Medicina, tecnica e dignità umana

13 Marzo 2026 | News

Nell’ambito delle attività della Pastorale Universitaria, in collaborazione con la Fondazione Accademia, si è svolto l’11 marzo un incontro dedicato alle cure palliative, tenuto presso l’aula di farmacologia nel dipartimento di medicina dell’Università degli studi di Sassari, occasione di riflessione profonda sul rapporto tra medicina, tecnologia e dignità della persona umana. Il tema, centrale nel dibattito bioetico contemporaneo, è stato animato dagli interventi del prof. Mario Oppes, del prof. Pier Andrea Serra e della dr.ssa Anna Guido. A moderare, il prof. Claudio Fozza.
Parlare di cure palliative significa porsi una domanda fondamentale sulla dignità della vita umana, del suo valore inviolabile anche nel dolore e nella sofferenza e, dunque, del fondamentale lavoro di cura che i medici, anche in questo senso, devono avere, per sfuggire alla tecnicizzazione di un mestiere oramai sempre più meccanico.
Il primo intervento, a cura del prof. Oppes, si snodava nel pensiero filosofico per spiegare ai presenti proprio questo, cioè l’importanza che la figura del medico, per ricordarsi di essere un agente di cura a 360 gradi, implementi alla sua formazione scientifica una concreta conoscenza della bioetica, di cosa significhi parlare di vita umana nei termini di bene comune. Benedetto XVI, Romano Guardini e Karl Jaspers sono alcuni dei grandi teologi e filosofi che sono stati citati per comprendere l’approccio corretto alla materia.
Il prof. Serra ha proposto una riflessione sulla trasformazione della figura medica, a partire da una constatazione scomoda, in perfetta continuità col discorso iniziato dal prof. Oppes, cioè che il medico del futuro non può essere uguale a quello del passato. In un mondo in cui l’intelligenza artificiale supera l’essere umano in molti compiti tecnici, il valore aggiunto del medico non può più risiedere soltanto nella competenza tecnica. Serra ha proposto come concetto bussola quello di equità sanitaria, ricordando la costante tendenza del sistema sanitario alla privatizzazione, invocando dei principi di equità sanitaria e di universalismo proporzionato.
Serra ha anche illustrato il funzionamento dell’intelligenza artificiale in ambito medico, spiegando il meccanismo delle reti neurali e dei “pesi” sinaptici, e presentando l’esempio di MedGemma, un modello compatto capace di analizzare referti e di rispondere a quesiti diagnostici. La conclusione implicita: l’IA può assistere, ma non può sostituire il giudizio clinico umano, né la relazione di cura.
Infine, la dottoressa Guido ha portato la voce più concreta e toccante dell’incontro, affrontando il tema delle cure palliative partendo da esperienze sul campo.
Le cure palliative sono state definite cure dello stare: un approccio che non mira a prolungare la vita a ogni costo, ma ad accompagnare il paziente e la famiglia con presenza, ascolto e sollievo dalla sofferenza, comprendendo anche interventi non farmacologici. Attraverso una serie di casi clinici, la dottoressa ha aperto una finestra su storie di bambini e ragazzi in condizioni di malattia grave, stimolando riflessioni etiche intense. Il messaggio di fondo è rimasto impresso: non si tratta di aggiungere giorni alla vita, ma vita ai giorni.

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