59° anniversario dell’Ordinazione sacerdotale di Mons. Atzei: gli auguri dell’Amministratore diocesano

59° anniversario dell’Ordinazione sacerdotale di Mons. Atzei: gli auguri dell’Amministratore diocesano

Questa mattina l’Amministratore diocesano, mons. Antonio Tamponi, ha fatto visita a Sua Ecc.za mons. Paolo Atzei, Arcivescovo emerito di Sassari, per esprimergli, a nome dell’intera comunità diocesana, la gratitudine e gli auguri più affettuosi in occasione del 59° anniversario della sua Ordinazione sacerdotale. Un momento semplice e cordiale, segnato dalla preghiera e dal ringraziamento al Signore per il fecondo ministero vissuto a servizio della Chiesa turritana.

Festa del SS.mo Crocifisso

Festa del SS.mo Crocifisso

Si è svolta ieri, domenica 14 dicembre 2025, la Festa del SS.mo Crocifisso, un intenso momento di fede e comunione che ha coinvolto numerosi fedeli della diocesi.

Il programma si è aperto alle ore 17.30 nella Cattedrale di San Nicola, con un partecipato momento di preghiera. Al termine, la Croce, portata in Cattedrale nel rito di apertura dell’Anno giubilare ed esposta per tutto l’anno nei pressi dell’altare, è stata traslata in processione verso la parrocchia del SS.mo Crocifisso e Sant’Apollinare, accompagnata dalla preghiera e dal raccoglimento dei presenti.

Alle ore 18.30, nella chiesa parrocchiale del SS.mo Crocifisso e S. Apollinare, si è svolta la celebrazione eucaristica, presieduta da mons. Antonio Tamponi, Amministratore diocesano. La liturgia è stata arricchita dalla presenza della Luce della Pace da Betlemme, segno di speranza, fraternità e pace, particolarmente significativo nel tempo di Avvento.

Ritiro di Avvento per universitari

Ritiro di Avvento per universitari

Nella giornata di sabato 13 Dicembre, si è tenuto il ritiro di Avvento, intitolato Tu mi hai preparato un corpo (Eb 10,5), ha messo in evidenza a partire dalle parole della lettera agli Ebrei la Verità del Cristianesimo: il Verbo si è fatto, il Padre ha preparato per il Figlio un corpo, un corpo umano. Cristo si manifesta, si fa presente nella nostra storia, nel nostro spazio attraverso la corporeità. Gesù vive per primo l’esperienza dell’affezione, dona la sua vita, il Suo stesso Corpo per la nostra Salvezza. Il corpo, riprendendo la concezione ebraica con il termine Basar, indica la totalità dell’essere vivente che si mette in relazione con il mondo, con l’altro attraverso l’affettivita’ e la sessualità. Proprio questi ultimi temi sono stati il cuore del ritiro. Attraverso la storia della filosofia, con un passo del Dialogo Simposio di Platone, abbiamo colto la nascita di Eros, la dimensione erotica-sessuale dell’amore, nella quale uno vive l’esperienza dell’attrazione 4 della ricerca di ciò che gli manca per trovare il suo completamento. Questa dimensione naturalmente non basta, non è l’apice, l’uomo è creato con una prospettiva più profonda, per un di più. Non si può amare cercando unicamente la soddisfazione di Eros, ma educandolo nell’Agape. Ci ha aiutato la lettura di alcuni passi del Cantico dei Cantici. Nel testo biblico si parla di due sposi, due innamorati che si cercano incessantemente e desiderano l’uno per l’altra vivere l’amore in questi termini: “Forte come la morte è l’amore”. Da queste parole si può comprendere che l’amore tra i due non è relegato unicamente nell’eros, ma nella prospettiva agapica: un amore pieno, un dono pieno e generativo. L’uno per l’altra vivono in un’esperienza di donazione totale e reciproca, attraverso la bellezza della scoperta della loro corporeità descritta nei particolari. Amare è morire per donare all’altro la vita in pienezza. Questo è l’amore cristiano: Gesù Cristo ha detto “Questo è il mio corpo, offerto in sacrificio per voi”. Il Signore ci ha donato ciò di più prezioso aveva, la sua intimità, Tutto per salvarci.

Il bibista Luciano Manicardi scrisse:
Nel corpo preparatomi da Dio e che mi accomuna a ogni uomo e al tempo stesso mi personalizza è incisa la mia unicità, la mia irripetibilita’, ma anche la mia chiamata a esistere con gli altri, grazie agli altri e per gli altri: il corpo è appello e memoriale della vocazione di ciascuno alla libertà e alla responsabilità”.

Giubileo e giornata diocesana delle persone con disabilità

Giubileo e giornata diocesana delle persone con disabilità

Nel pomeriggio di venerdì 12 dicembre la Cattedrale di San Nicola ha ospitato gli appuntamenti in occasione del giubileo e giornata diocesana delle persone con disabilità. Il pomeriggio è cominciato con l’accoglienza dei partecipanti, che hanno poi condiviso un momento dedicato alle testimonianze. Al termine, Don Eugenio Cavallo ha presieduto la Santa Messa.

Il messaggio di Mons. Antonio Tamponi, Amministratore Diocesano

 «Purtroppo una circostanza imprevista m’impedisce di vivere con voi questo momento giubilare, e celebrare con voi e per voi la Santa Messa.

Vi sono spiritualmente vicino e vi esprimo la mia piùsincera e fraterna stima; affido la presidenza della Celebrazione al carissimo e sempre disponibile Don Eugenio, responsabile di questa Chiesa Cattedrale.

Papa Francesco era solito dire “a me questa parola,disabilità, non piace tanto. Mi piace l’altra: abilità differenti. Voi non siete pesi, ma risorse, anzi, doni bellissimi di Dio, che come pietre vive, abbelliscono il Suo tempio Santo che è la Chiesa”.

Il titolo di questo evento giubilare della Speranza, indica un progetto di vita, di “cammini in sintonia”;rientra dunque in un progetto e in uno stile di inclusività, dove tutti hanno il diritto – dovere di partecipare alla vita sociale, civile ed ecclesiale. Nessuno, nella ricerca del bene comune, può essere escluso dal dovere di dare un proprio significativo contributo alla crescita della società, evidentemente senza trovare ostacoli, barriere o impedimenti.

Dobbiamo abbattere i muri, di qualsiasi natura essi siano. Dobbiamo piuttosto costruire strade e ponti, per procedere insieme nelle Vie del Signore e camminare speditamente incontro a Lui, secondo le consolanti parole del Profeta Isaia: “Ecco, ci sarà una strada appianata, un cammino, chiamato via santa, e su di essa cammineranno i redenti dal Signore”.

Papa Leone ha affermato che la fragilità è parte della meraviglia che noi siamo; non è qualcosa da nascondere o di cui vergognarsi, ma un luogo dove Dio sceglie di manifestare la sua forza e la sua tenerezza, come dice l’Apostolo Paolo: “Quando sono debole, è allora che sono forte”.

Accogliere la nostra fragilità significa riconoscere la nostra condizione creaturale: siamo creature amate, bisognose di grazia e di relazione.

È da questa consapevolezza che impariamo a vivere con più verità, accogliendo noi stessi e gli altri, con lo sguardo di Dio.

Vi auguro che quanto auspicato dal nostro amato Pontefice, possa davvero contribuire a realizzare quel progetto di Chiesa–Casa fraterna e accogliente, dove nessuno si sente escluso, perché la regola di vita è la Carità di Dio, dal quale imploro per tutti voi ogni benedizione».

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