Si è conclusa tra il calore e la partecipazione dei fedeli la giornata che ha segnato l’inizio del ministero episcopale di S.E. Mons. Francesco Antonio Soddu alla guida dell’Arcidiocesi di Sassari. Una giornata scandita da momenti di profonda spiritualità e da un forte abbraccio collettivo.
Il cammino del nuovo Pastore è iniziato nel primo pomeriggio a Porto Torres. Alle ore 15.30, l’Arcivescovo si è recato nella Basilica dei Santi Gavino, Proto e Gianuario, dove si è raccolto in una silenziosa e intensa preghiera presso la tomba dei Martiri Turritani, rendendo omaggio alle radici cristiane del territorio e affidando il suo mandato alla protezione dei Protomartiri.

La tappa successiva ha testimoniato la volontà di Mons.Soddu di essere, fin da subito, vicino alle realtà della sofferenza. Giunto a Sassari alle 16.30, l’Arcivescovo ha fatto visita all’Ospedale Civile “Santissima Annunziata”. Mons. Soddu è stato accolto dai cappellani dell’ospedale don Piero Bussu,donVirgilio Businco e padre Eugenio Pesenti, insieme alla direzione strategica dell’Aou di Sassari: Serafinangelo Ponti, direttore generale, Luciana Mameli, direttrice sanitaria e Alberto Mura, direttore amministrativo. L’arcivescovo ha impartito la sua prima benedizione alla comunità ospedaliera, rivolgendo un saluto ai pazienti e al personale sanitario.

Il cuore istituzionale dell’accoglienza si è svolto in Piazza Santa Caterina alle 17.15. Ad attendere il nuovo Pastore, oltre al Capitolo Metropolitano, erano presenti le massime autorità civili e militari. Il Sindaco di Sassari e della Città metropolitana, Giuseppe Mascia, ha dato il benvenuto ufficiale a nome della cittadinanza e delle istituzioni locali:
<< Eccellenza, la Città di Sassari, che come Lei ricorda spesso tanta parte ha avuto nella sua formazione, con la frequentazione del prestigioso Liceo di cui poi è divenuto anche un docente, la saluta e la accoglie oggi come nuovo pastore della Chiesa Turritana. L’accoglie qui, nel suo cuore, nel centro storico e nel territorio della primaziale di San Nicola e Santa Caterina, la parrocchia in cui ha esercitato il suo ministero per quindici anni. Parrocchia: parà oikia, la prossimità alle case, alle famiglie, alle donne agli uomini di questa città. Un impegno che Lei ha unito per lungo tempo con quello per la cura dei ragazzi e dei giovani, aiutando molti di loro a trovare la loro strada, la loro vocazione, a costruire il loro futuro. Così come molto importante è stato l’impegno, prima da noi e in seguito per tutta l’Italia, come direttore della Caritas, sostenendo chi ha bisogno non solo di un pasto, di un letto o di un vestito ma soprattutto di dignità, di accoglienza, di integrazione. Ho voluto ripercorrere, seppur brevemente, la sua biografia, peraltro ben nota a molti dei presenti, non solo come gesto di omaggio ma perché alcuni elementi essenziali a cui ho fatto volutamente riferimento descrivono non semplicemente un percorso di vita e di ministero sacerdotale ma anche dei punti di partenza per il nuovo cammino che inizia questa sera e che vorremo condividere. La cultura, come leva di crescita umana e sviluppo sociale. La prossimità alle persone, come forza per costruire la comunità. La speranza e il desiderio di futuro, soprattutto per i nostri giovani, perché la nostra terra non viva solo contemplando un passato glorioso ma le sia assicurato un avvenire degno. L’integrazione, perché ciascuno possa trovare posto e si senta accolto e parte viva di una comunità in cui le differenze sono ricchezza e le fragilità sono accompagnate e sostenute. Sono queste le caratteristiche del cammino che insieme a Lei oggi vogliamo iniziare, offrendo e attendendo quella cooperazione che chi amministra la comunità civile e chi è chiamato a guidare quella ecclesiale, nel rispetto dell’ordine proprio di ciascuno e della specifica funzione attribuita, debbono prestare per la promozione dell’uomo e il bene del Paese, come richiede il Concordato. Alle parole che ho prima indicato, come stelle che ci possano guidare in questo cammino, vorrei aggiungerne un’altra: pace. Sassari si è proclamata Città della Pace con voto unanime del suo Consiglio comunale e partecipa attivamente a diverse iniziative sia locali che nazionali per promuovere la cultura della pace e del dialogo. Facciamo nostro il desiderio delle donne e degli uomini di ogni parte del mondo che in questi tempi difficili invocano la pace e seguiamo con attenzione il magistero di Papa Leone XIV, che ha voluto che Lei fosse il nostro Arcivescovo, e che fin dall’inizio del suo pontificato si spende senza sosta per richiamare tutti al rispetto dei diritti inviolabili delle persone; al dovere della protezione dei più deboli, prime vittime di ogni conflitto; alla responsabilità dei governanti, ricordando loro che è blasfemia e inganno usare il nome di Dio per giustificare l’uccisione di innocenti e la distruzione di città e di intere regioni nel mondo e gli enormi danni che a tutto ciò si legano come conseguenza. Quella pace disarmata e disarmante, per usare le parole del Papa, che vorremmo far crescere insieme, da seme a pianta robusta e ricca di frutti, a iniziare dalla nostra Città e dal territorio vasto che a essa guarda e di cui, come Sindaco Metropolitano, ho l’onore stasera di rappresentare l’insieme delle comunità civili che oltre a Sassari costituiscono quel mosaico di storia, tradizioni, esperienze e attese che è l’Arcidiocesi Turritana Eccellenza, il suo ministero apostolico tra noi prende avvio qua: inizia un nuovo cammino e tra poco lo faremo non solo simbolicamente un breve tratto di strada insieme, come del resto è breve la distanza tra la sede del Comune e la sua Cattedrale. La storia ha messo uno accanto all’altro i luoghi simbolo delle realtà che rappresentiamo. Un tratto breve, sufficiente a delimitare i ruoli e i compiti che ci sono affidati, ma oggi più che alla distinzione delle Autorità siamo invitati a rendere quello spazio di separazione un ponte, il luogo della responsabilità condivisa. La accompagniamo oggi, in questo inizio di cammino e, se lo vorrà, lo faremo anche in futuro. Ancora una volta benvenuto e buon lavoro!>>.

La celebrazione in cattedrale
Il momento culminante della giornata si è tenuto alle ore 18 nella Cattedrale di San Nicola. Durante la solenne Concelebrazione eucaristica, si è svolto il rito della Presa di possesso canonico della Diocesi. Oltre cinquecento le presenze all’interno del duomo. Hanno preso parte alla celebrazione gli arcivescovi e vescovi della Sardegna, i vescovi emeriti - compreso il cardinale Miglio - il Capitolo Turritano, i componenti del collegio dei consultori, tutti i sacerdoti diocesani, i religiosi operanti in diocesi, una rappresentanza di quattordici sacerdoti da Terni, altri sacerdoti provenienti dalle diocesi della Sardegna. La liturgia è stata animata dal coro Cappella Musicale “Madonna del Bosco”, diretto dal maestro don Pierpaolo Canu.
L'omelia dell'Arcivescovo:
<< Carissimi fratelli e sorelle, in questa terza Domenica di Pasqua, il Signore ci benedice ridonandoci la pagina del Vangelo del primo giorno dopo il sabato, che per noi è sempre questo giorno, il giorno del Signore, la Domenica. Il brano evangelico, a tutti noto, dei discepoli di Emmaus, illumina la nostra vita di fede e la scuote incessantemente rispetto al nostro essere in cammino, al nostro camminare insieme, al nostro accogliere uno sconosciuto, alle nostre tristezze e preoccupazioni, specialmente quelle che impediscono l'ampiezza e la profondità dello sguardo. La giornata di Pasqua stava per chiudersi. Il messaggio della risurrezione di Gesù era partito dal sepolcro vuoto. Eppure, tra i diversi, due di loro, quasi chiudendo una parentesi tanto esaltante quanto drammatica della loro esperienza di vita, fanno ritorno privi di speranza, laddove erano partiti da Emmaus. Gesù si affianca a loro, ma essi non lo riconoscono, perché, così come si esprime il Vangelo, i loro occhi erano impediti. Carissimi fratelli e sorelle, l'impedimento che fu dei discepoli di Emmaus è il medesimo che avvolge e attanaglia ogni discepolo di ogni epoca, quando il buio, anche quello indefinito delle varie vicende umane, non lascia spazio alla luce assolutamente nuova della presenza reale di Colui che è il vivente. Egli si presenta forse anche tutt'altro nell'aspetto, ma è realmente lui? I discepoli di Emmaus sono accecati dal dramma del dolore per la perdita dell'amico. Essi sono anche parte di un mosaico che, dal tradimento di Giuda e dal rinnegamento di Pietro, andava sgretolandosi, lasciando spazio allo scandalo, forse anche peggiore: quello della divisione, e quindi del tenebroso stato di una comunità senza speranza. Il cammino all'indietro dei due, come sappiamo, riassume pure ogni passo ramingo dell'umanità e di ogni comunità, anche ecclesiale, alla presa con l'attualità della storia, senza però che vi sia l'apertura a una lettura sapienziale vivificata dalla presenza del Risorto, datore di pace a tutti i livelli. Il Signore cammina con loro ed insieme offre alla Chiesa il metodo dell'approccio e del dialogo, ma prima di tutto manifesta plasticamente il criterio necessario e fondamentale, ossia quello dell'ascolto. Li ascolta. Incassa anche quella sorta di rimbrotto, reso più amaro dalla paradossale sottolineatura con la quale viene accompagnato: "Tu solo sei così forestiero a Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?". Figuriamoci. E questo l'appello lamentela, che di tanto in tanto ogni epoca storica rimanda a Dio, accusandolo di essere assente. Scandalosamente assente, disimpegnato delle vicende umane. Il Signore Risorto, invece, non rivendica niente, ma attraverso un affabile quanto puntuale rimprovero, tocca e manda in frantumi la durezza del loro cuore, che viene progressivamente riscaldato, potremmo dire sciolto - spiega la scrittura - anzi, direi, legge il presente e lo interpreta alla luce della parola espirata. Quanto abbiamo necessità, noi che siamo digiuni di Parola di Dio e tanto immersi nell'attualità, di leggere il presente facendo riferimento alla Parola di Dio fino a quando il viaggio raggiunge la meta Emmaus e l'invito a fermarsi: “resta con noi perché si fa sera”. Quel momento conviviale diventa la cena del Signore che condensa tutta la vicenda ed anche l'intero mistero pasquale. Quel pane ordinario sulla mensa imbandita, nelle mani di Gesù diventa il pane eucaristico e solo allora si aprono loro gli occhi e lo riconobbero. Questo significa che chi percepisce nell'Eucaristia e nel servizio che da essa promana, l'abbraccio dell'amore di Cristo, riceve il dono di poterlo riconoscere e quindi affermare con le parole di San Pietro: "Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato; di ciò noi tutti siamo testimoni" Gli occhi precedentemente impediti nel momento in cui sono resi capaci di riconoscerlo, egli scompare dalla loro vista. Il Signore rimanendo ben saldo e presente nel loro cuore rinnovato dall'amore, diviene la base per una certezza assoluta di speranza che rimette in moto tutta la loro vita. La loro vita, sì, al plurale, cioè nella vita della comunità, la quale inizia la bella avventura della testimonianza condivisa con gli altri che in quel momento stavano a Gerusalemme. Carissimi fratelli e sorelle, questo messaggio di vita, che è la persona di Gesù e non una teoria astratta, raggiunge anche noi, la nostra terra, la nostra diocesi, la nostra Chiesa. Da questa mensa, della Parola e dell'Eucaristia, siamo tutti chiamati a riconoscere la presenza del Risorto e, come e con i discepoli di Emmaus, a ritornare sempre sui nostri passi e ricomporre e presidiare la comunione nell'incontro con i fratelli e le sorelle. Carissimi fratelli e sorelle, con la celebrazione di questa liturgia io sono il vostro Vescovo. Ringrazio innanzitutto il Signore per il dono della vocazione cristiana e per avermi concesso di viverla nello stato di speciale consacrazione. Ringrazio i Pontefici Francesco per avermi chiamato all'Episcopato nella Chiesa di Terni - Narni - Amelia così molto ben rappresentata dai confratelli presbiteri e da una rappresentanza laicale, e Papa Leone XIV per la nomina ad Arcivescovo turritano. Non volendomi divulgare oltre, assistito dalla testimonianza di Sant'Agostino, con lui ripeto: “Nel momento in cui mi dà timore l'essere per voi, mi consola il fatto di essere con voi. Per voi infatti sono vescovo, con voi sono cristiano. Quel nome è segno dell'incarico ricevuto, questo della grazia; quello è occasione di pericolo, questo di salvezza. Infine, quasi trovandoci in alto mare, siamo sballottati dalla tempesta di quell'attività: ma ricordandoci che siamo stati redenti dal sangue di lui, con la serenità di questo pensiero, entriamo nel porto della sicurezza; e, nella grazia che ci è comune, troviamo riposo dall'affaticarci in questo personale ufficio. Pertanto, se mi compiaccio di essere stato riscattato con voi più del fatto di essere a voi preposto, allora, secondo il comando del Signore, sarò più efficacemente vostro servo, per non essere ingrato quanto al prezzo per cui ho meritato di essere servo con voi”. Con questo pensiero di Sant'Agostino mi affido, e vi affido alla misericordia di Dio e all'intercessione di Maria Santissima, dei Santi Protomartiri Turritani, San Nicola, e tutti i patroni delle nostre parrocchie, affinché tutti possiamo veramente fare la volontà di Dio e, su tutto, far prevalere sempre ed unicamente la carità. Amen >>

Prima della benedizione finale i ringraziamenti dell'Arcivescovo Soddu
<< Desidero ringraziare Dio per averci fatto incontrare e ciascuno di voi per essere stato presente. Ringrazio Padre Paolo Atzei per la sua presenza. Saluto il Vescovo precedente, Monsignor Saba. Ringrazio di vero cuore l'amministratore diocesano Don Antonio Tamponi, con il quale veramente abbiamo condiviso dei momenti significativi anche del nostro essere qui, parroco e collaboratore parrocchiale nella parrocchia di San Nicola e Santa Caterina. Ringrazio la presenza di tutti i sacerdoti e in modo particolare ringrazio coloro che sono presenti spiritualmente qui, quelli che comunque io benedirò, presenti in contemporanea a seguirci nella chiesa di Santa Caterina, e coloro che ci seguono attraverso il mezzo televisivo. Ringrazio la presenza del Sindaco di Sassari, del Prefetto, di tutti gli altri sindaci presenti e di tutte le autorità civili, militari, accademiche presenti. Desidero ringraziare anche la mia famiglia, mia sorella, mio cognato e i miei nipoti che insieme rendono vivo e presente il ricordo dei miei genitori e dei miei nonni. Con essi, un pensiero di suffragio va anche ai vescovi diocesani Turritani qui sepolti, ma in modo particolare consentitemi di ricordare Monsignor Isgrò, che mi ha ordinato sacerdote e del quale conservo il suo anello pastorale. Benedico tutti voi, le famiglie che ci stanno seguendo, in modo particolare i bambini e gli ammalati >>.
