5 Gen 2020 | 1300 battute
EPIFANIA DEL SIGNORE
Is 60,1-6 | Sal 71 | Ef 3,2-3a.5-6 | Mt 2,1-12
Ufficio Comunicazioni Sociali – don Michele MURGIA
Il cammino dei credenti, come il percorso dei Magi, non è privo di difficoltà o trappole. Forse per ragioni di etichetta o burocrazia, l’Evangelista fa sostare i viaggiatori al cospetto di Erode: il loro viaggio sembra impegnativo, la loro ricerca ci appare sincera, la visita ufficiale forse è obbligatoria, ma soprattutto la guida della «stella» li conduce senza incertezze. Oggi possiamo riflettere su quante difficoltà e storture siamo in grado di elencare per scusarci di una fede stanca, incerta, interessata o persino insincera. Nel 2020 appena iniziato, tutti siamo disponibili a muoverci «verso Betlemme»: conosciamo il significato, l’importanza, il frutto della vicenda che ci è stata trasmessa, che ci segna e ci salverà, dalla nascita di Gesù sino alla nostra risurrezione. Sono le stesse informazioni di cui dispone anche il profeta citato da Matteo, ma non sono sufficienti per «entrare nella casa» in cui adorare il bambino: una stella deve guidarci e quella luce non è compatibile con le abitudini, le comodità, le solite strategie o -peggio!- con la deferenza verso il potere. Così i cristiani non possono assecondare compromessi con alleati oscuri, per quanto affascinanti, men che meno chi ricopre ruoli di guida come i sacerdoti, i ministri, i catechisti. Nessun fedele può smettere di brillare.
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4 Gen 2020 | 1300 battute
II DOMENICA DOPO NATALE
Sir 24,1-4.12-16 | Sal 147 | Ef 1,3-6.15-18 |Gv 1,1-18
Ufficio Comunicazioni Sociali – don Michele MURGIA
«In principio» è l’espressione che apre il prologo di Giovanni e richiama con forza le prime parole della Sacra Scrittura, quando nella Genesi il Bene comincia ad esprimersi e ad assumere molte forme. Il nuovo anno è appena iniziato e la Parola di Dio ci propone proprio questo termine: non ha solo un valore cronologico, non è solo la memoria di un passato concluso -storico o mitico che sia-, ma il richiamo a ciò da cui ogni vivente, ogni esperienza di fede, trae il proprio percorso di senso attuale, il proprio «logos». I primi giorni dell’anno sono carichi di attese e speranze per il futuro, quelle che ci siamo scambiati nelle formule augurali subito dopo la mezzanotte. Quel bene pronunciato e augurato non si attuerà se non trae il proprio slancio vitale proprio da quel «principio» di Dio che ha dato forma al mondo e che oggi, ci ricorda l’Evangelista, attende di essere «riconosciuto» e «accolto» per «generare», trasformare e diffondere la propria «grazia» su «ogni uomo». Ancora una volta abbiamo tanti giorni davanti che attendono di essere orientati, perché le realtà buone che desideriamo possano prendere forma, realizzarsi, venire «ad abitare in mezzo a noi». Troppe volte i principi che scegliamo di seguire non hanno nulla a che vedere con il «Verbo», ma questa volta chi ben comincia…
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2 Gen 2020 | News
Martedì 31 dicembre, nella Cattedrale di Sassari, si sono svolte le esequie di Giovanni Fresi. Presiedeva la funzione il parroco mons. Carta, concelebrante don Felix Mahoungou parroco di Ossi. A conclusione della Messa, l’arcivescovo Gian Franco ha voluto lasciare un messaggio a tutti i presenti, prima che uno stormo di palloncini bianchi inondasse il cielo di Sassari: «Tra noi c’è un legame: deriva da Cristo. È questo che ci fa trovare insieme oggi, che ci fa scoprire forse delle relazioni che non conosciamo, perché non sono molto visibili ma sono vere relazioni dello spirito».
Mons. Saba ha ricordato il suo arrivo a Sassari, quando espresse il desiderio che la diocesi dedicasse luoghi di incontro, di ascolto, di presenza ai giovani: «Spero di potervi incontrare presto personalmente, perché tra noi nasca un dialogo più ravvicinato, una conoscenza più profonda. Oggi abbiamo bisogno di luoghi di incontro e di confronto, di apertura del cuore, per ritornare in noi stessi, per dedicarci un tempo, per riconoscerci davanti a quel Dio che in questo momento può apparire incomprensibile di fronte al mistero di un dolore così grande e profondo. E penso soprattutto a voi cari familiari di Giovanni: abbiamo tutti bisogno di un tempo e di uno spazio per ritornare a stare insieme come famiglia».
Di fronte allo smarrimento del cuore dei più giovani, in un momento di lutto che riguarda tutti, mons. Saba ha voluto incoraggiare i presenti ricordando la sua vicinanza e la vicinanza della Chiesa: «Non siete soli, siete con Cristo, siete di Cristo, come Giovanni è di Cristo. È nel suo grembo, tra le sue braccia, nella sua Pasqua, come ci è stato ricordato all’inizio della Messa. Il Dio-con-noi che si è fatto bambino, che abbiamo celebrato in questo Natale, si è fatto fragile, si è fatto umile per dirci che lui è vicino a noi. Voi tutti sapete quanto nella vita ci sia bisogno di affidarsi e di avere qualcuno che ci accoglie: cari giovani, una vita non affidata è sovraesposta ed io vi invito ad affidarvi a Cristo, invito la nostra Chiesa, il nostro territorio, perché tutti possiamo essere punti di riferimento e di affidamento gli uni per gli altri. Affidiamoci gli uni agli altri».
«Giovanni ci dà questa opportunità -concludeva il vescovo- triste, dolorosa, difficile da elaborare, ma da consegnare a Dio in questo momento… noi abiamo la responsabilità degli uni verso gli altri ed io vi attendo tutti per conoscervi meglio, in un’occasione che ci vedrà meno agitati dalla forza del dolore e dell’emozione di questo momento».