Martedì 11 febbraio, memoria liturgica della Madonna di Lourdes, nella Parrocchia sassarese di San Vincenzo de’ Paoli, è stata celebrata la XXVIII giornata mondiale del malato. Riferendosi alla pagina evangelica delle nozze di Cana, nell’omelia il vescovo Gian Franco ha messo in risalto l’esperienza del limite umano: «A Cana viene a mancare qualcosa di importante, che mette in crisi la festa; ma proprio in quella situazione di assenza, la presenza del Signore diventa possibilità di una riabilitazione della persona». Anche nelle situazioni più dolorose e difficili ogni uomo deve avere l’opportunità di testimoniare la dignità della vita e proprio in questi momenti un credente ha l’occasione di mostrare il volto di Cristo che, pur crocifisso ha di fronte a sé la speranza della risurrezione. «Quanto sono importanti le persone che si dedicano alla cura degli ammalati – ha concluso l’arcivescovo – chiamate a offrire il meglio con competenza, professionalità e umanità, per riabilitare il malato nel corpo, nella mente e nello spirito. Perciò la nostra Chiesa continuerà a investire sempre più nella formazione delle coscienze, per promuovere non una via minimalista, ma quella del “meglio”, insegnataci da Cristo».
Nel saluto del Direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale della salute, don Piero Bussu, la sottolineatura dell’aspetto positivo del convenire insieme come operatori del mondo sanitario: rappresentanti delle istituzioni, associazioni di volontariato, Chiesa, ammalati e familiari. Uno stile da custodire per un processo che generi nuovi stili di servizio verso la sofferenza e la cura integrale delle persone.
Ufficio Comunicazioni Sociali – don Michele MURGIA
«Sale della terra… luce del mondo». Queste le espressioni con cui la Liturgia ci ricorda l’enorme considerazione e le aspettative che Gesù ripone nei suoi discepoli. Edificare una famiglia, una casa, una Chiesa che dia sapore e sapienza al mondo, che faccia splendere la realtà e la riscaldi: questo il compito che il Signore affida a noi con poche semplici parole, piene di fiducia e ottimismo. Eppure, a pensarci bene, più che illuminare e offrire tepore, oggi per molti aspetti sembra che quella «luce» sia stata ridotta ad un preavviso di pagamento, come se per molti cristiani sia più importante presentare “bollette” e chieder conto, piuttosto che rendere conto di una fede che è dono immenso e gratuito. Anche per il «sale» vale lo stesso discorso: dovremmo dare senso e gusto ad una realtà confusa o disorientata, piuttosto che far salire la pressione, avvelenare il sangue e rovinare le domande che le sfide del nostro tempo ci presentano. Siamo «luce» e «sale» della Grazia, chiarezza e senso, tepore e gusto immersi in un buio da diradare e in un’insipidità da correggere a piccoli delicati ritocchi. «Benedetto colui che viene nel nome del Signore» dovrebbe essere il saluto che il mondo pronuncia quando un uomo di Dio compare al suo cospetto: NON siamo figli dell’Accusatore, dipendenti del suo “recupero crediti”.
Martedì 11 febbraio alle ore 16.30, presso la Parrocchia San Vincenzo de’ Paoli (Sassari) si terrà la celebrazione diocesana presieduta da Mons. Arcivescovo in occasione della XXVIII Giornata mondiale del malato.
Lunedì 3 febbraio, nella Casa di riposo “Cenacolo di Maria”, Suor Raffella Lipori ha festeggiato il ragguardevole traguardo del centesimo compleanno, insieme alle consorelle Figlie di Gesù crocifisso e l’Arcivescovo Gian Franco. La discepola di padre Salvatore Vico nacque infatti a Castelsardo il 3 febbraio 1920.
Tutti i fedeli della Diocesi, laici e consacrati, si uniscono agli auguri di Mons. Saba per questa splendida e longeva missione spesa tra i piccoli, i prediletti del Vangelo.