Lunedì 23 Ottobre 2017
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 I PROTOMARTIRI GAVINO, PROTO e GIANUARIO
 
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LA CATTEDRALE dei SANTI GAVINO, PROTO e GIANUARIO
 

La città di Turris Libisonis fu sede episcopale dal 489 al 1441, anno in cui la sede si trasferì a Sassari.[2] La basilica di San Gavino, ex cattedrale, sorge nel Monte Angellu, area in cui gli scavi archeologici hanno attestato la presenza di una necropoli paleocristiana e due antiche basiliche (una delle quali, a pianta centrale, era il Martiryon costruito sulla tomba di san Gavino, i cui resti furono inglobati nella cripta della basilica) databili al V - VII secolo.

La prima menzione documentaria della chiesa di San Gavino è databile intorno al 1065 ed è contenuta nel Condaghe di San Pietro di Silki.[2] Lo Pseudocondaghe di San Gavino,documento apografo del XVII secolo, riporta alcune vicende della costruzione della basilica. Secondo lo Pseudocondaghe, l'inizio dei lavori risale alla prima metà dell'XI secolo e si deve a Gonnario Comita,[2] giudice di Torres e di Arborea, che commissionò l'opera a maestranze pisane. Nello Pseudocondaghe si narra che il Judike: «feghit venner XI Mastros de pedra, et de muru sos plus fines, et megius qui potuerunt acatare in Pisas, et posit ad operare sa ecclesia.»[3] La costruzione proseguì sotto Torchitorio Barisone I de Lacon-Gunale, figlio di Gonnario Comita, e venne inaugurata dal giudice Mariano di Torres e dall'arcivescovo Costantino di Castra nel 1080.[4]

Nel prospetto settentrionale della basilica, due epigrafi incise sulla base marmorea della prima parasta a partire dall'abside orientale attestano la presenza nei pressi di altrettante sepolture privilegiate: un titulus, recante la data 1211, fa riferimento ad un defunto del quale purtroppo non si è conservato il nome e invoca con decisione l'inviolabilità della tomba (...et nullus alius in hoc tumulo requiescat in pace) mentre l'altra iscrizione, antecedente alla prima, ricorda un personaggio di nome Guido de Vada.

Ancora un'epigrafe, datata 1492 e presente sul portale romanico, attesta i lavori compiuti nel XV secolo che introdussero nella costruzione elementi dello stile gotico-catalano.

 

Nel XVII secolo venne sistemata la cripta che accolse le reliquie dei martiri turritani rinvenute nel 1614 in seguito agli scavi voluti dall'arcivescovo Gavino Manca 

 

LA CATTEDRALE di SAN PIETRO DI SORRES

Il sito dove sorge San Pietro di Sorres risulta abitato sin dal neolitico, stando ai ritrovamenti archeologici, che attestano il passaggio anche dei punici e dei romani.[1][2][2] Nel periodo di edificazione della chiesa il territorio apparteneva al giudicato di Torres/a> guidato da Barisone II figlio di Gonario II. Dai pochi documenti si conosce che nel XII secolo sul colle si trovava il centro abitato di Sorres, elevato a sede vescovile, in cui tra il 1171 - 1178, sotto il vescovato di Goffredo di Meleduno, iniziarono i lavori di costruzione della chiesa cattedrale dedicata a san Pietro, portati a termine entro la prima metà del XIII secolo.

Dal XIV secolo iniziò il declino di Sorres, in seguito al travagliato periodo in cui la Sardegna passò sotto il dominio aragonese. Sorres venne rasa al suolo (distruzione dalla quale venne risparmiata solo la cattedrale e la vicina canonica) e i suoi abitanti dovettero fuggire nei centri vicini, tra cui Borutta, che divenne residenza del vescovo.

 

La diocesi di Sorres venne soppressa nel 1505 e incorporata alla sede arcivescovile di Sassari. Il capitolo della cattedrale di Sorres continuò ad officiare la chiesa fino alla morte dei suoi membri. In seguito la cattedrale e l'adiacente canonica vennero abbandonate a un lento degrado che determinò la perdita di varie opere d'arte e documenti in esse custoditi. Alcuni restauri vennero condotti alla fine del XIX secolo.

L'abbandono di San Pietro di Sorres durò fino al 1947, anno in cui padre Agostino Lanzani, monaco e ingegnere, la scelse per la fondazione di un monastero benedettino in Sardegna. Dal1950 cominciarono i lavori di restauro degli antichi ambienti. Si costituì così l'attuale complesso formato dalla ex cattedrale (oggi chiesa abbaziale), tornata agli antichi splendori, affiancata dal grande monastero in stile neoromanico che ingloba i pochi locali superstiti che sorgevano attorno alla chiesa.

Dal 1970 il monastero ospita un importante laboratorio di restauro del libro, punto di riferimento per la Sardegna.

Nel 1974 il monastero di San Pietro di Sorres è stato elevato al rango di Abbazia.

 

LA CATTEDRALE di SAN PIETRO in PLOAGHE

La prima menzione di questa diocesi risale alla fine dell’XI secolo, con il vescovo Giacentino (Jacentinus) o Innocenzo. Cattedraleera la chiesa di San Pietro.

La diocesi estendeva la sua giurisdizione sulle parrocchie dei villaggi di Bedos, Cargeghe, Codrongianos, Encontra (Contra), Florinas, Ilvossa, Muros, Briai, Muscianu, Noraja, Ostana, Ploaghe, Putifigari, Saccargia, Salvennor, Seve, Urgeghe e Vaiolis.

La sede fu soppressa con bolla Aequum reputamus di papa Giulio II dell'8 dicembre 1503, ed il suo territorio incorporato nell'arcidiocesi di Sassari. Ebbe effetto solo alla morte dell'ultimo vescovo, Giovanni Cardona nel 1525. Questa unione fu confermata da una bolla di papa Clemente VII del 31 luglio 1533.

 

Oggi Ploaghe sopravvive come sede vescovile titolare; l'attuale vescovo titolare è monsignor Sebastião Roque Rabelo Mendes, già vescovo ausiliare di Belo Horizonte.