Solennità di Corpus Domini: la celebrazione in cattedrale e la processione

7 Giugno 2026 | News, primo piano

Domenica 7 giugno, nel pomeriggio, l’Arcivescovo Francesco Soddu ha presieduto la celebrazione eucaristica nella cattedrale di San Nicola in occasione della solennità del Corpus Domini.

L’omelia di Mons. Soddu:

<< L'annuale solennità del Corpus Domini, del Santissimo corpo e sangue del Signore Gesù, ci esorta alla contemplazione, venerazione e adorazione del grande dono che il Signore fa di sé e della permanenza di tale dono nelle specie del pane e del vino che si avvera ed attualizza in ogni celebrazione eucaristica. Il Concilio Ecumenico Vaticano II afferma che la liturgia è fonte e culmine di tutta la vita della Chiesa e in essa in modo tutto particolare l'Eucaristia da cui prende forma ed è continuamente vivificata. Dall'Eucaristia, ossia da Cristo nato, immolato e risorto per la nostra salvezza riceviamo tutta la ricchezza per il nostro essere e a Lei dobbiamo rivolgere ogni azione affinché la nostra vita non si smarrisca nei meandri intricati della storia, ma possa tornare a Dio alimentata e quindi arricchita del dono di sé.

Questo abbiamo sentito espresso nella proclamazione della Parola di Dio, dalla prima lettura sino al Santo Vangelo. Nella prima lettura dove i verbi fondamentali sono “ricordati” e “non dimenticare”. Il libro del Deuteronomio esorta il popolo, e quindi ciascuno di noi, a ricordarci delle prove che Dio ci fa affrontare. Metodo, diciamo così, molto educativo, didattico affinché noi non possiamo e non dobbiamo fermarci alle prove, quelle terribili lo abbiamo sentito nell'antico Testamento e quelle che quotidianamente noi dobbiamo sopportare, portare avanti. E in questo itinerario il Signore manifesta la sua presenza. “Ti ho sollevato come ali di aquila e ti ho fatto passare indenne davanti a tutte le prove che il deserto portava con sé”. Prove terribili, fino ad arrivare ai serpenti brucianti, velenosi, alla fame, alla sete, alla prova terribile della negazione stessa di Dio. “Per farti comprendere che l'uomo non vive soltanto di pane, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. Che meraviglia questa affermazione e che meraviglia la concretizzazione di questa affermazione nella Parola di Dio fatta carne, nostro Signore Gesù Cristo. Gesù, così come alla folla del Vangelo proclamato durante la messa, dice anche a noi: “perciò io sono il pane vivo disceso dal cielo”. Le caratteristiche di questo nutrimento le esplicita e spiega lo stesso Signore: “chi mangia la mia carne ha la vita eterna”. Consente cioè di avere, di vivere e condurre la stessa vita buona e bella di Dio. Questa è la vita eterna, la vita stessa di Dio. Che cosa di più il Signore poteva darci? “Questo pane è la sua stessa carne”.

Davanti a questa affermazione molti si ritirano, molti non vanno più dietro Gesù. Come può costui darci da mangiare? A questo fece seguito, nella proclamazione del Vangelo che abbiamo sentito, l'aspra discussione di coloro che ascoltavano con l'interrogativo: “come può costui darci la sua carne da mangiare?

Ecco carissimi fratelli e sorelle il grande mistero del Corpus Domini. L'Eucaristia è il corpo, ossia la stessa carne di Gesù che ci viene data in cibo. Egli è il vero agnello pasquale, l'unico che salva dai nostri peccati, che ci fa passare indenni nel passaggio della vita nella Pasqua, ci riscatta da una vita spesso vuota, banale, ripetitiva e ci riabilita totalmente ponendoci su orizzonti luminosi di speranza. I giudei discussero aspramente questa verità, ma anche noi potremmo incorrere nello stesso equivoco qualora dovessimo considerare la realtà eucaristica come se si trattasse - scusatemi l'espressione - di un discorso di alta o bassa macelleria. Dovremmo perciò andare avanti e procedere sia nell'acquisizione come nella comprensione del pensiero di Gesù, il quale non solo non corregge il tiro, ma se vogliamo rincara la dose dichiarando solennemente: “se non mangiate la carne del figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue non avrete in voi la vita”.

Carissimi fratelli e sorelle, ogni singola parola di Gesù tende a farci comprendere che la sua estrema, la sua totale donazione, ha necessità di dover essere da noi assimilata sia a livello intellettuale e spirituale, ma anche fisico e corporale. Deve cioè toccare e permeare ogni parte del nostro essere, deve alimentare ogni nostro desiderio di bene. Questo significa che se per esempio desideriamo la pace e tanta agognata oggi, come di fatto più che mai tutti vogliamo, non possiamo prescindere dall'interezza del messaggio evangelico che nell'Eucaristia si fa concretezza, fino a coinvolgere ogni cellula del verbo incarnato affinché anche la nostra vita ne diventi coinvolta del suo stesso bene. Infatti, come scrive il Santo Padre Leone: “la carne del figlio povera e vulnerabile richiama la carne di tanti fratelli e sorelle spogliati della loro dignità e ridotti al silenzio e attraverso questa vigilanza il dono della pace entra nel mondo in modo paradossale come potere di diventare figli di Dio che si risveglia quando ci lasciamo toccare dal pianto dei piccoli dalla fragilità degli anziani dal silenzio delle vittime dalla fatica di quanti lottano contro il male che non vorrebbero compiere in questa carne ferita e amata il padre ci mostra la vera umanità di una vita che si compie nell'apertura e nella comunione fino a farci desiderare che la sua volontà si realizzi come in cielo così in terra”

In tal modo, alimentati dal suo corpo e dalla sua carne, anche la nostra carne, il nostro corpo in sostanza tutta la nostra vita riceverà da lui lo splendore delle cose buone, delle cose belle, delle cose utili che chi più chi meno tutti andiamo ricercando o perlomeno desideriamo. Gesù imbandisce per noi un tavolo speciale, quello della vita. E perciò ci dona sé stesso, che è la vera vita è la vita eterna. Lo scontrino, il conto che ci viene presentato alla fine comprende una norma di vita sancita dalle indicazioni evangeliche consegnate al dottore della legge della parabola del buon samaritano: “Va e anche tu fa lo stesso”. Come pure ai discepoli nel contesto della moltiplicazione dei pani: “Date voi stessi da mangiare”. Vale a dire condividete ogni dono con l'amore incondizionato verso tutti.

Ci assista la materna intercessione di Maria Santissima nell'accogliere le indicazioni del figlio, come avvenne alle nozze di Cana, al fine di partecipare continuamente con la nostra vita alla mirabile festa della sua unione sponsale con la Chiesa>>.

Al termine della celebrazione si è tenuta la tradizionale processione che, snodandosi tra le vie del centro storico, è giunta fino a Piazza d’Italia.

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