Sabato 24 gennaio, in via Fancello 1 a Sassari, è stato ufficialmente inaugurato “L’Albero Azzurro”, un centro semiresidenziale dedicato all’assistenza e al contrasto dell’isolamento sociale. Un’opera che nasce dalla generosità della famiglia Sanna e che si pone come presidio di umanità per il territorio, offrendo risposte concrete alle persone in fase di declino cognitivo iniziale e ai loro caregiver.
Il commento di Mons. Antonio Tamponi: “Un seme ricco di umanità”
Particolarmente significativo è stato il contributo di Monsignor Antonio Tamponi, Amministratore diocesano, che ha preso parte alla cerimonia di taglio del nastro insieme alle autorità civili. Nel benedire la struttura, Mons. Tamponi si è soffermato sulla simbologia scelta per rappresentare questa nuova realtà:
«La scelta dell’albero è profondamente significativa — ha sottolineato Mons. Tamponi — perché richiama immediatamente qualcosa di vitale, che cresce e si protende verso l’altro. Il logo con le fronde blu ci parla di una vitalità serena. Il “seme” di questo progetto mi sembra ottimo perché nasce ricco di quella dimensione di umanità che è fondamentale per ogni percorso di cura. Sono certo che L’Albero Azzurro saprà portare frutti abbondanti per la nostra comunità».

Una sinergia tra istituzioni e carità
All’evento hanno partecipato il sindaco di Sassari, Giuseppe Mascia, l’ex primo cittadino Nanni Campus, e rappresentanti della Regione Sardegna come Antonio Piu (Lavori Pubblici) e Carla Fundoni (Sanità), insieme all’assessora comunale Lalla Careddu.
Il sindaco Mascia ha lodato l’iniziativa come un esempio virtuoso di cooperazione tra privato e pubblica amministrazione, sottolineando come il tema dell’invecchiamento attivo sia una priorità sentita per l’intero territorio.
Il progetto: prevenzione e familiarità
Il centro, nato dalla visione di Tore Sanna e di suo figlio Enrico, vuole essere molto più di una struttura sanitaria: è un ambiente pensato per far sentire gli ospiti “a casa”.
• Destinatari: Persone fragili, anziani a rischio isolamento e soggetti nelle fasi iniziali di declino cognitivo.
• L’obiettivo: Rallentare la malattia attraverso la “terapia occupazionale” (cucina, giardinaggio, sartoria, pittura) e programmi individualizzati.
• Sostegno alle famiglie: Offrire un sollievo ai caregiver che spesso affrontano in solitudine il carico della malattia dei propri cari.
La direttrice sanitaria, Maria Rita Piras, ha ribadito l’importanza di agire tempestivamente: «L’obiettivo è non aspettare che la malattia sia irreversibile, ma agire sui fattori che possano rallentarla, in un ambiente dove l’affetto sia palpabile e lo stare insieme sia vissuto come un dono».
Informazioni e servizi
La struttura conta venti locali e un’équipe multidisciplinare composta da medici, psicologi, educatori, terapisti e OSS. Particolare attenzione sarà rivolta anche alla nutrizione, con un cuoco dedicato alla preparazione di diete specifiche.
Orari del centro:
• Giorni: Dal lunedì al venerdì
• Orario: 08:30 – 17:30
L’inaugurazione è stata allietata dagli intermezzi musicali del Coro di Nulvi, che ha sottolineato con il canto il clima di festa e condivisione che ha caratterizzato la mattinata.
