rinnovata devozione, in cui l’Isola intera si stringerà idealmente attorno alla sua Protettrice.
Dal 6 all’8 marzo, presso la Casa Santa Luisa gestita dalle suore vincenziane, si sono tenuti gli Esercizi Spirituali della Pastorale universitaria, organizzati dal suo responsabile Don Fabio e da Suor Graziella, opportunità preziosa per abitare in profondità, insieme ad altri ragazzi, la vita da studente universitario, per poter condividere del tempo e avere la possibilità di creare nuove amicizie e accogliere appieno il senso dell’essere cristiano il quale, proprio a causa di una fede ragionata e sentita, dev’essere verificato nel rapporto e nella relazione con l’altro, nella compagnia fra uomini, fra amici. Un tema che, non a caso, è stato al centro di un’intera giornata di riflessione e catechesi e che, anzi, ha rappresentato proprio l’essenza dell’esperienza stessa: non a caso, i momenti di condivisione e riflessione si sono aperti continuando la lettura del libro I quattro amori di C. S. Lewis, proprio della parte dedicata all’amicizia, percorso tra l’altro già iniziato dalla Pastorale in una serie di incontri dal tiolo “E se la fede avesse Ragione?”. È necessario, quindi, insistere sull’ aspetto cristiano di queste giornate per poter parlare a fondo del loro significato: non è stato un semplice periodo di convivenza durato tre giorni, come una comitiva qualsiasi di amici o conoscenti. In questo caso, quello che si è condiviso non è stato solo del tempo, ma una Verità, anzi, la Verità, la Verità dell’Incarnazione del Verbo in Gesù Cristo, testimoniata dal Vangelo, del suo Amore per noi uomini, della sua morte e Resurrezione. In quest’ottica, i momenti più importanti si sono vissuti nel tempo dedicato alla catechesi, articolato lungo due giornate. In una, dal titolo Li amò fino alla fine, si è riflettuto sull’Amore di Cristo come contenuto essenziale del suo messaggio, un Amore che non solo tocca gli Apostoli durante la Sua vita, ma che si spinge fino alla morte in Croce, si spinge fino al sacrificio della propria carne, diventa, nel grido di supplica al Padre, veramente un amore “fino alla fine” e si realizza, per proiettarsi nella Storia, con la Resurrezione, con la vittoria sulla Morte. Cristo, in quanto volto di Dio, è un Dio umano, incarnato appunto, ed è stata proprio l’incarnazione ad essere stata centrale per indagare la figura dell’Altro e il concetto di Amicizia. La possibilità di rivolgersi a Dio con un Tu ci costringe infatti a chiederci: che cos’è l’Amico? Come posso incontrare Cristo nella mia vita? Se anche Gesù è riuscito a perdonare sia i suoi stessi discepoli, che alla fine della Sua vita l’hanno abbandonato, se non addirittura rinnegato, come Pietro, sia i suoi carnefici, chi è l’uomo per non perdonare il prossimo per un torto che non vale neanche un infinitesimo di quello che ha passato Dio in Croce? Incontrare l’altro significa quindi incontrare Cristo, perché non posso postulare un Io senza Tu, senza un amico. Questa giornata si è conclusa con un gesto che da solo sarebbe capace di descrivere veramente l’amore incondizionato di Gesù, che si abbassa fino alle sozzure più degradanti delle nostre vite senza rifiutarci, ovvero con la lavanda dei piedi. La seconda giornata, invece, ha proposto una catechesi dal nome La Risurrezione di Cristo è la risposta all’uomo per la sua sorte futura? Come accennato prima, nonostante la tematica apparentemente diversa da quella precedente, ne rimane profondamente legata e, anzi, presupposto indispensabile per pensare l’uomo in relazione con altri uomini. Ciò che infatti la Pasqua lascia all’umanità ferita, il dono che Gesù morente ci lascia spirando sulla Croce è la Speranza, la speranza che le ferite della nostra carne e del nostro spirito possano guarire, la speranza del perdono e della redenzione, la speranza nella vita e nel volto del prossimo.
L’insegnamento più profondo di queste due giornate sicuramente è l’aver insistito su come il cristianesimo sia la fede più umana di tutte, la fede dell’uomo e nell’uomo, nel senso che nessun altro credo pone concettualmente così al centro l’uomo nelle sue contraddizioni, nel suo dolore e nelle sue ferite, nella possibilità del peccato, senza per questo precludere la strada alla salvezza e l’amore come senso ultimo e unico comandamento dell’esistenza. Proprio alla luce di questa considerazione, come conclusione, è necessario citare la cosa sicuramente più bella di questa esperienza, cioè l’aver sentito nascere un’amicizia reale. Le catechesi e i momenti di preghiera, infatti, sarebbero state incomplete se non fosse stato per i momenti di condivisione: dalla condivisione più intima nel sacramento della confessione, a quella più ampia dei momenti di riflessione condivisa, senza pregiudizi e senza paura e che, sicuramente, ha segnato l’inizio di un percorso che avrà ancora tanto da donare a noi studenti universitari.
Giovedì 5 marzo, nella Sala Conferenze ERSU di Sassari, si è svolto il convegno “Custodire i più fragili. La tutela dei minori tra responsabilità educativa e prevenzione dei rischi. Rete sociale e rete digitale”, don Fortunato Di Noto , fondatore dell’associazione Meter e l’avv. Maria Suma hanno approfondito il tema della prevenzione e dei pericoli presenti nella rete e l’impegno della chiesa anche sul territorio in merito. È emersa con forza l’urgenza di una vigilanza educativa capace di accompagnare i minori anche nel mondo digitale, dove fenomeni come l’adescamento, la diffusione di materiale pedopornografico e le manipolazioni tramite intelligenza artificiale rappresentano nuove frontiere dell’abuso.
Il convegno ha sottolineato fin dall’inizio come la tutela dei più piccoli non sia una questione di settore, ma una responsabilità condivisa tra famiglie, comunità educative e ambienti online.
Nei saluti istituzionali, mons. Antonio Tamponi, l’assessora comunale Laura Careddu e l’avv. Valeria Aresti hanno richiamato la necessità di superare l’indifferenza e costruire una corresponsabilità concreta per affrontare rischi sempre più complessi.
Accanto alle due relazioni centrali, il convegno ha voluto dare voce al territorio attraverso alcune testimonianze autorevoli: l’avv.Selene Desole, sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale dei minori di Sassari, la Polizia Postale attraverso l’isp. Michele Delogu e il suo team, la voce della scuola, con il prof. Gian Franco Strinna e la Garante per l’infanzia del Comune dott.ssa Maria Antonietta Muroni. Il messaggio che ritorna è netto: prevenzione significa arrivare prima, perché il “dopo” può diventare inferno, nella reputazione, nelle relazioni, nella psiche.l’importanza della prevenzione perciò richiama anche la collaborazione tra istituzioni.
l’immagine del “villaggio” educativo dice bene la necessità di una rete di adulti consapevoli, luoghi di ascolto e comunità capaci di accompagnare i più giovani anche nelle nuove sfide della cultura digitale.
Il convegno è stato promosso dal Servizio diocesano per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili dell’Arcidiocesi di Sassari e dalla Fondazione Accademia – Casa di Popoli, Culture e Religioni. L’incontro ha riunito Chiesa, istituzioni, scuola e professionisti del territorio per riflettere sulla protezione dei minori in un tempo segnato da una profonda emergenza educativa ulteriormente interpellata dalle nuove frontiere della comunicazione social e dall’intelligenza artificiale.