Oltre il rumore delle armi: l’Università e la Chiesa come cantieri di Pace

31 Gennaio 2026 | News, primo piano

Venerdì 30 gennaio, nella sala “Mons. Isgrò” dell’Arcivescovado di Sassari, si è svolto l’appuntamento culturale promosso dalla PastoraleUniversitaria, in collaborazione con la Fondazione Accademia e con l’Università di Sassari sul tema: “La Pace ha diritto di essere? – Prospettive umane, giuridiche e pastorali“.

In questo resoconto dell’incontro di pastorale universitaria, emerge con forza come il desiderio di pace non debba essere considerato un’utopia, ma un impegno concreto che vede l’Università e la Chiesa camminare insieme. Don Fabio Vincenzo Nieddu, responsabile della Pastorale Universitaria, ha introdotto il tema evidenziando come, nel panorama post-bellico mondiale, si sia tornati a una logica di affermazione della forza dove le armi pretendono di stabilire una pace parziale, ben lontana da quella “pace gloriosa” che Sant’Agostino riconosceva come aspirazione universale, persino di chi combatte. Mons. Antonio Tamponi ha poi sollevato una questione radicale sul diritto della pace di esistere, ricordando, sulla scia di Papa Leone, che essa non è un concetto astratto ma una presenza vitale capace di dilatare l’intelligenza e l’orizzonte dell’uomo verso l’eternità. Il prof.Andrea Fausto Piana, Vicario del Rettore dell’Università di Sassari, ha offerto una prospettiva accademica e sociale, denunciando come la diplomazia sia stata spesso schiacciata dalla forza, alimentando non solo scontri tra stati ma profonde fratture generazionali; per il Vicario, l’Università deve riscoprirsi comunità educativa che, in sinergia con la pastorale, rimetta al centro la dignità assoluta della persona. Un contributo toccante è giunto dai racconti di Mons. Baturi, che ha riportato lo sguardo sulla tragedia della Siria e della Palestina; qui la Chiesa si è fatta segno tangibile di speranza: dal Cardinale Zenari ai Francescani che si occupano dei figli dei militanti dell’ISIS, fino alla trasformazione simbolica di schegge e proiettili in simboli cristiani e di pace. Baturi ha sottolineato che la guerra è conseguenza di idolatria che assolutizza anche i minimi aspetti, mentre il cristianesimo risponde con la “nostalgia” di una felicità perduta e con l’attesa di qualcosa di più grande, trasformando la Croce da strumento di morte a ponte di dialogo. Anche la prof.ssa Ludovica Decimo,docente di Diritto Canonico pressa la Facoltà di Giurisprudenza di Sassari, ha ribadito che la pace è un ordine di relazioni che richiede una “alfabetizzazione alla convivenza”,partendo da una ragionata educazione,dal basso,partendo amche dalle scuole,come già succede in Terra Santa,dove bambini di religioni diverse convivono in maniera pacifica; le confessioni, pur se talvolta strumentalizzate, offrono il lessico necessario per disarmare l’inimicizia e riconoscere l’altro come persona. Questa complessa costruzione della pace trova il suo fondamento ultimo nella ricerca della verità: come insegnato da Benedetto XVI e ribadito in questa sede, l’uomo cercatore di pace è anzitutto un cercatore di verità che trova risposta nella bellezza di un Dio fatto uomo; in Gesù Cristo, la divinità si incarna per comprendere ogni frammento dell’umano, insegnandoci che solo nell’incontro con questa Bellezza che si fa vicina, fragile eppure salvifica, possiamo trovare le radici per edificare una pace autentica e duratura nel mondo.

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