La Verità come Cammino: L’Eredità di John Henry Newman

27 Febbraio 2026 | News, primo piano

L’incontro culturale tenutosi presso l’Università di Sassari ha gettato un ponte tra la filosofia dell’Ottocento e le sfide esistenziali del XXI secolo, rileggendo la figura di John Henry Newman non come un reperto storico, ma come una guida attuale per chiunque cerchi un senso nel caos della modernità. Attraverso le voci dei relatori, è emerso il ritratto di un uomo che ha saputo conciliare l’inquietudine della ragione con la fermezza della fede, indicando nella coscienza il terreno d’incontro tra l’umano e il divino.
Il percorso dell’incontro si è snodato a partire dalla riflessione d Don Fabio Vincenzo Nieddu, il quale ha posto l’accento sulla direzione dell’esistenza umana e sulla critica di Newman al liberalismo religioso, inteso come la tendenza moderna a considerare la religione una mera opinione soggettiva o un sentimento privato. Per il teologo inglese, la coscienza non è un’autorizzazione all’arbitrio o al “sentirsi bene”, ma il luogo di un’obbedienza a una Verità oggettiva che ci precede; egli ha così superato la frattura tra fede e ragione descrivendo una “buona disposizione” del cuore che non nega l’intelletto, ma lo apre al riconoscimento di una luce superiore, la “Luce Gentile” che guida il passo anche nel buio del dubbio. Questo tema è stato approfondito dal prof. Giuseppe Pintus , che ha descritto la coscienza come un fatto empirico e relazionale, definendola, secondo la celebre intuizione di Newman, come l’eco di una voce esterna e imperativa. Questa voce non è un prodotto dell’Io, ma si manifesta attraverso i sentimenti di responsabilità, timore o pace che proviamo di fronte alle nostre azioni; proprio come un’eco rimanda a una sorgente sonora, la coscienza diventa per Newman la prova tangibile e sperimentale dell’esistenza di un Dio personale e Legislatore. In questa prospettiva, la religione si trasforma da dottrina astratta in una relazione vivente e psicologicamente reale, dove la fede agisce come un movimento della ragione che riconosce una verità esterna e oggettiva, rispondendo a un “Qualcuno” a cui dobbiamo rendere conto. Il Dottor Leandro Cossu ha infine collegato questa esperienza interiore al metodo della conoscenza concreta attraverso il senso illativo, ovvero quella facoltà della ragione che Newman contrappone alla logica formale e astratta: il senso illativo non procede per sillogismi matematici, ma per una convergenza di indizi, probabilità e segni sensibili che, presi singolarmente, sembrano fragili ma, intrecciati insieme, generano una certezza morale incrollabile. Newman dimostra così come l’empirismo non sia nemico della fede, poiché è proprio partendo dai dati della realtà e dai “fili” delle esperienze quotidiane che l’uomo, guidato dal senso illativo, giunge alla convinzione che la verità cristiana sia reale. La commistione tra fede e ragione avviene dunque nel riconoscimento che la ricerca della verità è un atto integrale della persona, la quale, partendo dal dato sensibile e ascoltando l’eco interiore, scopre che la Verità non è un teorema da dimostrare, ma una presenza da accogliere con coraggio e onestà intellettuale.

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