Una giornata storica, in cui la memoria, la fede e lo sguardo verso il futuro dei più giovani si sono fusi in un unico grande momento di festa. Ieri pomeriggio, domenica 14 giugno, la comunità di Bancali si è stretta attorno alla sua parrocchia per un evento attesissimo: la benedizione e la posa della prima pietra del nuovo polo sportivo parrocchiale. L'opera, che sorgerà nell'area adiacente alla chiesa, è stata intitolata alla memoria di Patrizia Incollu, storica e stimata direttrice del carcere di Bancali, scomparsa prematuramente e da sempre legata al territorio e al valore sociale dell'inclusione. La cerimonia è stata presieduta dall’Arcivescovo Francesco Antonio Soddu, affiancato dal Parroco della Parrocchia di San Gavino Martire in Bancali, don Antonio Serra. Accanto al grande concorso di popolo e del clero locale, l'evento ha visto una forte e sentita partecipazione delle massime autorità civili e militari. Tra i presenti che hanno voluto far sentire la propria vicinanza alla comunità c'erano il Sindaco di Sassari, Giuseppe Mascia, l’Assessore Regionale ai Lavori Pubblici Antonio Piu e il Questore di Sassari, Filiberto Mastrapasqua.
La presenza compatta delle istituzioni testimonia il profondo valore educativo e sociale che questo nuovo polo sportivo rivestirà non solo per la frazione di Bancali, ma per l'intera città di Sassari. Un luogo pensato per i ragazzi, per lo sport sano, per l'aggregazione e la crescita comunitaria. Il cammino per arrivare alla posa della prima pietra ha visto la preziosa collaborazione di professionisti e imprese del territorio. La progettazione del nuovo polo sportivo è stata interamente realizzata dall'Architetto Piera Erminia M. B. Rubattu e dall'Ingegnere Gian Piero Pinna, mentre la realizzazione dei lavori è stata affidata all'impresa edile di Mario Ticca.
La comunità di Bancali si prepara a vivere una giornata storica. Domenica 14 giugno 2026, la frazione si stringerà attorno alla sua parrocchia per un duplice, importantissimo appuntamento: il 90° anniversario della posa della prima pietra della Chiesa di San Gavino Martire e la prima visita ufficiale del novello Arcivescovo, S. E. R. Mons. Francesco Soddu.
Un traguardo che unisce memoria storica, fede e lo sguardo rivolto al futuro della comunità, in particolare verso i più giovani.
Il programma della giornata
Le celebrazioni prenderanno il via nel tardo pomeriggio di domenica e seguiranno un fitto cronoprogramma:
Ore 18:00 – Il ritrovo: L'appuntamento per i fedeli, le autorità e i cittadini è fissato nel piazzale della chiesa per dare il benvenuto a Mons. Soddu.
Ore 18:15 – Il corteo: Subito dopo l'amministrazione del sacramento delle Sante Cresime, un corteo muoverà dall'Oratorio parrocchiale in direzione del "Campetto" sportivo.
Ore 18:30 – Un nuovo inizio: Alla presenza delle autorità civili e del popolo, l'Arcivescovo presiederà la benedizione e la posa della prima pietra dei nuovi spogliatoi, un'opera fondamentale che andrà a completare l'area del campetto, restituendo ai ragazzi del quartiere uno spazio di aggregazione sicuro e moderno.
Venerdì 12 giugno la comunità di Sassari si è riunita presso la Pontificia Basilica Minore del Sacro Cuore per le celebrazioni della Solennità del Sacro Cuore di Gesù. L'evento ha richiamato numerosi fedeli in un clima di forte raccoglimento. Il programma ha avuto inizio alle 18.30 con la recita della Coroncina al Sacro Cuore, che ha preceduto il Solenne Pontificale delle ore 19, presieduto dall'Arcivescovo Metropolita di Sassari, Mons. Francesco Soddu. Al termine della celebrazione eucaristica, si è svolta la Processione Eucaristica intorno alla Piazza Sacro Cuore. Successivamente è stato pronunciato l'Atto di Consacrazione dell'Arcidiocesi Turritana al Sacro Cuore di Gesù, e la serata si è conclusa con la Benedizione Eucaristica.
Domenica 7 giugno, nel pomeriggio, l’Arcivescovo Francesco Soddu ha presieduto la celebrazione eucaristica nella cattedrale di San Nicola in occasione della solennità del Corpus Domini.
L’omelia di Mons. Soddu:
<< L'annuale solennità del Corpus Domini, del Santissimo corpo e sangue del Signore Gesù, ci esorta alla contemplazione, venerazione e adorazione del grande dono che il Signore fa di sé e della permanenza di tale dono nelle specie del pane e del vino che si avvera ed attualizza in ogni celebrazione eucaristica. Il Concilio Ecumenico Vaticano II afferma che la liturgia è fonte e culmine di tutta la vita della Chiesa e in essa in modo tutto particolare l'Eucaristia da cui prende forma ed è continuamente vivificata. Dall'Eucaristia, ossia da Cristo nato, immolato e risorto per la nostra salvezza riceviamo tutta la ricchezza per il nostro essere e a Lei dobbiamo rivolgere ogni azione affinché la nostra vita non si smarrisca nei meandri intricati della storia, ma possa tornare a Dio alimentata e quindi arricchita del dono di sé.
Questo abbiamo sentito espresso nella proclamazione della Parola di Dio, dalla prima lettura sino al Santo Vangelo. Nella prima lettura dove i verbi fondamentali sono “ricordati” e “non dimenticare”. Il libro del Deuteronomio esorta il popolo, e quindi ciascuno di noi, a ricordarci delle prove che Dio ci fa affrontare. Metodo, diciamo così, molto educativo, didattico affinché noi non possiamo e non dobbiamo fermarci alle prove, quelle terribili lo abbiamo sentito nell'antico Testamento e quelle che quotidianamente noi dobbiamo sopportare, portare avanti. E in questo itinerario il Signore manifesta la sua presenza. “Ti ho sollevato come ali di aquila e ti ho fatto passare indenne davanti a tutte le prove che il deserto portava con sé”. Prove terribili, fino ad arrivare ai serpenti brucianti, velenosi, alla fame, alla sete, alla prova terribile della negazione stessa di Dio. “Per farti comprendere che l'uomo non vive soltanto di pane, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. Che meraviglia questa affermazione e che meraviglia la concretizzazione di questa affermazione nella Parola di Dio fatta carne, nostro Signore Gesù Cristo. Gesù, così come alla folla del Vangelo proclamato durante la messa, dice anche a noi: “perciò io sono il pane vivo disceso dal cielo”. Le caratteristiche di questo nutrimento le esplicita e spiega lo stesso Signore: “chi mangia la mia carne ha la vita eterna”. Consente cioè di avere, di vivere e condurre la stessa vita buona e bella di Dio. Questa è la vita eterna, la vita stessa di Dio. Che cosa di più il Signore poteva darci? “Questo pane è la sua stessa carne”.
Davanti a questa affermazione molti si ritirano, molti non vanno più dietro Gesù. Come può costui darci da mangiare? A questo fece seguito, nella proclamazione del Vangelo che abbiamo sentito, l'aspra discussione di coloro che ascoltavano con l'interrogativo: “come può costui darci la sua carne da mangiare?”
Ecco carissimi fratelli e sorelle il grande mistero del Corpus Domini. L'Eucaristia è il corpo, ossia la stessa carne di Gesù che ci viene data in cibo. Egli è il vero agnello pasquale, l'unico che salva dai nostri peccati, che ci fa passare indenni nel passaggio della vita nella Pasqua, ci riscatta da una vita spesso vuota, banale, ripetitiva e ci riabilita totalmente ponendoci su orizzonti luminosi di speranza. I giudei discussero aspramente questa verità, ma anche noi potremmo incorrere nello stesso equivoco qualora dovessimo considerare la realtà eucaristica come se si trattasse - scusatemi l'espressione - di un discorso di alta o bassa macelleria. Dovremmo perciò andare avanti e procedere sia nell'acquisizione come nella comprensione del pensiero di Gesù, il quale non solo non corregge il tiro, ma se vogliamo rincara la dose dichiarando solennemente: “se non mangiate la carne del figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue non avrete in voi la vita”.
Carissimi fratelli e sorelle, ogni singola parola di Gesù tende a farci comprendere che la sua estrema, la sua totale donazione, ha necessità di dover essere da noi assimilata sia a livello intellettuale e spirituale, ma anche fisico e corporale. Deve cioè toccare e permeare ogni parte del nostro essere, deve alimentare ogni nostro desiderio di bene. Questo significa che se per esempio desideriamo la pace e tanta agognata oggi, come di fatto più che mai tutti vogliamo, non possiamo prescindere dall'interezza del messaggio evangelico che nell'Eucaristia si fa concretezza, fino a coinvolgere ogni cellula del verbo incarnato affinché anche la nostra vita ne diventi coinvolta del suo stesso bene. Infatti, come scrive il Santo Padre Leone: “la carne del figlio povera e vulnerabile richiama la carne di tanti fratelli e sorelle spogliati della loro dignità e ridotti al silenzio e attraverso questa vigilanza il dono della pace entra nel mondo in modo paradossale come potere di diventare figli di Dio che si risveglia quando ci lasciamo toccare dal pianto dei piccoli dalla fragilità degli anziani dal silenzio delle vittime dalla fatica di quanti lottano contro il male che non vorrebbero compiere in questa carne ferita e amata il padre ci mostra la vera umanità di una vita che si compie nell'apertura e nella comunione fino a farci desiderare che la sua volontà si realizzi come in cielo così in terra”.
In tal modo, alimentati dal suo corpo e dalla sua carne, anche la nostra carne, il nostro corpo in sostanza tutta la nostra vita riceverà da lui lo splendore delle cose buone, delle cose belle, delle cose utili che chi più chi meno tutti andiamo ricercando o perlomeno desideriamo. Gesù imbandisce per noi un tavolo speciale, quello della vita. E perciò ci dona sé stesso, che è la vera vita è la vita eterna. Lo scontrino, il conto che ci viene presentato alla fine comprende una norma di vita sancita dalle indicazioni evangeliche consegnate al dottore della legge della parabola del buon samaritano: “Va e anche tu fa lo stesso”. Come pure ai discepoli nel contesto della moltiplicazione dei pani: “Date voi stessi da mangiare”. Vale a dire condividete ogni dono con l'amore incondizionato verso tutti.
Ci assista la materna intercessione di Maria Santissima nell'accogliere le indicazioni del figlio, come avvenne alle nozze di Cana, al fine di partecipare continuamente con la nostra vita alla mirabile festa della sua unione sponsale con la Chiesa>>.
Al termine della celebrazione si è tenuta la tradizionale processione che, snodandosi tra le vie del centro storico, è giunta fino a Piazza d’Italia.