La Caritas Diocesana di Sassari dà avvio alle sperimentazioni

20 Febbraio 2026 | caritas, News, primo piano

Mercoledì 11 febbraio 2026, presso il salone parrocchiale di San Giovanni Bosco, la Caritas Diocesana di Sassari ha vissuto un momento nel quale si è dato avvio alla fase delle sperimentazioniche sono frutto di un processo, mirato a “ripensare insieme l’ascolto”, che ha ricevuto conferma e ha mosso i suoi primi passi a fine 2023, ed è stato avviato nel maggio 2024.

L’incontro si è aperto con il saluto del Direttore Antonello Spanu che, in collaborazione con Lidia Lai, ha ripercorso le tappe del processo. Le sperimentazioni che prenderanno avvio sono una tappa essenziale del lavoro di questi anni e che ha registrato, fino ad ora, un significativo ed importante livello di coinvolgimento di tanti operatori, volontari, Caritas parrocchiali con il valore aggiunto, pensato e voluto, di un coinvolgimento diretto anche di tante persone in stato di povertà che hanno partecipato come “soggetti attivi”. Il Direttore ha specificato che le sperimentazioni non porteranno cambiamenti immediati rispetto all’attuale realtà, ma rispondono all’esigenza di capire meglio quali cambiamenti sarebbero opportuni per rilanciare una qualità dell’accoglienza e dell’ascolto in termini organizzativi e metodologici. Si tratta, quindi, di un’azione strutturata di cura e di analisi che l’ufficio Caritas porta avanti da qualche anno, in modo trasversale a tutti i servizi, in particolare dei centri di ascolto che sono il cuore e la porta di accesso a tutti i nostri servizi Caritas. Gli esiti delle sperimentazioni, che emergeranno a novembre/dicembre 2026, saranno frutto di un’importante riflessione sui cambiamenti opportuni da attuare e ci aiuteranno redigere insieme i nuovi orientamenti della Caritas Diocesana di Sassari che saranno condivisi e sottoposti al Vescovo e/o a chi di dovere prima di attuare qualunque cambiamento strutturale o progettuale. 

A seguire, Padre Giuseppe Piga ha guidato un momento di preghiera e meditazione sul brano del roveto ardente (Esodo 3, 1-6): un richiamo a “togliersi i sandali” davanti al mistero dell’altro, riconoscendo il terreno sacro in cui opera il volontario Caritas.

Il resto della serata è stato interamente dedicato alla presentazione delle tre sperimentazioni coordinate da Lidia Lai e da coloro che condurranno le sperimentazioni:

La prima, “Prendersi cura di chi si prende cura”, affidata al coordinamento del dott. Mario Reni, si pone come obiettivo la valorizzazione dei talenti e delle competenze di tutte le risorse umane che attualmente sono impegnate nei servizi della Caritas Diocesana. Attraverso dei colloqui individuali e delle dinamiche di gruppo saranno individuati i punti di forza e i bisogni formativi che emergeranno dall’ascolto degli operatori e volontari che verranno rafforzati attraverso la promozione di percorsi formativi mirati.

La seconda, “Al centro: la relazione”, affidata al coordinamento del dott. Antonio Bruzzì, mirerà alla distinzione tra l’ascolto e l’erogazione di qualsiasi altro servizio. Pertanto, la sperimentazione prevede l’avvio di un “Area Servizi” dedicata alla gestione tecnica e organizzativa (buoni mensa, sussidi, ecc.), permettendo così agli operatori del Centro di Ascolto di dedicarsi esclusivamente all’ascolto, all’accoglienza e alla rilevazione del bisogno della persona e dei livelli di accompagnamento necessari.

La terza sperimentazione, “Tornare alla missione di sempre”, affidata al coordinamento di Padre Giuseppe Piga e il dott. Raffaele Callia, ha come obiettivo quello espresso nell’ART.1 dello Statuto di Caritas “promuovere, anche in collaborazione con altri organismi, la testimonianza della carità della comunità ecclesiale italiana, in forme consone ai tempi e ai bisogni, in vista dello sviluppo integrale dell’uomo, della giustizia sociale e della pace, con particolare attenzione agli ultimi e con prevalente funzione pedagogica”. La Caritas non è quindi un organismo che si sostituisce alle parrocchie, ma ha il compito di formare e accompagnare le comunità affinché siano capaci di sentirsi protagoniste della carità secondo le risorse e i bisogni specifici del territorio. 

L’intero processo metodologicamente è stato accompagnato dal Centro Studi Emmaus. 

La serata si è conclusa con un fraterno momento di convivialità.

Il Direttore invita tutti a vivere con coraggio e con fiducia questa ulteriore fase del processo che certamente rinvigorirà lo stile e la nostra mission a servizio dei poveri nella Chiesa in un’ottica di valorizzazione di tutto il bene che c’è.

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