Nella mattinata di oggi, domenica 26 aprile, l’Arcivescovo Francesco Antonio Soddu ha fatto visita al suo paese natale, Chiaramonti, dove è stato accolto in un clima di festa. Intorno alle ore 10 Mons. Soddu è arrivato nei pressi della chiesa di Cristo Re, all’ingresso del paese. A riceverlo Don Angelo Farina, il sindaco Luigi Pinna e le altre autorità civili e militari del territorio, oltre a un gran numero di fedeli. Poi il corteo a piedi fino alla parrocchiale di San Matteo Apostolo.



I saluti del parroco e del sindaco
Prima della celebrazione eucaristica Don Angelo Farina ha rivolto un saluto all’Arcivescovo facendo riferimento alle origini Chiaramontine di Mons. Soddu: << 41 anni fa, Il 27 aprile del 1985 a Sassari, veniva ordinato Presbitero da Monsignor Salvatore Isgrò. E il giorno seguente qui, in questo suo paese, presiedeva per la prima volta l'Eucarestia. Sabato scorso, nel prendere possesso della diocesi turritana, concludendo la celebrazione, ha detto che noi non dobbiamo chiamare in causa lo Spirito Santo per far quadrare i conti, ma i conti li fa lui. E penso che né lei avrebbe mai pensato di visitare questa sua comunità di Chiaramonti quale arcivescovo di Sassari né io di rivolgerle ancora una volta il saluto e farlo, questa volta, da figlio. In occasione della sua precedente visita a seguito della Consacrazione Episcopale aveva detto: “Ovunque mi sento a casa ma qui lo sono veramente” e poi aggiungeva: “Con questa celebrazione viene reciso un altro cordone ombelicale, perché ora sono pastore di un'altra diocesi anche se vi porto sempre nel cuore”. Evidentemente lassù era stato disposto diversamente ed ora non viene riallacciato il cordone ombelicale ma quel figlio che tanti considerano fratello e tale rimane, è diventato padre per volontà di Nostro Signore, rubando un'espressione che fu di San Giovanni XXIII>> Poi ancora: << Qui sono le sue radici. Perché qui non semplicemente è nato, ma è la fonte che l'ha generata alla vita Cristiana. Per cui con noi è Cristiano, con noi è riscattato il 31 ottobre del 1959 per il ministero di Don Giovanni Maria Dettori e poi segnato dal sigillo dello Spirito in questa chiesa da Monsignor Paolo Carta il 20 settembre 1970. […] Sebbene l'acqua che sgorga dal Tempio Santo di Dio sia la stessa qui, nella sua cattedrale, come pure nella Basilica di San Pietro in Vaticano, cioè ovunque, ho pensato fin da subito, appena resa nota la data della sua presa di possesso, di chiederle mediante Monsignor Amministratore di venire tra noi, come già feci dopo la sua elezione per la diocesi di Terni, Narni e Amelia e la sua ordinazione episcopale il 5 gennaio del 2022. E questa volta, sebbene lo spazio sia molto limitato, ho voluto che celebrasse proprio qui, all'interno della parrocchiale di San Matteo, dove è il fonte battesimale e l'altare sul quale il sangue del Signore continua ad operare le meraviglie del battesimo per mezzo dell'eucaristia, che fonda e raduna la Chiesa per celebrare insieme e contemporaneamente ricevere. Ho pensato così dunque questo suo primo essere tra noi, un momento che è certamente festa di popolo, che è solo il primo di altri in cui fisicamente sarà presente, come segno e strumento di Cristo Buon Pastore>>. I ministranti hanno poi consegnato a nome della Comunità parrocchiale un dono all’Arcivescovo: l’effige raffigurante la Beata Vergine del Carmelo realizzata dal maestro Salvatore Pio Pacelli.


Il sindaco Luigi Pinna ha poi preso parola per il saluto a nome dell’Amministrazione Comunale, sottolineando la sinergia tra le istituzioni civili e religiose degli ultimi anni:
<< Oggi per Chiaramonti è una giornata importante. Accogliamo nella nostra comunità l’Arcivescovo Metropolita di Sassari, ma prima ancora accogliamo un nostro concittadino, una persona che qui è nata, è cresciuta e ha mosso i primi passi del proprio cammino umano e spirituale. Questo rende questo momento ancora più significativo. La sua storia, Eccellenza, è un messaggio forte, soprattutto per i nostri giovani. Dimostra che anche partendo da una piccola comunità come la nostra, con impegno, sacrificio e determinazione, si possono raggiungere traguardi importanti. È un esempio concreto di come il lavoro quotidiano, la costanza e la dedizione possano portare lontano. E la nostra comunità guarda a questo percorso con orgoglio, ma anche con una sincera speranza. Un percorso che l’ha portata a ricoprire incarichi di grande responsabilità, prima come Direttore nazionale della Caritas, poi come Vescovo della diocesi di Terni-Narni-Amelia, fino alla guida della nostra diocesi. In questi mesi, anche con un sorriso, più di qualcuno ha ricordato come Chiaramonti sia legata alle origini di una figura come Francesco Cossiga, chiedendosi quale altro traguardo potrà ancora raggiungere uno dei suoi figli. È un modo semplice per dire che crediamo nel suo cammino e che lo accompagniamo con affetto e fiducia. Monsignor Soddu è stato ordinato sacerdote il 27 aprile 1985 e proprio domani ricorre l’anniversario di quel giorno così importante. Un passaggio fondamentale della sua vita, che oggi si intreccia con questo ritorno nella sua comunità, rendendo questa visita ancora più carica di significato umano e spirituale. La sua nomina arriva dopo un periodo di sede vacante e segna l’inizio di una nuova fase per la diocesi. Dopo un tempo di amministrazione straordinaria, oggi la Chiesa turritana torna ad avere una guida piena, stabile. E sappiamo bene, anche nelle amministrazioni pubbliche, quanto sia importante avere una guida chiara per poter programmare, costruire e crescere davvero. Siamo certi che il suo ministero saprà dare nuova energia e nuova direzione alla diocesi, rafforzando il legame con le comunità e accompagnando i territori con attenzione e sensibilità. Ne è dimostrazione anche la presenza oggi di numerosi amministratori locali, qui per salutarla e testimoniarle vicinanza. Come amministrazione comunale crediamo molto nella collaborazione con la Diocesi, non solo sul piano spirituale, ma anche nella tutela e valorizzazione del nostro patrimonio. In questi anni abbiamo portato avanti diversi interventi importanti: il rifacimento e la valorizzazione della Chiesa del Carmelo e dell’area cimiteriale, la ristrutturazione della Chiesa del Rosario, ormai in fase di completamento, e il supporto alla Parrocchia di San Matteo, nella persona di don Angelo, per la partecipazione a un bando PNRR pubblicato dalla Regione. Un lavoro di squadra che ha permesso di ottenere un finanziamento di 150.000 euro per il restauro della Chiesa di Santa Giusta. Sono esempi concreti di una sinergia che funziona e che vogliamo continuare a rafforzare, perché crediamo che la cura dei nostri luoghi identitari sia anche cura della nostra comunità. In un tempo come quello che stiamo vivendo, c’è bisogno di figure capaci di unire, di ascoltare, di stare accanto alle persone. C’è bisogno di punti di riferimento che sappiano parlare alle comunità con semplicità e autenticità. Consentitemi infine un ringraziamento sentito a tutte le persone e le realtà che hanno contribuito alla riuscita di questa giornata: a don Angelo, per l’impegno e la passione con cui ha curato questo momento e per aver reso la nostra Chiesa di San Matteo ancora più accogliente e bella; al coro Tzaramonte, che animerà la celebrazione, al coro Doria, e alla Pro Loco, per la collaborazione e il supporto organizzativo. Per questo, Eccellenza, le rinnoviamo il nostro augurio di buon cammino, assicurando la piena disponibilità dell’Amministrazione comunale a collaborare, nel rispetto dei ruoli, ma con spirito costruttivo e di servizio verso la nostra comunità. A nome di tutta Chiaramonti, bentornato a casa>>.
Poco prima della celebrazione, Mons. Soddu ha ricevuto in omaggio dagli studenti delle scuole elementari alcuni disegni preparati da loro per l’occasione.


La celebrazione
La Santa Messa delle ore 11, animata dal “Coro de Tzaramonte” diretto dal maestro Salvatore Moraccini, è stata presieduta dall’arcivescovo. Oltre a numerosi fedeli hanno preso parte alla celebrazione gli apostoli della Confraternita di Santa Croce, una rappresentanza del mondo del Folclore di Chiaramonti, le autorità civili e militari del territorio.


Nell’omelia l’Arcivescovo Soddu ha detto: << Parlare della figura del pastore in Sardegna sembrerebbe scontato. Quando ero a Roma mi trattenevo molto descrivendo la figura del pastore e cogliendo tutte le analogie ivi contenute nel Vangelo di San Giovanni, di cui abbiamo sentito proprio oggi una piccola parte. Gesù riprende quanto aveva detto rispetto al buon pastore e alla porta nel momento in cui si accorge che loro non avevano capito niente, e allora spiega meglio, solennemente: “In verità in verità io vi dico se non passate attraverso la porta non potete entrare nella vita, non potete entrare nella luce”. Entrare nella porta, passare per la porta, sembrerebbe una cosa ovvia e scontata. Eppure, a volte si sbaglia direzione. Più di una volta, nelle nostre scelte quotidiane, preferiamo non passare attraverso la porta, andando a sbattere così contro una parete. La parete del nostro peccato, del nostro orgoglio, della nostra voglia di non far niente, della nostra presunzione, di tutto ciò che genera diseguaglianza, di tutto ciò che genera anche litigi, sopraffazioni, che porta poi alla guerra. Tutto questo per cosa? Per non aver imbroccato la porta, che è Gesù, è Gesù la vera vita. Chi non considera tutto questo sbaglia mira, e sbagliare mira in ebraico significa non centrare il bersaglio ed è una circolocuzione per dire “peccato”, come a voler dire “sbagliare l'obiettivo”.
Durante il saluto che mi ha fatto, don Angelo, pocanzi, ha citato il profeta Geremia, richiamando un Salmo. Il profeta Geremia arriva a richiamare quel Salmo dopo che si è posta una domanda. Egli dialoga con Dio con termini veramente dinamici, graffianti. Sembra dire: “Dio, tu parli bene, dici che chi ti segue è come un albero piantato lungo corsi d'acqua, però io guardo il mondo che mi circonda e vedo che chi si comporta male ha la meglio. Chi sfrutta ha la meglio, chi è disonesto vive bene”. Queste considerazioni del profeta Geremia, talvolta, sono molto attuali e potremmo farle nostre. Chissà di questi tempi quante volte magari abbiamo pensato:” se Dio esiste ma perché permette la guerra?” Poi Geremia si dilunga in una sorta di riflessione e capisce che fare così significa non passare attraverso la porta della vita, che è Dio. Ecco allora che richiama il Salmo, uno dei primissimi Salmi. E allora il giusto è come un albero piantato lungo corsi d'acqua e lui dà addirittura, con la sua esperienza, corpo a quella che era una preghiera, che aveva preso forse a memoria, ma la sente ancora più viva perché passa attraverso la propria persona. Questo deve fare il Cristiano, ciascuno di noi deve fare così.
Abbiamo ascoltato la bella pagina della Prima Lettura. Ci parlava di Pietro insieme agli apostoli, il giorno di Pentecoste, il giorno in cui la Pasqua si riversa ancora più abbondantemente attraverso il dono dello Spirito Santo. E che cosa fa Pietro? Racconta Gesù, lo racconta a parole ma poi lo avrebbe raccontato attraverso la sua vita. E coloro che lo ascoltano dicono: “ma che cosa dobbiamo fare?” Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo” – disse Pietro. La conversione è un cambiamento radicale di vita, e farsi battezzare significa far entrare Gesù nella propria esistenza in modo che Lui agisce in me e io, raccogliendo tutto ciò che è l'intento di Gesù, possa trasfigurare operativamente il Signore nella nostra vita, nella mia vita.
Quanto bene ci auguriamo. Questo augurio di bene deve passare attraverso l'impegno della nostra vita. Lo ripete costantemente anche Papa Leone. Noi non possiamo desiderare semplicemente la pace ma dobbiamo desiderare la pace iniziando da noi, sentendoci riappacificati dentro, accogliendo la pace, quella pace che è di Gesù Risorto. Abbiamo iniziato questa celebrazione con il saluto di pace che è tipico del Vescovo ma che richiama le parole di Gesù il giorno di Pasqua: “La pace sia con voi”. E lo fece mostrando i segni della Passione, una pace che è stata pagata a prezzo alto. Noi siamo stati comprati a caro prezzo - dicono gli apostoli - e allora questo prezzo lo vogliamo far diminuire? Lo vogliamo fare non di Gesù che ci ha comprati a caro prezzo? E allora ricordiamoci tutti quanti che siamo figli di Dio - Papa Leone ricorda – “ciascuno di noi è fratello”. Anche se non è vicino di casa, anche se è distante, anche se è di un'altra religione. Siamo tutti figli di Dio e quindi ci dobbiamo accogliere come veri fratelli.
Ad essere oggi tra voi un ultimo pensiero mi viene proprio chiaro, spontaneo. L'ho scritto anche al Santo Padre Leone quando mi ha nominato Vescovo di Sassari. “Santità – ho scritto - mi viene spontaneo pensare alla visita che Gesù fece a Nazareth, dove venne allevato. “Nessun profeta è ben accetto in patria… ma con l'aiuto di Dio e con la sua preghiera mi affido, ecco, alla provvidenza perché il Signore attraverso di me sappia fare cose grandi”. I Nazareni chiesero a Gesù di riproporre ciò che Egli aveva fatto a Cafarnao, chiesero di mostrare loro i miracoli. Ma lì Gesù non poteva fare grandi cose. Perché? Perché mancava la fede. Allora carissimi fratelli e sorelle, la prima azione del cristiano è la preghiera. Gesù aumenta la nostra fede. Egli nei gesti piccoli delle persone povere dice: “davvero grande è la tua fede”. E allora la radice, il fondamento del nostro essere Cristiani, della nostra fede, che cos'è? È l'umiltà, la piccolezza, così come per Maria Santissima “ha guardato l'umiltà della Sua serva”.
Chiediamo al Signore la grazia di essere figli di Dio e lo dico soprattutto per i ragazzi, per i giovani. Grazie per essere qui, per aver accolto la mia persona e anche questa mia povere parole>>.
La mattinata si è conclusa con un momento di convivialità che si è tenuto nei Giardini di Piazza Repubblica.
















