Accoglienza ai rifugiati

Accoglienza ai rifugiati

Inviata a tutte le Parrocchie e agli Istituti religiosi la lettera con cui la Caritas diocesana inizia a predisporre il piano di accoglienza dignitosa verso i profughi che, come ribadito dal Santo Padre “… fuggono dalla morte per la guerra e per la fame e sono in cammino verso una speranza di vita …”.
chiede le disponibilità per l'accoglienza ai rifugiati.
Attraverso un apposito questionario allegato alla lettera si chiedono le varie disponibilità.

di seguito lettera e questionario inviati.
Una scuola per la famiglia

Una scuola per la famiglia

PROSSIMO INCONTRO MARTEDI' 2 FEBBRAIO CON P. CHRISTIAN STEINER
Essendo l’esperienza famigliare alla base delle differenze nella crescita personale e sociale, non è difficile immaginare quanto si manifesti come emergenza, la creazione di un “Luogo-Scuola”. Luogo in cui tutti gli aspetti e le problematiche della famiglia odierna possono essere affrontate e
studiate al fine di apprendere modalità concrete per vivere una buona e bella vita famigliare quotidiana, analizzando l’origine, l’evoluzione e la realizzazione della famiglia stessa, intesa come nucleo della società e della chiesa.

IL CENTRO DI PREPARAZIONE ALLA FAMIGLIA DI SASSARI
L'UFFICIO DIOCESANO PER LA PASTORALE FAMILIARE DI SASSARI
L'ISTITUTO SUPERIORE DI SCIENZE RELIGIOSE DI SASSARI

promuovono Una Scuola per la Famiglia

Tutte le info nel depliant.

Ci convochiamo per…

Domenica 8 novembre dalle 18 alle 20 sono convocati i rappresentanti delle parrocchie, dei movimenti, delle associazioni, degli istituti religiosi, che svolgono attività pastorali con i giovani.
Nell'Auditorium Giovanni Paolo II in l.go Seminario a Sassari per...
RI-organizarci
RI-partire
RI-prendere in mano la nostra vita

(a fianco la locandina col programma)

Festa dei Santi Martiri Turritani

Nel ‘Martirologio Romano’, elenco ufficiale dei Santi e Beati della Chiesa Cattolica, s. Gavino viene celebrato il 30 maggio, data proveniente già dal Martirologio Geronimiano.
Ma a Porto Torres, di cui è il santo patrono, s. Gavino è ricordato con gli altri Martiri Turritani, Proto e Gianuario, il 25 ottobre; inoltre la festa della città in onore dei santi patroni, si tiene la domenica di Pentecoste e il lunedì successivo. I tre martiri sono compatroni anche dell’archidiocesi di Sassari, la cui cattedrale è dedicata a s. Nicola di Bari.
Il nome Gavino deriva dal latino ‘Gabinus’, nome etnico che vuol dire ‘abitante di Gabium’, antica località del Lazio, per questo è conosciuto anche come Gabino, usato prevalentemente nell’Impero romano, come il padre di s. Susanna, s. Gabino (19 febbraio).
Comunque voler narrare le vicende terrene e il martirio di s. Gavino, è effettivamente arduo, per il numero di tradizioni locali, di compagni affiancatigli nel martirio, di luoghi di provenienza, di culto e celebrazioni in varie città sarde, per le epoche diverse in cui è menzionato; per semplificare, si dà qui la versione più accreditata, tralasciando le altre ipotesi, che vedono s. Gavino o Gabino affiancato nel martirio con Crispolo (di Nicomedia), con Crescenziano o Crisogono (di Aquileia) o secondo s. Gregorio Magno con Lussorio (Rossore), e per finire come presunto vescovo di Torres.
Nella basilica di San Gavino a Porto Torres, un pittore del XVII secolo ha rappresentato il martirio di Gavino, Proto e Gianuario; il primo è in divisa militare romana, gli altri due in abiti ecclesiastici, anziano con barba Proto e giovane Gianuario.
L’anonimo estensore della ‘Passio’ del XII sec., pervenuta dall’abbazia di Clairvaux, poté utilizzare le poche notizie riportate dal ‘Martirologio Geronimiano’ del VI secolo, cioè i loro nomi, la città e la data del martirio. Gavino era morto decapitato il 25 ottobre 303 ca. al tempo della persecuzione di Diocleziano; Proto e Gianuario ebbero stessa sorte il 27 ottobre, due giorni dopo.
Che Gavino fosse un soldato, e Proto un sacerdote e Gianuario un diacono, l’autore deve averlo dedotto da altre antiche fonti, oppure da tradizione orale tramandata localmente.
La ‘Passio’ narra che Proto sacerdote e Gianuario suo diacono, erano nati in Sardegna e allevati a Turris (in seguito Turres e poi Porto Torres), fondata nel 46 a.C., situata nel Golfo dell’Asinara, di fronte all’omonima isola; e predicavano il Vangelo sul Monte Agellus, quando fu pubblicato l’editto di Diocleziano e Massimiano, per la persecuzione contro i cristiani.
Alcuni pagani del luogo, irritati per la loro presenza, si recarono in Corsica, dove risiedeva il preside Barbaro, inviato nelle due grandi isole per fare applicare l’editto imperiale, e denunziarono la loro presenza.
Barbaro li fece arrestare e condurre alla sua presenza, alle loro convinte risposte, ordinò di portare Proto nelle isole ‘Cuniculariae’(arcipelago della Maddalena), mentre trattenne Gianuario con la speranza di convertirlo.
Trasferitosi in Sardegna a Turris, il preside Barbaro fece rientrare Proto riunendolo a Gianuario e ancora una volta, cercò di convincerli a ritornare al paganesimo.
Al loro fiero rifiuto li fece torturare, lacerando le loro carni con unghie di ferro; poi feriti furono messi in prigione, sotto la custodia di un soldato semplice di nome Gavino; il soldato di idee non ostili ai cristiani, colpito dal loro comportamento e dalle loro parole, li liberò chiedendo solo di ricordarsi di lui nelle loro preghiere
I due fuggitivi lasciarono la città e si rifugiarono in una caverna; il giorno seguente il preside Barbaro ordinò che gli fossero portati i due prigionieri, ma il soldato Gavino, professandosi cristiano, confessò di averli liberati.
Fu subito condannato a morte e mentre lo conducevano sul luogo del supplizio, lungo la strada incontrò una donna cristiana che l’aveva spesso ospitato, la quale gli diede un velo per bendarsi gli occhi; Gavino fu decapitato vicino al mare e il suo corpo gettato dalle rupi nelle onde, dove scomparve.
Dopo la morte Gavino apparve a Calpurnio marito della donna cristiana e dopo averlo aiutato a rialzare le sue bestie cadute, gli affidò il velo prestatogli, dicendo di restituirlo a sua moglie.
Quando l’uomo tornò a casa, trovò la moglie piangente per la morte di Gavino, ma Calpurnio non poteva crederci visto che l’aveva incontrato lungo la strada, tanto è vero che gli aveva dato il velo per lei; ma una volta spiegato il velo, si accorsero che era macchiato di sangue.
Poi il martire Gavino apparve ai due fuggitivi nella caverna, invitandoli a tornare a Turris per ricevere come lui il martirio; Proto e Gianuario obbedirono e furono decapitati il 27 ottobre, e i loro corpi seppelliti 
Il 3 maggio c’è l’inizio di una festa per celebrare la traslazione dei corpi dei santi patroni a Porto Torres. Dalla Basilica di San Gavino, la più grande e antica delle chiese romaniche della Sardegna, parte una processione imponente che accompagna i “Corpi Santi”, cioè i simulacri lignei dei tre santi Gavino, Proto e Gianuario, fino alla chiesetta di Balai-vicino, detta anche di S. Gavino a Mare, dove adiacenti e comunicanti con la cappella, vi sono tre ambienti ricavati nella roccia, utilizzati come sepolcri in epoca romana, uno di questi sulla sinistra della chiesetta, sarebbe il sepolcro dei tre martiri.
Qui vengono lasciati fino a Pentecoste e la chiesa, chiusa per il resto dell’anno, diventa in questo periodo meta di continuo pellegrinaggio. La sera del giorno di Pentecoste con altra solenne processione i tre “Corpi Santi” vengono riportati nella Basilica di Monte Agellus, passando per il lungomare.
Infine il lunedì seguente, dopo la Messa solenne, una processione Eucaristica giunge fino al porto dove viene impartita la solenne benedizione.
Una leggenda, ignorando la ‘Passio’ che dice che il corpo di s. Gavino fu gettato a mare, racconta che i corpi furono scoperti nel Medioevo dal giudice Comita, che era stato colpito dalla lebbra; s. Gavino apparsagli in sogno, gli disse che se voleva guarire doveva cercare il suo corpo e quello dei compagni sepolti a Balai-vicino e portarli in un luogo migliore, costruendo una chiesa; così sorse l’attuale Basilica che risale all’inizio del XII secolo. 
Ma un’altra ipotesi, dice che verso l’VIII-X secolo, l’antica cattedrale di Turris del 517, andò in rovina insieme con la città, a causa delle continue scorrerie dei Saraceni; quando grazie alle vittorie di Pisa e Genova sugli Arabi, il porto ricominciò a fiorire, una delle prime decisioni dei Giudici che si erano trasferiti all’interno, fu quella di costruire una nuova chiesa in onore dei tre martiri; e grazie al giudice Comita fu innalzata l’attuale Basilica, utilizzando materiale della precedente chiesa.
Un’altra leggenda, in contrasto con la ‘Passio’, dice che tutti e tre i martiri, dopo giustiziati furono gettati in mare e i loro corpi riaffiorarono proprio nel punto dove sorse poi la chiesetta di Balai-lontano, detta anche di San Gavino decollato.
Il culto per s. Gavino, oltre che in Sardegna è molto diffuso nella vicina Corsica, dove ben cinque paesi portano il suo nome; inoltre è da segnalare la presenza di chiese dedicate al santo, nella zona del Mugello in Toscana e in Campania.
È da segnalare che il culto dei sardi per il loro santo, ha portato ad un fatto singolare, l’intero mese di ottobre, il mese del martirio è per i sardi Santu Aini (Gavini)
(fonte WEB Santi e Beati)

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Aggiunto il 2006-04-04

Fare bene il Bene

Fare bene il Bene

Di seguito la lettera inviata dal Direttore della Caritas diocesana, don Gaetano Galia, a tutti i Sacerdoti e i responsabili di Istituti Religiosi.
La comunità diocesana si prepara all'accoglienza di rifugiati e richiedenti protezione internazionale, seguendo le linee guida indicate nel Vademecum inviato a tutte le diocesi dalla Conferenza Episcopale Italiana.

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Ai sacerdoti e i responsabili delle comunità religiose
 
Carissimi,
vi scrivo, in accordo con il nostro Vescovo, insieme  alle religiose e i laici dell’equipe della Caritas diocesana, che condividono con me le fatiche della testimonianza della Carità nel tempo che ci è chiesto di vivere,  certi della grandezza e dell’importanza del vostro ministero e consapevoli del gravoso impegno che esso comporta.
All’indomani dell’appello di Papa Francesco del 6 settembre che “di fronte alla tragedia di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e la fame e sono in cammino verso una speranza di vita” ci invitava ad essere prossimi e “a dare loro speranza concreta”, la nostra chiesa diocesana, in risposta anche agli organi di stampa che chiedevano quali iniziative intendesse prendere la diocesi davanti alla sollecitazione del Papa, comunicava (attraverso le pagine di Libertà) la propria attenzione e cura premurosa  verso i profughi  nella collaborazione logistica, sanitaria e culturale ai Centri di accoglienza straordinaria che si stavano allestendo in città, e l’impegno a predisporre un piano di accoglienza dignitosa coinvolgendo parrocchie e comunità religiose.
Fare bene il bene
La nostra chiesa locale, che vuole camminare con le persone, accoglie l’invito del Santo Padre facendosi casa e famiglia del popolo dei migranti, segno di unità nella diversità.
In questi giorni la Conferenza Episcopale Italiana ha predisposto un Vademecum per l’accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati e lo ha inviato a tutte le diocesi. Nello stesso tempo la Caritas Italiana propone a tutte le chiese locali il progetto Rifugiato a casa mia, già sperimentato in una decina di diocesi e che vede il coinvolgimento della comunità cristiana in uno sforzo volto all’accoglienza di  rifugiati e richiedenti protezione internazionale presso famiglie, istituti religiosi o parrocchie dove comunque i beneficiari dovranno essere seguiti da famiglie tutor.
Per questa vera e propria chiamata missionaria il prossimo Giubileo della Misericordia sarà per tutti un grande dono di grazia particolare perché ci aiuterà ad aprire gli occhi dei nostri cuori attraverso le opere di misericordia facendoci vedere le “ferite impresse nella carne di tanti che non hanno più voce perché il loro grido si è affievolito e spento a causa dell’indifferenza dei popoli ricchi”.
Insieme alla porta santa apriamo le porte delle nostre case, parrocchie, conventi, istituti e santuari, così come ci viene suggerito nel Vademecum della CEI, costruendo un percorso di accoglienza che diviene segno di  cammino nella carità che si affianca alle già numerose iniziative di solidarietà ai tanti poveri, vecchi e nuovi, adottando uno stile di vita familiare e comunitario, facendo bene il Bene.
Linee guida e organizzazione
Alla Caritas diocesana viene chiesto di curare la preparazione della comunità all’accoglienza e coordinare tutti gli aspetti organizzativi e logistici oltre a tutti i soggetti che saranno coinvolti in questo percorso di carità.
Per questo la Caritas diocesana, in collaborazione con l’Ufficio diocesano per le Comunicazioni Sociali, gestirà il flusso informativo e la comunicazione con enti, associazioni, parrocchie e comunità religiose che offriranno le loro disponibilità materiali e umane. Mediante un equipe specifica preparerà con una formazione accurata sul piano: sociale, legale, amministrativo, culturale e pastorale, tutte le persone che si renderanno disponibili all’accoglienza concreta, offrendo tutti gli strumenti adeguati.
Sarà costituita una specifica commissione diocesana per la gestione delle pratiche legali e amministrative relative allo status dei migranti e i rapporti con gli enti competenti.
Forme di accoglienza, idoneità dei luoghi, caratteristiche necessarie, tempistiche, sono tutti aspetti che saranno comunicati al momento in cui verranno presentate le disponibilità di accoglienza da parte di famiglie, parrocchie o comunità religiose.
Fin da subito per tutte le disponibilità all’accoglienza è attivo l’indirizzo mail della Caritas: caritasturritana@libero.it e il numero telefonico 079 4920206 (lun.- ven. 9-12 e 14-17), dove dovrà essere indicato il riferimento da contattare.
 
Sassari,  19 ottobre 2015                                                    Vi saluto fraternamente augurandovi la pace
                                                                                                                     Don Gaetano Galia                                                                                                                                                                                                                                        Direttore della Caritas diocesana di Sassari
 

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