Con profonda commozione, la Chiesa Turritana si unisce al cordoglio della Chiesa universale per il ritorno alla Casa del Padre di Sua Santità Papa Francesco. Pastore instancabile, uomo di misericordi e testimone del Vangelo, Papa Francesco ha guidato il popolo di Dio con umiltà, coraggio e profetica semplicità, indicando a tutti la via dell’amore, della fraternità e della pace. In questo momento di dolore e preghiera, eleviamo al Signore la nostra supplica perché lo accolga nella gioia eterna, e custodiamo nel cuore il suo esempio di dedizione evangelica, il suo magistero ricco di luce e la sua voce paterna che ha saputo toccare le coscienze e aprire cammini di speranza.
Affidiamo Papa Francesco alla materna intercessione della Beata Vergine Maria, affinché lo accompagni nell’abbraccio definitivo con il Cristo Risorto.
Sassari, 21 aprile 2025
✠ Gian Franco Saba Arcivescovo Metropolita di Sassari
Rispondendo all’invito del Card. Matteo Zuppi, Presidente della CEI, le Chiese in Italia pregano per Papa Francesco, morto alle 7.35 di lunedì 21 aprile. L’Ufficio Liturgico Nazionale ha predisposto due schemi di preghiera: uno per la Veglia e uno per il Santo Rosario.
Sua Eminenza, il cardinale Farrell, ha annunciato con dolore la morte di Papa Francesco, con queste parole: "Carissimi fratelli e sorelle, con profondo dolore devo annunciare la morte di nostro Santo Padre Francesco. Alle ore 7:35 di questa mattina il Vescovo di Roma, Francesco, è tornato alla casa del Padre.
La sua vita tutta intera è stata dedicata al servizio del Signore e della Sua chiesa. Ci ha insegnato a vivere i valori del Vangelo con fedeltà, coraggio ed amore universale, in modo particolare a favore dei più poveri e emarginati.
Con immensa gratitudine per il suo esempio di vero discepolo del Signore Gesù, raccomandiamo l'anima di Papa Francesco all'infinito amore misericordioso di Dio Uno e Trino”.
L'Arcivescovo invita tutta la chiesa turritana alla preghiera di suffragio per Papa Francesco.
Oggi, Domenica di Pasqua, dopo S’Incontru, la tradizionale processione dell’incontro tra Gesù Risorto e la Beata Vergine Maria, nella Cattedrale di San Nicola, a Sassari, l’Arcivescovo Gian Franco ha presieduto il Pontificale di Pasqua.
Pubblichiamo di seguito il testo dell’omelia pronunciata dall’Arcivescovo:
«Il Vangelo della Pasqua ci invita a intraprendere un cammino, un cammino di incontro con i segni della risurrezione del Signore. Coloro che accompagnarono Gesù durante il suo ministero pubblico, nell’ora della passione e della crocifissione, il primo giorno della settimana si recano al sepolcro – ci annota l’evangelista – quando era ancora buio. E lì constatano che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Questo è il primo elemento del pellegrinaggio della fede.
Non si sa chi abbia tolto quella pietra, ma la pietra è stata tolta dal sepolcro. Vi era stata posta, come era costume nelle sepolture, e così avvenne anche per Gesù. Questo fatto toccò profondamente il cuore e la mente di Maria di Magdala, che sentì il bisogno di correre da Simon Pietro e da Giovanni, il discepolo che Gesù amava. Ed esprime ciò che il suo cuore sentiva nel profondo:“Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto”.
Il dolore di Maria di Magdala, la sua preoccupazione – che è anche la preoccupazione di tutti coloro che furono con Gesù – lei la condivide. Ancor prima del raggiungimento della fede piena nella risurrezione, vi è la domanda che conduce alla fede stessa: la domanda della ricerca: “Lo hanno portato via”.
Chissà in quante persone che avevano ascoltato la predicazione di Gesù, che erano state con Lui, si sarà accesa questa domanda nel cuore. Questa domanda forte: “Lo hanno portato via”. È il bisogno di incontrare Colui attraverso il quale Dio si è lasciato toccare dall’umanità, Dio ha raggiunto l’umanità.
“Lo hanno portato via”. Ma il luogo del Signore non è il sepolcro. Il Kyrios, il Signore del tempo e della storia, non è destinato al sepolcro. La sua meta è la vita eterna. E perciò, ecco la domanda:“Non sappiamo dove l’hanno posto”. La fede si interroga. Tante volte, non sappiamo. La nostra fede sosta sulla soglia della domanda: “Non sappiamo”.
Ecco perché Papa Francesco invita, nell’Evangelii Gaudium, a sostare davanti alle domande dell’umanità che, di fronte al mistero di Dio e al mistero di Cristo – come accadde per Maria di Magdala – fanno sorgere l’interrogativo: “Non sappiamo dove l’hanno posto”. Il Santo Padre desidera che sia la Chiesa stessa, al suo interno, a porre questa domanda al centro dell’attenzione, per promuovere un rinnovato incontro con Gesù. È infatti la luce e il dinamismo della risurrezione ad animare la missione della Chiesa, il suo annuncio. La missione nasce da una domanda.
Quando le domande diventano banali, quando non vengono affrontate, quando non ci si interroga, si rischia di condurre una vita altrettanto banale. La Pasqua, perciò, ci invita ad elevarci e a riscoprire che l’esistenza umana non è destinata alla banalità. Non è fatta per consumarsi nella noia o spegnersi in una sorta di narcotizzazione dell’esistenza, in un’incapacità di entrare in profondità nei dinamismi della vita. La fede interpella, provoca, suscita domande.
Siamo dunque chiamati anche noi a un cristianesimo che sappia riscoprire il valore di questa esperienza di Maria di Magdala: camminare, cercare, interrogarsi. Camminare e cercare significa uscire dal “si è sempre pensato così, si è sempre agito così”, cioè da quel modo routinario che toglie alla vita poesia, creatività, gioia, capacità di vivere il proprio tempo e la propria storia.
E poi c’è la fatica del pensare, del domandarsi: tutto questo eleva il cuore dell’uomo e lo porta a scoprire qual è la sua vocazione. Ci ricorda infatti il Concilio Vaticano II, nella Gaudium et Spes, che nel mistero del Verbo di Dio fatto carne si rivela l’altissima vocazione dell’uomo. Una creatura umana senza vocazione è destinata allo smarrimento, senza comprendere qual è la propria chiamata, qual è il proprio compito. Questo è lo smarrimento. E oggi lo smarrimento è diffuso. È presente non perché in altri tempi non abbia accompagnato la vita dell’essere umano o le stagioni della storia, quanto piuttosto perché, attraverso automatismi mediatici, pensiamo di poter risolvere le domande, di poter trovare da soli le mete.
La nostra vita ha bisogno di rileggere e di scoprire i segni. Simon Pietro compirà questo gesto quando entrerà nel sepolcro: osserverà i teli posati là, e il sudario. Erano tutti segni già visti prima, già utilizzati per avvolgere il corpo di Gesù, ma ora si trovano in un’altra condizione: non il sudario posato insieme ai teli, ma avvolto in un luogo a parte.
O Signore, conduci il nostro sguardo in questo “luogo a parte”: è il luogo della fede, è il luogo dei segni, è il luogo dove possiamo vedere che Tu sei ancora presente. Donaci la grazia di non sostare in ciò che la nostra memoria può aver registrato secondo i suoi schemi concettuali, intellettuali, esperienziali. Donaci la capacità di saper spostare lo sguardo laddove Tu poni costantemente il segno della Tua presenza nella nostra vita come Signore Risorto».
Nella Cattedrale di San Nicola, a Sassari, l’arcivescovo Gian Franco ha presieduto la solenne Veglia Pasquale nella Notte Santa. «La Pasqua è annuncio di vita, non solo della vita eterna e della risurrezione, ma anche del senso profondo della nostra esistenza terrena», ha ricordato l’Arcivescovo, rivolgendosi ai fedeli.
Di seguito si riporta il testo dell’omelia dell’Arcivescovo Gian Franco:
«La Pasqua ci ricorda che Dio accompagna l’umanità lungo la storia e si prende cura di essa. Lo fa svelando il suo volto, facendosi conoscere, instaurando un rapporto di alleanza, accompagnando l’umanità nel suo cammino, anche quando essa vacilla.
La Veglia Pasquale ci aiuta a leggere la storia umana con gli occhi rivolti all’eternità, al mistero di Dio, a Colui che è l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine. Dio ha eletto e scelto il popolo di Israele come segno del popolo della grazia, ma, progressivamente, ha inviato messaggeri del suo amore per invitare tutta l’umanità a diventare il monte sul quale il Signore raduna i poveri di tutta la terra.
Questa sera comprendiamo che la nostra vita non è un vagabondare, anche se talvolta attraversa esperienze di smarrimento. Essa è guidata dal Signore. L’Anno Santo che celebriamo ci parla della speranza: non un tema astratto, ma il mistero profondo dell’essere pellegrini di speranza.
La Pasqua ci aiuta a riconoscere la nostra vocazione: essere amati da Dio. Questo è il primo messaggio pasquale: la Pasqua è annuncio di vita. Non solo della vita eterna e della risurrezione, ma anche del senso profondo della nostra esistenza terrena. Oggi fatichiamo a trovare fondamenti che non siano gestibili dall’intelligenza umana o dalle sue strumentazioni tecniche e scientifiche. Pensiamo che la vita sia totalmente nelle mani dell’essere umano. Ma essa ci è affidata, ci è donata, perché possiamo diventarne custodi, artigiani e generatori.
Questo mistero ci apre anche al nostro fine ultimo: la risurrezione dei corpi, già annunciata nel mistero di Cristo, che trova il suo pieno compimento nella chiamata a condividere l’eternità con Lui.In Gesù di Nazareth, Verbo di Dio fatto carne, e nel mistero della sua passione e morte, Egli è disceso agli inferi ed è risorto a vita nuova, portando con sé questo annuncio. Questo è per noi luce.All’inizio della Veglia abbiamo camminato uscendo dalle tenebre, seguendo il cero pasquale. All’acclamazione: “Lumen Christi – Cristo luce del mondo”, abbiamo risposto con un grazie pieno di fede, intraprendendo un cammino alla sequela di Cristo e rinnovando il nostro impegno a vivere con Lui e in Lui. Per questo, tra tutte le veglie, quella di Pasqua è la “Madre di tutte le veglie”. Fin dall’antichità, nella notte pasquale, la Chiesa generava nuovi figli attraverso il battesimo.
Questa notte anche Francesco completa il suo cammino di iniziazione cristiana: si accosta per la prima volta al banchetto dell’Eucaristia e riceve il sigillo dello Spirito Santo nel sacramento della Confermazione. Questi non sono segni esteriori, ma segni generativi, segni di vita.
Il Signore ci conceda di essere una Chiesa che annuncia sempre la speranza della vita nuova, in una cultura in cui, spesso, la vita è minacciata dalla morte: sia nelle sue fasi iniziali, sia nelle sue stagioni più mature, quando ogni persona deve ricevere rispetto e attenzione per la dignità che porta con sé, qualunque sia la sua lingua, la sua etnia, la sua condizione o identità umana. La Madre di tutte le Veglie ci invita a essere segno visibile di una Chiesa Madre, nella quale si manifesta anche la paternità e la maternità di Dio».