Il Prof. Don Alessandro Cossu nominato Direttore dell’ISSR Sassari/Tempio-Ampurias

Il Prof. Don Alessandro Cossu nominato Direttore dell’ISSR Sassari/Tempio-Ampurias

 

Al termine dell’iter previsto dalla normativa, avviato nel mese di novembre 2024, Sua Ecc.za Mons. Antonio Mura, Vescovo di Nuoro e Lanusei e Gran Cancelliere della Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna, ha nominato Direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose Sassari/Tempio-AmpuriasEuromediterraneo il Prof. Don Alessandro Cossu, per il biennio 2025-2027.

La nomina è avvenuta in forza del rescritto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, previo nulla osta di Sua Ecc.za Mons. Gian Franco Saba, Arcivescovo Metropolita di Sassari e Moderatore dell’Istituto, e dopo aver acquisito il parere favorevole del Consiglio di Facoltà.

Pasqua dell’Universita’: Celebrazione Eucaristica

Pasqua dell’Universita’: Celebrazione Eucaristica

Nel pomeriggio di lunedì 14 aprile, al termine dell’evento culturale promosso dalla Fondazione Accademia in collaborazione con la Pastorale Universitaria, nella chiesa del Santissimo Sacramento, a Sassari, l’Arcivescovo Gian Franco ha presieduto la Celebrazione Eucaristica in occasione della Pasqua dell’Università.

Nell’omelia, l’Arcivescovo ha detto:

«Questo pomeriggio ci troviamo insieme per condividerel’Eucaristia nella quale vogliamo fissare lo sguardo sul mistero della Pasqua.

Il Vangelo che è stato proclamato, tratto dal testo di Giovanni (Gv 12,1-11) ci invita a rivolgere la nostra attenzione su Gesù. La folla viene a sapere che è presente Gesù, ma ha necessità di vedere, desidera conoscere, desidera scoprire. L’evangelista Giovanni, infatti, nel suo testo, utilizza due formule verbali (horân e theâsthai) per esprimere la capacità di vedere da parte dell’uomo:la prima è quella fisica, immediata; la seconda è una visione più profonda, che eleva, che apre alla comprensione del mistero. È verso questa seconda visione più rilevante che l’evangelista desidera condurre gli uditori della Parola di Dio di tutti i tempi,per entrare in una prospettiva di visione. La visione di cui parla l’evangelista è la capacità di percepire, di conoscere la presenza del Signore. È la dimensione dello sguardo mistico. Uno sguardo capace di profondità, che ha bisogno di assurgere a più livelli.Questo avviene su più fronti, sia in quelle che vengono chiamate scienze ‘pure’ sia nelle scienze umanistiche, le scienze dello spirito.

Il mistero della Pasqua ci invita a porre al centro dell’attenzione le diverse vie della conoscenza. E tra queste vi è la via della fede.Essa dialoga con le altre vie, non procede isolata, ma si nutre del confronto, si misura con le molteplici dimensioni della conoscenza. Non dobbiamo avere timore di dare voce alla parola della fede, così come a quella del dubbio o della non credenza, come ci suggerisce anche la Prima Lettura, tratta dal libro del profeta Isaia (Is 42,1-7), con il carme del Servo sofferente. Esso costituisce la risposta a domande o situazioni non sempre positive,ma manifesta proprio la domanda della fede che si pone davanti a situazioni spesso controverse, discusse, oppresse. Le domande poste da questa pagina biblica riguardano i temi dell’ingiustizia, della prepotenza, dell’attenzione dovuta ad ogni forma di fragilità, dell’attenzione verso ciò che sembra non avere più vita o alcun diritto. È verso queste dimensioni che, con il linguaggio articolato della Rivelazione, arriva una parola di fiducia e di speranza.

In questo “cambiamento d’epoca”, così definito da Papa Francesco, è importante sapersi confrontare senza timore con tutte queste domande, soprattutto nei tempi della formazione, nella riflessione e nell’elaborazione delle personalità chiamate a divenire guide, leadership, nei diversi ambiti della vita. Queste domande non sono ostacoli, ma percorsi; costituiscono itineraridai quali lasciarsi interpellare.

La Pasqua è una luce che ci interpella, che ci pone in cammino e ci apre nuovi orizzonti e nuove prospettive».

Pasqua dell’Università 2025

Pasqua dell’Università 2025

Nel pomeriggio di lunedì 14 aprile, a Sassari, nell’Aula “Giovanni Bo” del Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Farmacia, si è svolta la celebrazione della Pasqua dell’Università, un appuntamento consolidato e significativo per l’Università Turritana, promosso dall’Ufficio diocesano per la Pastorale universitaria e la Fondazione Accademia. Segno concreto del dialogo vivo tra l’Arcidiocesi e il mondo accademico, che trova in questa occasione un momento di riflessione comune e di condivisione spirituale.

Il tema proposto quest’anno – Si può ancora sperare? – è stato affrontato attraverso contributi di grande spessore, che hanno stimolato interrogativi profondi e prospettive ricche di senso.

Prof. Giuseppe Pintus, con un intervento di taglio teologico-filosofico, ha proposto una riflessione intensa e profonda sul tema della speranza, mettendo in luce il pensiero di Hans Urs von Balthasar e richiamando la figura di Charles Péguy. Al centro della sua analisi, la domanda “per chi sperare?”, che ha aperto alla comprensione della speranza come opera, missione e impegno, una forza generativa che si incarna nella realtà attraverso il Bello, inteso come epifania di Dio nel mondo.

Prof. Alessandro Ponzeletti, docente di Storia dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Sassari, ha offerto una lettura artistica del tema, soffermandosi su due opere emblematiche: La Speranza di Gustav Klimt, in cui la speranza si incarna in una donna in attesa, metafora dell’esistenza umana protesa verso un futuro profondamente desiderato; e Il ponte di Eraclito di René Magritte, immagine suggestiva che evoca la tensione verso il compimento, sospesa tra sogno e dubbio, tra desiderio e incertezza.

Mons. Salvatore Fois, Delegato vescovile per l’Educazione, ha concluso offrendo una lettura positiva e motivante: sperare è possibile, perché esiste una ragione profonda che spinge l’uomo a vivere pienamente. È la speranza, infatti, a dare senso, direzione e respiro all’esistenza quotidiana.

L’incontro è stato anche occasione per un momento di saluto e riconoscenza. Il Magnifico Rettore, prof. Gavino Mariotti, ha ringraziato l’Arcivescovo Mons. Gian Franco Saba, che si appresta ad assumere il nuovo incarico di Ordinario Militare per l’Italia, per l’impegno profuso nel corso degli anni nel costruire e rafforzare il dialogo tra la Chiesa diocesana, la Fondazione Accademia e l’Università. Un lavoro prezioso, frutto di relazioni autentiche.

Nel suo intervento, l’Arcivescovo Mons. Gian Franco Saba ha detto:

«Saluto il Magnifico Rettore, professor Gavino Mariotti, i Rettori emeriti, il professor Maida, il professor Mastino, i Direttori di Dipartimento, il Prorettore, i Chiarissimi Professori, gli Illustri Studenti e tutti i partecipanti.

Questo è per me un momento di particolare commozione. In otto anni si è consolidato un clima di collaborazione autentica, di dialogo costruttivo e, permettetemi di dire, anche di familiarità e amicizia. Lasciare un incarico è sempre motivo di sofferenza. Tuttavia, si tratta di un lasciare per continuare a servire, nella fedeltà alla vocazione e alla missione che ci impegna al servizio della Chiesa. Questo rappresenta per me l’elemento fondamentale.

Desidero altresì sottolineare che i rapporti costruiti – tanto a livello personale quanto istituzionale – non sono destinati a interrompersi. Come è noto, il servizio dell’Ordinario Militare non si riferisce a una Chiesa territoriale, ma a una diocesi assimilata a una Chiesa personale, con una prospettiva più ampia e articolata.

Nel pieno rispetto del mio successore e della dimensione territoriale della diocesi, intendo continuare a sostenere, nei limiti consentiti, quelle speranze e quei percorsi che abbiamo condiviso, affinché il territorio possa continuare a beneficiare dell’impegno volto alla promozione e alla cura integrale della persona umana, anche attraverso legami di affetto e collaborazione.

Sono stati per me anni significativi, segnati da un confronto rispettoso dei ruoli istituzionali e da una convergenza su temi comuni. Abbiamo lavorato per la promozione di progetti condivisi, nella consapevolezza che il territorio di Sassari necessiti oggi di un rinnovato slancio. Le risorse, le competenze, le energie non mancano. Forse occorre un ulteriore impulso, un nuovo spirito capace di mettere in connessione le molte ricchezze di storia, cultura, professionalità e umanità di cui il territorio dispone.

Le realtà menzionate dal Rettore – dagli ospedali alle imprese, dai centri di ricerca alle attività economiche – riguardano concretamente la vita delle persone, la loro serenità e la loro speranza quotidiana. Non si tratta di settori di nicchia, ma di ambiti vitali per la comunità. Mi auguro, pertanto, che l’impegno di tanti, qui presenti, possa condurre a risultati concreti e condivisi.

Per quanto attiene più direttamente alla sfera diocesana, desidero salutare la città attraverso un atto concreto: la riapertura del Marianum, del Collegium Mazzotti e del “Rifugio la Madonninadi Santulussurgiu”. In queste ore si stanno concludendo nel sud della Sardegna le ultime valutazioni in merito. Confido che non vi siano impedimenti, nella consapevolezza che tali istituzioni non interessano soltanto Sassari, ma l’intero territorio regionale. Esse possono costituire punti di riferimento anche nel processo di internazionalizzazione di molteplici realtà.

Rimane, inoltre, l’Accademia – di cui attualmente ricopro la presidenza – pur appartenendo alla sfera diocesana e quindi afferente all’Arcivescovo Metropolita di Sassari. Confido che, con spirito fraterno, si potranno individuare le vie più opportune per proseguire nel solco di quanto condiviso, a beneficio di uno sviluppo armonico e durevole.

Rivolgo a tutti un sentito ringraziamento. Ho percepito, in questi anni, la stima e l’affetto delle istituzioni e dei loro rappresentanti. Sassari resterà sempre la mia prima diocesi, una diocesi alla quale mi sento profondamente legato».

 

Durante la Celebrazione Eucaristica, che si svolta nella Chiesa del Santissimo Sacramento, è stata elevata una speciale preghiera per Mons. Gian Franco, affidando al Signore il suo nuovo ministeroepiscopale, nella certezza che il seme di speranza seminato in questi anni nella diocesi turritana continuerà a dare frutto.

Domenica delle Palme a Sassari: processione e pontificale con l’Arcivescovo Gian Franco

Domenica delle Palme a Sassari: processione e pontificale con l’Arcivescovo Gian Franco

Domenica 13 aprile si è svolta a Sassari la tradizionale benedizione dei rami d’ulivo e di palma, in occasione della Domenica delle Palme della Passione del Signore che apre la Settimana Santa. Il corteo, composto dalle confraternite riunite e da numerosi fedeli, si è mosso in processione dall’Emiciclo Garibaldi verso la Cattedrale di San Nicola, dove l’Arcivescovo Gian Franco ha presieduto il pontificale.

Prima dell’inizio della celebrazione, l’Arcivescovo ha rivolto un saluto affettuoso agli anziani della casa di riposo “Santa Monica”.

Durante l’omelia, l’Arcivescovo si è rivolto in modo particolare ai tanti ragazzi presenti, instaurando con loro un dialogo.

«Vedo tanti ragazzi ed è una bella cosa. È bello trovarci qui tutti insieme con le comunità parrocchiali del centro storico per la liturgia della Domenica delle Palme, per iniziare insieme la Settimana Santa», ha detto l’Arcivescovo all’inizio dell’omelia.Poi, dopo un dialogo sul senso del camminare, ha aggiunto: «Gesù oggi nella liturgia ci suggerisce proprio questo: nella vita bisogna camminare, avendo una meta. La nostra meta, il nostro punto di riferimento è Gesù. Nella Settimana Santa compiamo un cammino verso la meta: la Pasqua. I rami di palma e di ulivo oggi intendono esprime la gioia nell’incontro con Gesù. Ecco il messaggio della liturgia che stiamo celebrando: siamo in cammino verso la gioia della Pasqua. Perché la Pasqua è giorno di gioia e di festa: è il giorno in cui celebriamo la vita. Celebriamo la vita di Gesù ma anche la nostra». Concludendo l’omelia l’Arcivescovo ha aggiunto: «In questa Settimana camminiamo con decisione tenendo Gesù come nostra meta. Sostenuti da questa fede, entriamo nella Settimana Santa vivendo la compagnia speciale di Gesù, che ci orienta nel nostro cammino».

Sant’Orsola: Celebrazione Eucaristica

Sant’Orsola: Celebrazione Eucaristica

Durante la celebrazione dell’Eucaristia nella parrocchia di Sant’Orsola, a Sassari, sabato 12 aprile, l’arcivescovo Gian Franco, nell’ambito della Visita Pastorale, ha pronunciato queste parole nell’omelia:

«In questa liturgia della Passione del Signore, non è consuetudine tenere un’omelia particolarmente lunga o approfondita, perché siamo invitati ad ascoltare con attenzione la narrazione della Passione e morte di Gesù.

Questo annuncio non è solo un ricordo: è un invito rivolto a ciascuno di noi a diventare suoi discepoli.

Non a caso, la liturgia inizia con una breve processione d’ingresso: essa vuole esprimere proprio il nostro desiderio di seguire Gesù. Le nostre comunità parrocchiali, le nostre comunità cristiane, sono chiamate a trasformare i propri cammini in veri itinerari di sequela del Signore.

Come comunità cristiana stiamo vivendo il Cammino Sinodale e questo cammino ha un obiettivo preciso: riposizionare la Chiesa in ascolto della Parola di Gesù.

Questa sera, concludendo la Visita pastorale in questa parrocchia, desidero davvero sollecitare tutta la comunità — al di là dei numeri — a mettersi in cammino, a convocare, a chiamare.

Potremmo sintetizzare questo atteggiamento con una parola che la liturgia stessa ci propone: “preparare la Pasqua del Signore”; preparare, cioè, il suo passaggio, riscoprendo la sua presenza viva in mezzo a noi e il dono della sua presenza.

Le nostre comunità — lo ricorda Papa Francesco costantemente, quasi quotidianamente — hanno bisogno di entrare in uno stato di missione. Anche noi abbiamo bisogno di metterci in questo stato. Tale stato di missione significa che tutta la comunità partecipa all’annuncio e diventa essa stessa annuncio. Annuncio di che cosa? Annuncio della bella notizia che oggi abbiamo ascoltato dalla croce di Gesù: “Oggi con me sarai in Paradiso”. Non è solo una promessa per la vita eterna: è l’annuncio che siamo già con Cristo ora, nel nostro presente, nel nostro cammino, nella nostra esistenza, anche segnata da fatiche.

“Oggi sarai con me” — è una parola che Gesù rivolge a tutti noi. È un invito personale. “Oggi sarai con me”.

Sostenuti da questa parola, proseguiamo il nostro cammino con impegno e con il desiderio di seguire Gesù in modo sempre nuovo e sempre gioioso.»

Al termine della celebrazione, la comunità si è ritrovata per un momento conviviale condividendo un rinfresco, segno semplice e fraterno di comunione e festa.

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