“DARE LA VITA PER I PROPRI AMICI”: ESERCIZI SPIRITUALI PER UNIVERSITARI 

10 Marzo 2026 | News, primo piano

Dal 6 all’8 marzo, presso la Casa Santa Luisa gestita dalle suore vincenziane, si sono tenuti gli Esercizi Spirituali della Pastorale universitaria, organizzati dal suo responsabile Don Fabio e da Suor Graziella, opportunità preziosa per abitare in profondità, insieme ad altri ragazzi, la vita da studente universitario, per poter condividere del tempo e avere la possibilità di creare nuove amicizie e accogliere appieno il senso dell’essere cristiano il quale, proprio a causa di una fede ragionata e sentita, dev’essere verificato nel rapporto e nella relazione con l’altro, nella compagnia fra uomini, fra amici. Un tema che, non a caso, è stato al centro di un’intera giornata di riflessione e catechesi e che, anzi, ha rappresentato proprio l’essenza dell’esperienza stessa: non a caso, i momenti di condivisione e riflessione si sono aperti continuando la lettura del libro I quattro amori di C. S. Lewis, proprio della parte dedicata all’amicizia, percorso tra l’altro già iniziato dalla Pastorale in una serie di incontri dal tiolo “E se la fede avesse Ragione?”. 
È necessario, quindi, insistere sull’ aspetto cristiano di queste giornate per poter parlare a fondo del loro significato: non è stato un semplice periodo di convivenza durato tre giorni, come una comitiva qualsiasi di amici o conoscenti. In questo caso, quello che si è condiviso non è stato solo del tempo, ma una Verità, anzi, la Verità, la Verità dell’Incarnazione del Verbo in Gesù Cristo, testimoniata dal Vangelo, del suo Amore per noi uomini, della sua morte e Resurrezione. 
In quest’ottica, i momenti più importanti si sono vissuti nel tempo dedicato alla catechesi, articolato lungo due giornate. 
In una, dal titolo Li amò fino alla fine, si è riflettuto sull’Amore di Cristo come contenuto essenziale del suo messaggio, un Amore che non solo tocca gli Apostoli durante la Sua vita, ma che si spinge fino alla morte in Croce, si spinge fino al sacrificio della propria carne, diventa, nel grido di supplica al Padre, veramente un amore “fino alla fine” e si realizza, per proiettarsi nella Storia, con la Resurrezione, con la vittoria sulla Morte. Cristo, in quanto volto di Dio, è un Dio umano, incarnato appunto, ed è stata proprio l’incarnazione ad essere stata centrale per indagare la figura dell’Altro e il concetto di Amicizia. La possibilità di rivolgersi a Dio con un Tu ci costringe infatti a chiederci: che cos’è l’Amico? Come posso incontrare Cristo nella mia vita? Se anche Gesù è riuscito a perdonare sia i suoi stessi discepoli, che alla fine della Sua vita l’hanno abbandonato, se non addirittura rinnegato, come Pietro, sia i suoi carnefici, chi è l’uomo per non perdonare il prossimo per un torto che non vale neanche un infinitesimo di quello che ha passato Dio in Croce? Incontrare l’altro significa quindi incontrare Cristo, perché non posso postulare un Io senza Tu, senza un amico. Questa giornata si è conclusa con un gesto che da solo sarebbe capace di descrivere veramente l’amore incondizionato di Gesù, che si abbassa fino alle sozzure più degradanti delle nostre vite senza rifiutarci, ovvero con la lavanda dei piedi.  La seconda giornata, invece, ha proposto una catechesi dal nome La Risurrezione di Cristo è la risposta all’uomo per la sua sorte futura? Come accennato prima, nonostante la tematica apparentemente diversa da quella precedente, ne rimane profondamente legata e, anzi, presupposto indispensabile per pensare l’uomo in relazione con altri uomini. Ciò che infatti la Pasqua lascia all’umanità ferita, il dono che Gesù morente ci lascia spirando sulla Croce è la Speranza, la speranza che le ferite della nostra carne e del nostro spirito possano guarire, la speranza del perdono e della redenzione, la speranza nella vita e nel volto del prossimo. 

L’insegnamento più profondo di queste due giornate sicuramente è l’aver insistito su come il cristianesimo sia la fede più umana di tutte, la fede dell’uomo e nell’uomo, nel senso che nessun altro credo pone concettualmente così al centro l’uomo nelle sue contraddizioni, nel suo dolore e nelle sue ferite, nella possibilità del peccato, senza per questo precludere la strada alla salvezza e l’amore come senso ultimo e unico comandamento dell’esistenza. Proprio alla luce di questa considerazione, come conclusione, è necessario citare la cosa sicuramente più bella di questa esperienza, cioè l’aver sentito nascere un’amicizia reale. Le catechesi e i momenti di preghiera, infatti, sarebbero state incomplete se non fosse stato per i momenti di condivisione: dalla condivisione più intima nel sacramento della confessione, a quella più ampia dei momenti di riflessione condivisa, senza pregiudizi e senza paura e che, sicuramente, ha segnato l’inizio di un percorso che avrà ancora tanto da donare a noi studenti universitari.

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