L’Arcidiocesi di Sassari si unisce alla preghiera di Papa Francesco e della Chiesa universale per il Papa emerito Benedetto XVI, tornato alla casa del Padre nella mattinata di oggi, sabato 31 dicembre, all’età di 95 anni. L’Arcivescovo Gian Franco invita i presbiteri, i diaconi, le comunità religiose e tutti i fedeli a riunirsi in preghiera e a rendere grazie al Signore per il dono della sua vita e del suo servizio alla Chiesa.
Martedì 27 dicembre l’Arcivescovo Gian Franco non è voluto mancare all’appuntamento dell’importante ricorrenza di san Giovanni Evangelista dalle Pie Sorelle Educatrici che l’hanno scelto come Patrono ma, anche per richiamare la data significativa all’inizio della comunità come Pie Sorelle Educatrici. Una comunità ben incanalata nel cammino sinodale che la Chiesa Turritana ha iniziato, ora anche con attenzione più specifica alla vita religiosa, i cui carismi contribuiscono “all’annuncio della Risurrezione”.
La ricorrenza di san Giovanni è stata occasione favorevole all’Arcivescovo per entrare nel vivo della Vita religiosa “partendo dalla sua dimensione contemplativa.” L’intuizione del carisma da parte di ogni fondatrice o fondatore, dice l’Arcivescovo, è un’azione contemplativa, un travaso di azione dello Spirito Santo nel cuore, nella mente e nella vita di una persona e che poi viene man mano diffuso e contagiato e accolto e maturato da altre persone”. Gratitudine, dunque al Signore perché attraverso Paola fondatrice e altre, l’immersione nella contemplazione della divina Presenza, e nel comunicarla, è entrare nella dinamica dell’evangelizzazione, della trasmissione della gioia del Vangelo, trasmissione dei doni propri dell’ educazione, dell’insegnamento. Dinamica che attende che il Signore la renda viva, sollecita, in cammino, protesa verso il futuro in risposta a nuove esigenze di evangelizzazione. Che cosa sarebbe stata la vita della Chiesa se si fosse fermata all’insegnamento orale della fede senza la parola scritta! Ecco allora la gratitudine agli apostoli perché ciò che essi hanno potuto vedere e contemplare, sperimentare, hanno sentito il bisogno profondo di annunciarlo. A noi, resta la domanda: come raggiungere oggi le persone alle quali il Signore ci manda per trasmettere la gioia del Vangelo? Forse oggi, dice ancora l’Arcivescovo, è necessario sostare e il Sinodo ci permette un tempo di sosta ma in cammino, sempre verso la sorgente dove il Signore ha lasciato i segni della sua Risurrezione.
Martedì 27 dicembre la cattedrale di San Nicola ha ospitato la solenne celebrazione eucaristica per l’ordinazione diaconale di Salvatore Bulla e di Simone Manca. L’Arcivescovo Gian Franco, che ha presieduto l’eucaristia, si è rivolto ai due candidati durante l’omelia. “Gli anni della vostra formazione – ha detto – sono stati un tempo proficuo per approfondire il dono che oggi voi ricevete. Ma voi oggi costituite per ciascuno di noi un invito per entrare sempre più nella consapevolezza del mistero di grazia che abbiamo ricevuto. L’Arcivescovo ha ricordato che i due candidati provengono da percorsi molto differenti, Simone entrato da ragazzo nell’itinerario Seminario diocesano, Salvatore ha svolto un’esperienza di studi presso l’Università statale, dove ha frequentato il movimento di Comunione e Liberazione, e successivamente ha vissuto una tappa nel Seminario diocesano e negli altri centri di formazione. Il fatto che siano giunti insieme all’ordinazione diaconale, ha detto l’Arcivescovo, “permette di scoprire che il Signore chiama e accompagna in forme differenziate la maturazione dei doni a beneficio della Chiesa. La liturgia che celebriamo in questo tempo – ha aggiunto – ci aiuta a scoprire la dimensione mistica della vocazione che voi avete ricevuto e la figura dell’apostolo Giovanni, la cui festa oggi la liturgia ci propone ci introduce profondamente sul senso di una vita spesa per l’annuncio del Vangelo”.
Nel commentare le letture, l’Arcivescovo si è soffermato sul verbo “ascoltare”, termine che ricorre ben 14 volte nella Lettera di Giovanni. “In questo tempo di Natale – ha detto – Maria rifulge a noi come l’ancella del Signore che ha ascoltato con umiltà la parola del suo Signore. L’apostolo Paolo sottolineerà che “Fides ex auditu”, la fede nasce dall’ascolto. Si tratta di un ascolto di Dio medianti i segni della sua parola che sono la predicazione e l’ascolto delle scritture. Una dimensione che il ministero diaconale è chiamato a rendere costantemente visibile e tangibile nella Chiesa. Servizi quindi ben altro che transitori, ben altro che preparatori a un ministero di grado superiore – ha rimarcato -. Tali servizi costituiscono una realtà essenziale del mistero e della missione della Chiesa”.
Nella notte tra il 24 e il 25 dicembre l’Arcivescovo Gian Franco ha presieduto nella cattedrale di San Nicola la solenne celebrazione eucaristica del Natale del Signore. Tra i concelebranti erano presenti il vicario generale monsignor Antonio Tamponi, il vicario per la pastorale monsignor Marco Carta e il vicario per il clero monsignor Salvatore Fois. “Siamo convenuti in questa notte santissima per incontrare il Signore Gesù nell’umiltà della sua natività – ha detto l’Arcivescovo nell’omelia -. La celebrazione che viviamo è la celebrazione dell’incontro. I segni e i simboli che la liturgia propone ci dicono che Dio desidera comunicare ed incontrarsi con noi”. Nel commentare le letture, monsignor Gian Franco si è soffermato sull’annuncio della Notte di Natale. “Quando proclamiamo ‘È apparsa la Grazia di Dio’- ha detto – non ci riferiamo a qualcosa di vago, di nebuloso. La Grazia è una persona, è Gesù Cristo. È quel bambino promesso, come abbiamo ascoltato dal profeta Isaia, nato a Betlemme dal seno verginale di Maria. È quel Bambino che abbiamo mostrato”. Proseguendo ha poi aggiunto: “Come la Chiesa è chiamata a mostrare il Corpo di Cristo, anche ciascuno di noi è chiamato a farlo ogni giorno, a mostrare nella quotidianità la dolce presenza di Gesù. È apparsa la Grazia di Dio significa che è Dio che appare, in una forma umile, semplice, nella forma di colui che si china sulla sua creatura. Dio appare per tutti gli uomini, e questo suo apparire è connotato da una universalità geografica e umana”.
L’Arcivescovo ha poi aggiunto: “Dio si manifesta come luce. La liturgia questa sera ci fa respirare il clima della Pasqua. Fare Pasqua significa entrare nel mistero della relazione con Cristo che ci ha liberati dalle tenebre per condurci in una dimensione di luce. La luce del Natale non è un fatto esteriore, ma una luce che esprime l’eternità che si manifesta nella temporalità. Lo stesso presepe ci porta a un esercizio di spiritualità. Il Natale è infatti un passaggio, è una liberazione dalle tenebre per raggiungere la gioia. Questa notte abbiamo ascoltato tre annunci: l’annuncio della fine delle schiavitù che tolgono la gioia, l’annuncio della fine di ogni conflitto, l’annuncio della nascita di un bambino, il Principe della pace, che introdurrà nel mondo la pace. Dio, nel mistero del Natale di Gesù, si mescola nella nostra vita. Ciascuno di noi, in forme diverse, è chiamato ad essere generatore di vita”. Infine, nel concludere l’omelia, l’Arcivescovo Gian Franco si è soffermato ancora sul significato della Messa di Mezzanotte e, riprendendo un passo dell’Inno di Sant’Efrem il Siro sulla Natività, sulla capacità di vigilare e pregare.
Si comunica che la Curia arcivescovile rimarrà chiusa dal 27 dicembre al 2 gennaio. Le attività riprenderanno il 3 gennaio 2023.
L’ufficio Economato comunica che per il periodo delle festività resterà chiuso al pubblico dal 23 dicembre al 9 gennaio inclusi. Riaprirà regolarmente il 10 gennaio.