Oltre il rumore delle armi: l’Università e la Chiesa come cantieri di Pace

Oltre il rumore delle armi: l’Università e la Chiesa come cantieri di Pace

Venerdì 30 gennaio, nella sala "Mons. Isgrò" dell’Arcivescovado di Sassari, si è svolto l’appuntamento culturale promosso dalla PastoraleUniversitaria, in collaborazione con la Fondazione Accademia e con l’Università di Sassari sul tema: “La Pace ha diritto di essere? - Prospettive umane, giuridiche e pastorali".

In questo resoconto dell'incontro di pastorale universitaria, emerge con forza come il desiderio di pace non debba essere considerato un’utopia, ma un impegno concreto che vede l’Università e la Chiesa camminare insieme. Don Fabio Vincenzo Nieddu, responsabile della Pastorale Universitaria, ha introdotto il tema evidenziando come, nel panorama post-bellico mondiale, si sia tornati a una logica di affermazione della forza dove le armi pretendono di stabilire una pace parziale, ben lontana da quella "pace gloriosa" che Sant’Agostino riconosceva come aspirazione universale, persino di chi combatte. Mons. Antonio Tamponi ha poi sollevato una questione radicale sul diritto della pace di esistere, ricordando, sulla scia di Papa Leone, che essa non è un concetto astratto ma una presenza vitale capace di dilatare l'intelligenza e l'orizzonte dell'uomo verso l'eternità. Il prof.Andrea Fausto Piana, Vicario del Rettore dell’Università di Sassari, ha offerto una prospettiva accademica e sociale, denunciando come la diplomazia sia stata spesso schiacciata dalla forza, alimentando non solo scontri tra stati ma profonde fratture generazionali; per il Vicario, l'Università deve riscoprirsi comunità educativa che, in sinergia con la pastorale, rimetta al centro la dignità assoluta della persona. Un contributo toccante è giunto dai racconti di Mons. Baturi, che ha riportato lo sguardo sulla tragedia della Siria e della Palestina; qui la Chiesa si è fatta segno tangibile di speranza: dal Cardinale Zenari ai Francescani che si occupano dei figli dei militanti dell'ISIS, fino alla trasformazione simbolica di schegge e proiettili in simboli cristiani e di pace. Baturi ha sottolineato che la guerra è conseguenza di idolatria che assolutizza anche i minimi aspetti, mentre il cristianesimo risponde con la "nostalgia" di una felicità perduta e con l'attesa di qualcosa di più grande, trasformando la Croce da strumento di morte a ponte di dialogo. Anche la prof.ssa Ludovica Decimo,docente di Diritto Canonico pressa la Facoltà di Giurisprudenza di Sassari, ha ribadito che la pace è un ordine di relazioni che richiede una "alfabetizzazione alla convivenza",partendo da una ragionata educazione,dal basso,partendo amche dalle scuole,come già succede in Terra Santa,dove bambini di religioni diverse convivono in maniera pacifica; le confessioni, pur se talvolta strumentalizzate, offrono il lessico necessario per disarmare l'inimicizia e riconoscere l'altro come persona. Questa complessa costruzione della pace trova il suo fondamento ultimo nella ricerca della verità: come insegnato da Benedetto XVI e ribadito in questa sede, l'uomo cercatore di pace è anzitutto un cercatore di verità che trova risposta nella bellezza di un Dio fatto uomo; in Gesù Cristo, la divinità si incarna per comprendere ogni frammento dell'umano, insegnandoci che solo nell'incontro con questa Bellezza che si fa vicina, fragile eppure salvifica, possiamo trovare le radici per edificare una pace autentica e duratura nel mondo.

Memoria liturgica del Beato Padre Zirano

Memoria liturgica del Beato Padre Zirano

Giovedì 29 gennaio, nella chiesa di Santa Maria di Betlem,  Mons. Antonio Tamponi, amministratore diocesano, ha presieduto la celebrazione in occasione della memoria liturgica del Beato Padre Francesco Zirano.

Nella cappella dedicata al beato, durante la Santa Messa, si è rinnovato il rito dell’accensione della lampada, un gesto simbolico che onora il frate francescano martire, simbolo di fede e sacrificio.

Mons. Tamponi: << Rendiamo Grazie a Dio per il dono del Beato Francesco Zirano>>.

La Parola di Cristo abiti tra voi: a Li Punti il Mandato Diocesano ai Catechisti

La Parola di Cristo abiti tra voi: a Li Punti il Mandato Diocesano ai Catechisti

Si è rinnovato ieri, domenica 25 gennaio, l’impegno dei catechisti dell’Arcidiocesi di Sassari nel diffondere il messaggio evangelico. Nella cornice della chiesa di San Pio X a Li Punti, la comunità si è riunita per celebrare la VII Domenica della Parola di Dio, coordinata dall’Ufficio Catechistico Diocesano e appuntamento di riflessione e preghiera ispirato quest'anno all'esortazione dell'Apostolo Paolo: “La Parola di Cristo abiti tra voi” (Col 3,16).

Il conferimento del Mandato Diocesano ai Catechisti ha sottolineato l'importanza del loro servizio come testimoni e maestri di fede all'interno delle parrocchie del territorio sassarese.

Chiusura della Settimana Ecumenica

La celebrazione ha assunto un valore ancora più profondo coincidendo con la chiusura della Settimana di Preghiera per l’unità dei cristiani, presieduta da Mons. Antonio Tamponi, Amministratore diocesano.

PARTECIPAZIONE A LUTTO

PARTECIPAZIONE A LUTTO

L’Amministratore Diocesano, Mons. Antonio Tamponi, insieme ai presbiteri e ai diaconi turritani, in comunione di preghiera, è vicino a Madre Maria Lucia e alla Comunità delle Figlie di Mater Purissima per il ritorno alla Casa del Padre di Madre Cristina, già Madre Generale della Compagnia.

La Messa esequiale sarà celebrata domani, martedì 27 gennaio, alle ore 15.30, nella Cappella delle Figlie di Mater Purissima in via Roth (Sassari).

Sassari: inaugurato “L’Albero Azzurro”, un nuovo segno di speranza per le fragilità

Sassari: inaugurato “L’Albero Azzurro”, un nuovo segno di speranza per le fragilità

Sabato 24 gennaio, in via Fancello 1 a Sassari, è stato ufficialmente inaugurato “L’Albero Azzurro”, un centro semiresidenziale dedicato all’assistenza e al contrasto dell’isolamento sociale. Un’opera che nasce dalla generosità della famiglia Sanna e che si pone come presidio di umanità per il territorio, offrendo risposte concrete alle persone in fase di declino cognitivo iniziale e ai loro caregiver.

Il commento di Mons. Antonio Tamponi: “Un seme ricco di umanità”

Particolarmente significativo è stato il contributo di Monsignor Antonio Tamponi, Amministratore diocesano, che ha preso parte alla cerimonia di taglio del nastro insieme alle autorità civili. Nel benedire la struttura, Mons. Tamponi si è soffermato sulla simbologia scelta per rappresentare questa nuova realtà:

«La scelta dell’albero è profondamente significativa — ha sottolineato Mons. Tamponi — perché richiama immediatamente qualcosa di vitale, che cresce e si protende verso l’altro. Il logo con le fronde blu ci parla di una vitalità serena. Il "seme" di questo progetto mi sembra ottimo perché nasce ricco di quella dimensione di umanità che è fondamentale per ogni percorso di cura. Sono certo che L’Albero Azzurro saprà portare frutti abbondanti per la nostra comunità».

Una sinergia tra istituzioni e carità

All'evento hanno partecipato il sindaco di Sassari, Giuseppe Mascia, l’ex primo cittadino Nanni Campus, e rappresentanti della Regione Sardegna come Antonio Piu (Lavori Pubblici) e Carla Fundoni (Sanità), insieme all'assessora comunale Lalla Careddu.

Il sindaco Mascia ha lodato l'iniziativa come un esempio virtuoso di cooperazione tra privato e pubblica amministrazione, sottolineando come il tema dell'invecchiamento attivo sia una priorità sentita per l'intero territorio.

Il progetto: prevenzione e familiarità

Il centro, nato dalla visione di Tore Sanna e di suo figlio Enrico, vuole essere molto più di una struttura sanitaria: è un ambiente pensato per far sentire gli ospiti "a casa".

• Destinatari: Persone fragili, anziani a rischio isolamento e soggetti nelle fasi iniziali di declino cognitivo.

• L'obiettivo: Rallentare la malattia attraverso la "terapia occupazionale" (cucina, giardinaggio, sartoria, pittura) e programmi individualizzati.

• Sostegno alle famiglie: Offrire un sollievo ai caregiver che spesso affrontano in solitudine il carico della malattia dei propri cari.

La direttrice sanitaria, Maria Rita Piras, ha ribadito l'importanza di agire tempestivamente: «L’obiettivo è non aspettare che la malattia sia irreversibile, ma agire sui fattori che possano rallentarla, in un ambiente dove l’affetto sia palpabile e lo stare insieme sia vissuto come un dono».

Informazioni e servizi

La struttura conta venti locali e un’équipe multidisciplinare composta da medici, psicologi, educatori, terapisti e OSS. Particolare attenzione sarà rivolta anche alla nutrizione, con un cuoco dedicato alla preparazione di diete specifiche.

Orari del centro:

• Giorni: Dal lunedì al venerdì

• Orario: 08:30 – 17:30

L'inaugurazione è stata allietata dagli intermezzi musicali del Coro di Nulvi, che ha sottolineato con il canto il clima di festa e condivisione che ha caratterizzato la mattinata.

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