Sabato 10 maggio, nella Cattedrale di San Nicola a Sassari, l’arcivescovo Gian Franco ha presieduto la Celebrazione Eucaristica di ringraziamento al Signore per l’elezione di Papa Leone XIV.
Di seguito si riporta l'omelia tenuta dall'Arcivescovo.
«In questi giorni, dopo l’elezione di Papa Leone XIV, non sono certo mancati gli stimoli e le sollecitazioni per riflettere sul ministero petrino, sulla figura del Papa. Questa sera, tuttavia, desideriamo concentrare la nostra attenzione non tanto sugli aspetti culturali, storici o sociali di questo ministero, quanto piuttosto sulla sua dimensione evangelica, sul mistero che questa missione racchiude in riferimento al mandato di Cristo. Eleviamo dunque la nostra lode al Signore, innanzitutto per averci donato colui che ci conferma nella fede e ci accompagna come segno visibile di Gesù Buon Pastore. Egli è espressione dell’azione dello Spirito Santo, che assiste la Chiesa di Cristo con lo Spirito che dona la vita, e la dona in abbondanza.
Prima abbiamo potuto contemplare l’abbondanza dei doni del ministero dell’amato Papa Francesco; oggi la vediamo riflessa in colui che è stato chiamato a succedergli nella linea apostolica. Gesù ci ricorda qual è il progetto di Dio per l’umanità: un progetto di vita. Egli si pone davanti a noi come Colui che pronuncia una parola, una parola che desidera sia ascoltata. Cioè, una parola che orienta, una parola che indirizza, una parola che è il segno della sua presenza in mezzo a noi. Infatti, è proprio delle sue pecore essere in atteggiamento di ascolto, e non solo: Egli conosce le sue pecore. E tutto questo genera un movimento, che è quello della sequela.
Leone XIV è posto come segno visibile di questo amore di Cristo, come pastore che annuncia la parola del Vangelo. E infatti il suo primo saluto è stato il saluto del Cristo Risorto: “la pace sia con voi”. È una pace abbondante, è l’effusione dello Spirito Santo, lo Spirito che ci unisce a Dio, che ci unisce tra di noi e toglie ogni forma di lite e di contesa. È lo Spirito che genera vita nella Chiesa. È colui che è stato scelto proprio per guidare, come vicario di Cristo e successore di Pietro, la Chiesa di Dio. Ancora una volta ci ha fatto udire le parole del Signore Risorto. E noi desideriamo accoglierle con spirito di amore, proprio volendo vedere in quel saluto il saluto di Gesù Risorto, il segno sacramentale visibile di Gesù Risorto che guida la Chiesa e l’umanità.
Infatti, Dio desidera donare la vita eterna e desidera che nessuno vada perduto. Lo stesso messaggio che abbiamo potuto ascoltare è una parola rivolta affinché ogni creatura umana sia custodita, affinché ogni creatura umana possa avere la vita. Il progetto di Dio è proprio quello di liberarci dallo smarrimento. Egli, infatti, ha sottolineato come certe forme di ateismo e l’assenza della fede possano talvolta generare uno smarrimento che disorienta l’orizzonte della nostra vita, talvolta forse anche senza rendercene sufficientemente conto.
E perciò l’annuncio della fede non è un annuncio astratto, non è un annuncio che ha due volti – uno interno alle chiese, alle sacrestie potremmo dire, e uno agli ambienti di vita, alla ferialità, al quotidiano, alla vita sociale. Vi è un annuncio unico. Il Vangelo è uno, e il Vangelo viene annunciato per la vita nelle sue espressioni. E così non possiamo che rendere lode al Signore anche per la sensibilità che ha voluto porre nel cuore e nella mente del nuovo Papa, che si pone come un pastore attento alle realtà sociali, espresso anche nel nome di Leone, nella viva memoria di Leone XIII, il pastore della Rerum Novarum.
E come allora, anche oggi, tante cose nuove, inedite quasi, segnano il vissuto dell’umanità. E quindi, è dentro questa realtà concreta – come ci ricordava Papa Francesco – che si pone l’esigenza di abitare la realtà: il Signore ci ha donato un pastore per aiutarci a interpretare, alla luce del Vangelo, le cose nuove.
E questo è un messaggio di speranza, perché esprime il mistero di una Chiesa che getta ponti, di una Chiesa che dialoga, non di una Chiesa barricata in sé stessa, ma capace di guardare alle cose nuove per saperle interpretare con l’occhio del Vangelo, con lo sguardo di Gesù. E allora, con lode e gratitudine, ringraziamo il Signore perché mai ci lascia soli nel nostro cammino: sempre ci accompagna la sua dolce e confortante presenza, proprio come in modo molto tenero ha espresso il Santo Padre, prendendoci per mano. È questa la via del Vangelo. È questa anche una delle più antiche raffigurazioni del Buon Pastore, riportata nelle tradizioni delle catacombe e nella bella raffigurazione del mausoleo di Galla Placidia. E quindi, presi per mano da Cristo Pastore, presi per mano da Leone XIV, il nostro Buon Pastore, camminiamo con fiducia e con speranza per interpretare e vivere le realtà nuove, non da spettatori, ma da persone realmente coinvolte».
L’Arcivescovo mons. Gian Franco Saba, a seguito della nomina come Arcivescovo Ordinario Militare per l'Italia, saluterà la Comunità Diocesana Turritana in occasione della Festa del Voto in onore della Beata Vergine delle Grazie, Domenica 25 maggio 2025.
Il Pontificale, per dare a tutti la possibilità di partecipare alla Santa Messa, sarà celebrato in Piazza d’Italia con il seguente programma:
- ore 16.15 - messaggi di saluto all’Arcivescovo
- ore 17.00 - inizio della Celebrazione Eucaristica.
Al termine della Celebrazione si snoderà la tradizionale Processione per le vie della Città per accompagnare il simulacro della Madonnina delle Grazie verso il Santuario di san Pietro in Silki e sciogliere il Voto.
Ricorrendo, inoltre, la Terza Giornata Diocesana di Preghiera per la Pace, sabato 24 maggio alle ore 20.00, si pregherà il Rosario per la Pace presso la Chiesa Cattedrale davanti al simulacro della Madonnina delle Grazie.
Locandina con il programma dettagliato del 24 e 25 maggio 2025:
L’Arcidiocesi di Sassari eleva unanime la preghiera al Signore per il Santo Padre Leone XIV, affinché lo custodisca nella pace, gli conceda salute e forza per guidare con sapienza la Chiesa universale e lo sostenga nel suo ministero a servizio dell’unità e della pace nel mondo
Questa mattina, l’Arcivescovo si è recato presso il Monastero delle Monache Cappuccine per celebrare l’Eucaristia insieme con la comunità claustrale e pregare insieme Pro Eligendo Romano Pontifice.
Domenica 4 maggio, nella Cattedrale di San Nicola, l’Arcivescovo Gian Franco ha presieduto la Celebrazione Eucaristica “per l’elezione del Papa”.
Di seguito si riporta l’omelia dell’Arcivescovo:
«La liturgia della Parola ci aiuta a comprendere il ministero che il Signore Risorto ha affidato a Pietro e agli apostoli. Il dono che Gesù fa alla Chiesa è anzitutto quello di manifestarsi come Signore della vita, del tempo e della storia: il Risorto, il Vivente che si manifesta sul mare di Tiberiade, mentre si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso, Natanaele, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. In un luogo speciale, peculiare, dove Pietro dice ai suoi compagni: “Io vado a pescare”, e gli altri rispondono: “Veniamo con te anche noi”. È il luogo dove il Signore li aveva chiamati per diventare pescatori di uomini.
Pietro e gli altri vanno a pescare, ma – sottolinea l’evangelistaGiovanni – in quella notte non presero nulla (Gv 21,3). È un tempo peculiare quello che i discepoli di Gesù stanno vivendo: un tempo in cui sono chiamati a leggere i segni della presenza di Dio nella storia, a rileggere il Mistero di Gesù, il Nazareno che li chiamò, che predicò, che agì in parole e opere. Che andò – come ricorda Luca – “di città in città e di villaggio in villaggio, predicando e annunciando la buona novella del regno di Dio” (Lc 8,1) e a Gerusalemme celebrò il mistero della Pasqua nella piena donazione di sé.
Questo mistero era nel cuore degli apostoli, dei discepoli di Gesù, depositato in una ricchezza tale da renderli bisognosi di vivere un tempo di comprensione, di richiamo del loro cuore a Colui che li aveva chiamati, con occhi nuovi, con un cuore nuovo e con una nuova intelligenza. È il Signore che, in altri momenti della loro vita terrena, aprì loro l’intelligenza alle Scritture. Non li abbandona, non li lascia soli. Il Signore ritorna laddove essi si trovano, laddove il fragile pescatore Simon Pietro va a pescare e, insieme ai suoi compagni, fa esperienza del nulla, dell’esperienza del vuoto.
Ebbene, il Signore sta lì, sulla riva. È l’alba di un nuovo giorno. Sta lì ad attenderli. Essi – sottolinea l’evangelista Giovanni – non si erano accorti della sua presenza (Gv 21,4). Giovanni desidera mettere in evidenza la situazione di questi discepoli. Gesù si presenta loro con una domanda: “Non avete nulla da mangiare?”(Gv 21,5), dopo che Egli aveva già dato loro da mangiare, aveva dato sé stesso.
Gesù è presentato dall’evangelista Giovanni come Colui che aveva sfamato una grande folla; e loro, gli apostoli, fanno parte di quella folla che ha bisogno di essere sfamata con il pane della vita. Non avevano preso nulla, e Gesù pone la domanda: “Non avete nulla da mangiare?”. Ed essi risposero: “No” (Gv 21,5). Allora Gesù indica loro la via, la direzione dove pescare e dove trovare.Essi si fidano della sua Parola, si affidano ad essa.
Giovanni esclama a Pietro: “È il Signore!”, è il Kyrios (Gv 21,7). E l’amore che aveva legato queste due persone – che prevale sulla conoscenza – rivela il volto di Colui che è venuto per amore pieno, totale, verso l’umanità. Pietro ascolta e allora si getta in mare, e va verso Colui che lo attende sulla riva per introdurli nell’alba della risurrezione (Gv 21,7).
Gesù è lì, pronto a donare loro il pane della vita eterna: “Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Chi mangia di me non avrà più fame e vivrà in eterno” (Gv 6,51). In questo grande mistero, il Risorto riattiva la chiamata dei suoi discepoli e pone a Simon Pietro una domanda fondamentale: “Mi ami tu più di costoro?” (Gv 21,15). Un dialogo ripetuto per tre volte, nel quale Pietro si consegna interamente alla chiamata di Gesù, dicendo: “Tu conosci tutto, tu sai che ti voglio bene” (Gv 21,17). E Gesù gli affida le sue pecore, aprendogli una nuova prospettiva: dalla giovinezza, in cui le forze lo conducevano in una propria autonomia, alla vecchiaia, dove egli sarà condotto là dove non vorrà. E l’evangelista esplicita ciò per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio (Gv21,19). È l’amore totale, la piena conformazione all’amore di Colui che l’aveva amato profondamente: Gesù, il Risorto.
Pietro corrisponderà con un amore pieno e totale. Ogni incontro con il Signore, per ciascuno di noi, è un invito che ci dice: “Seguimi”. In questo momento, come Chiesa, vogliamo pregare affinché riecheggi la voce del Cristo Risorto, lo Spirito del Risorto, proprio nell’Aula della Cappella Sistina. Con la celebrazione del conclave risuoni, forte e imperiosa, la dolce chiamata di Gesù a colui che, nel mistero dell’amore di Dio, è già scelto, è chiamato a donare la sua vita fino alla totalità, a tendere le sue mani per guidare la Chiesa, rendendo vivo e presente il ministero di Pietro e il mistero stesso di questa chiamata.
Queste parole liberano le settimane che stiamo vivendo da ogni forma di visione mondana del ministero petrino, per aiutarci a coglierne la vera vocazione, il vero compito, la cui peculiarità non può essere equiparata alle azioni – pur alte e nobili – delle leadership mondiali. È un ministero unico, peculiare, specifico. Non è un potere di governo, ma un servizio. Non è un dominio, ma è amore».